Giusto 5 anni fa, nel dicembre 2020, moriva di Covid, l’ultimo corder di Venezia: Renzo Inio, 87 anni. Aveva un desiderio e un sogno. La macchina dei cordami, opera seicentesca della Giudecca, nella sede storica di famiglia, per pura fatalità in “calle dei cordami”, desiderava diventasse un museo didattico per scuole e studenti. La storia delle corde in una città marittima, é antica come la Serenissima.
Il desiderio di Renzo Inio

La figlia di Renzo Inio, Fiorenza, tenace testimone del passato familiare, ora insiste perché la volontà paterna, venga rispettata. In un articolo su http://www.enordest.it, appunto di un lustro fa, https://www.enordest.it/2021/01/17/renzo-inio-lultimo-corder-lesperto-delle-corde/ , noi ricordavamo che Renzo Inio, poche settimane prima di mancare, aveva espresso come ultima volontà di donare al Comune di Venezia la sua intelaiatura in legno, dismessa nel 1993. Per colpa delle nuove tecnologie in plastica e dei nuovi cordami cinesi: “Mala tempora currunt, sed peiora parantur”, diceva sconsolato e ironico. Mi riferiva che in Svezia, nel paesino di Älvängen, dove si viveva da secoli con la produzione di cordami, avevano creato un museo, per grandi e piccini, basato sulla loro storia di marineria e dintorni. Era molto frequentato.
La solita distrazione?


A Venezia dopo cinque anni, non si è fatto ancora nulla. La fabbrica antica dei cordami, la più antica d’Italia, e forse d’Europa, giace ancora al chiuso nei magazzini del Comune. E pensare che nel Medioevo, i veneziani, andavano a prendersi la canapa nel mar Nero, alle foci del fiume Don, oggi conteso tra Russia e Ucraina, in un luogo chiamato Tanai. Non è un caso, e i toponimi insegnano, che vicino all’Arsenale esistono un rio della Tana, una fondamenta della Tana, un ponte della Tana.
Una chiesa e un altare per omaggiare un mestiere antico

Renzo Inio mi ricordava ancora che proprio nella chiesa di San Biagio alla Giudecca esisteva fin dal 1322, l’altare devozionale per l’arte degli “scordassa canevi”, oppure “fila canevi”, con una magistratura detta Visdomini della Tana. E tutto perché i cordami per una nave o una galera, erano importanti al pari della produzione delle vele.
L’illusione di Portoghesi

Il famoso presidente della Biennale, Paolo Portoghesi, nel 1980, lo aveva illuso, organizzando uno spettacolo proprio alle Corderie dell’Arsenale.

Nel 2007 la “macchina delle corde” era sta esposta nel corso di una rassegna nautica. Addirittura nel 2017, durante una “passeggiata patrimoniale” organizzata dal Comune per celebrare l’acquisizione del complesso arsenalizio, la “machina” seicentesca delle corde, era stata per l’ultima volta mostrata in pubblico. Poi ha occupato tutto la Biennale d’arte.
La figlia Fiorenza Inio non dimentica

“A tutt’oggi – denuncia la figlia Fiorenza Inio – tanti veneziani mi fermano per strada e mi chiedono a che punto sta il progetto del museo della corderia all’Arsenale”.
Squarcina conferma che la “machina” è ancora in magazzino

Da noi interpellata la direttrice dei Musei Civici, Chiara Squarcina, ci conferma che l’antica “machina” è ancora chiusa in un magazzino.
Idea folle per Renzo Inio?


Avrei una proposta: il piccolo museo svedese di Älvängen ci aspetta a braccia aperte.
In Trentino ci avevano provato (inutilmente) tre anni fa…forse meglio la Svezia
Evento “La machina dell’ultimo corder. Presentazione della proposta per il recupero e la valorizzazione ai fini museali ed espositivi della macchina delle corde di Renzo Inio”, l’intervento della Soprintendente archivistica e bibliografica del Veneto e Trentino Alto Adige, Eurosia Zuccolo.
















































































