Ci sono parole che, messe una accanto all’altra, sembrano lontanissime nel significato, come due pianeti che vagano nel cosmo. Lo penso anch’io, in generale, ma l’altro giorno due foglietti di appunti diversi sono scivolati insieme sul tavolo dello studio e in quel momento ho capito che c’era un’affinità fra due parole: culle e urne.
Come sprecare culle e urne

Mi spiego. Gli italiani stanno sprecando due grandi occasioni, cioè la natalità e il voto. Sappiamo tutti ormai che la nostra patria è popolata da anziani e da vecchi mentre non crescono i nuovi virgulti. Un fenomeno che è diventato problema ed è conosciuto come l’inverno della natalità, ma tutti sappiamo che non si tratta di una pandemia che causa infertilità, ma di una rinuncia volontaria alla procreazione. Sembrerebbe quasi che un misterioso virus del pensiero inibisca il desiderio di procreare: sembra un freno alla storia, uno spreco dell’energia vitale di cui ci ha dotato madre Natura. Siamo in presenza di una sfiducia nel futuro? Non solo, direi: forse è un gigantesco blocco egoistico, una paura paralizzante.
Culle vuote. Paura del futuro?

Dietro al fenomeno delle culle vuote c’è la complessità del nostro rapporto con il presente, cioè con il mondo e con le sue minacce epocali, le guerre che divorano la nostra gioventù, le calamità ambientali sempre più aggressive, l’iniquità di poteri dominanti. Si può comprendere che tutto questo disordine allontani i giovani dal proposito di “mettere su famiglia”. Così si spreca il dono di vite nuove che potrebbero arricchire l’umanità e il mondo: la Natura ci aspetta da sempre, ha scritto un poeta, perché non avrebbe significato senza di noi.
Dalle culle alle urne

E le urne quasi vuote? Sono l’altra faccia dell’astensione, di un rifiuto che ha effetti visibili sulla società. Nelle culle come nelle urne riscontriamo un’identica scelta negativa per le istituzioni democratiche. Si potrebbe parlare di sconfitta per la nostra patria? Direi piuttosto una ferita. Di più: come per la natalità negata, così i voti rifiutati sono uno sciupio per la creatività. Si rinuncia a costruire con la propria volontà un organismo che porterebbe l’impronta del nostro personale senso della politica. Quei voti negati sono come il cibo buttato nei rifiuti, un bene mandato al macero della storia. Guai a quel paese in cui troppe persone si chiudono nel recinto privato e abbandonano la casa comune alle mire di occhiuti lupi in agguato dietro l’angolo. Una signora di Rovigo ha paragonato il suo voto a una pietra da costruzione che, insieme a milioni di altre, può diventare un grande, solido edificio che ci accoglie e ci difende dalle ingiurie del Tempo. Da parte sua il poeta ha scritto che i figli come il voto sono frutti di una passione creatrice e non vanno dispersi. E ha aggiunto: non si butta il cuore alle ortiche.
Gli Ufo del Presidente

In questi giorni volano le canzoni mentre si prepara l’apertura dagli archivi di una potenza mondiale, gli Usa, e presto voleranno le storie di quegli oggetti misteriosi che si vedono in cielo sopra di noi: i militari americani li chiamano Ufo, “oggetti volanti non identificati”. Sono l’ultima rivelazione, in ordine di tempo, architettata dalla fantasia ipertrofica di Donald Trump, che ha deciso di stupire l’opinione pubblica mondiale distogliendola dai problemi incombenti. Si tratta di togliere il segreto alla documentazione raccolta sugli Ufo che si è accumulata per decenni negli archivi delle forze armate americane: un patrimonio di immagini e testimonianze raccolte e secretate per motivi di sicurezza.
Materiale per una serie fantascientifica

Il materiale archiviato è sicuramente curioso e interessante per molti appassionati dei misteri dell’universo. Essendo misteriosi, o meglio di origine ignota, quegli oggetti avvistati da piloti sia militari sia civili vengono ritenuti astronavi guidate da alieni, cioè visitatori di altri mondi che sorvolano il nostro pianeta e ci spiano: roba da Star Wars, anzi da romanzo fantascientifico. Dal secondo dopoguerra, gli avvistamenti si sono moltiplicati e, di conseguenza, le storie e le leggende sui visitors si sono diffuse, alimentando le fantasie e qualche paura, ma soprattutto gli interessi dei comandi militari. Ma quasi subito entra in scena Hollywood, che ha prodotto molti film, alcuni molto ben fatti, mentre l’industria editoriale sguazzava nei fumetti e nei libri: a significare che l’interesse era grande, quasi una psicosi.
Dagli UFO ai droni

Oggi il cielo intorno al pianeta è oggetto di particolare attenzione: nell’atmosfera volano i fantastici Ufo insieme ai sorprendenti droni; mentre al di sopra, nello spazio, volano molte migliaia di realistici satelliti artificiali, a loro volta misteriosi e, questi sì, purtroppo pericolosi: una giostra di terribili ordigni che in teoria ci dovrebbero proteggere, ma in realtà fanno parte delle strategie di dominio di grandi potenze anche private, tecnologiche e finanziarie, che si giocano il destino del mondo su un campo da golf.
L’iniziativa trumpiana, grande show mediatico fra cielo e terra, consentirà a molti appassionati di scienza, tecnologia e letteratura fantastica di ricollocare gli extraterrestri in un mondo che ha ancora la forza e la volontà di volare verso un futuro in cui le illusioni non abbiano il sopravvento sulla realtà.
In fondo gli scrittori – Ray Bradburry fra gli altri – insegnano che gli Ufo e gli alieni vivono nel nostro mondo.
Una strana coppia

(poesia)
Strane armonie si accendono
quando i giochi del caso
fanno incontrare cose lontane.
Spesso, tu dici, succede a due cuori.
Accade, sì, è accaduto anche qui
quando, sbadatamente, ho accostato
un vecchio cubo di Rubik
alla rosa di Gerico: strana coppia.
Hai detto: una cosa è arrivata qui
da una lontana infanzia, l’altra
dalle sabbie della storia.
Una vivente, l’altra artificiale.
La rosa soggetta al tempo,
il cubo quasi immortale.
La piantina rinasce per mia volontà,
quasi per magia. Entrambi hanno avuto
il dono della meraviglia esplosa
negli occhi di un bambino.
Anonimo 26
















































































Hai ragione, siamo ormai un numero sempre più importante di anziani. Abbiamo voglia di serenità, di tranquillità. La confusione intorno a noi è tanta, e molti di noi non hanno più voglia di aggiornarsi, di ” combattere”! Le decisioni riguardanti il futuro le lasciamo ai più giovani, anche perché il “nostro” futuro è, matematicamente, parecchio più corto …