Devo ad Anna Toscano l’adozione del mio cane. Sono passati molti anni, lei non aveva ancora il caschetto di capelli scuri che l’ha resa così riconoscibile. Sapeva essere molto convincente, già all’epoca le leggevi negli occhi la passione per le creature, per le cose del mondo. Quelle fotografate, anche con la Polaroid, lei che era una professionista dell’obiettivo; gli scorci non consueti, mai banali, della città che lei (trevigiana di nascita) aveva scelto come sua dimora, Venezia. Quelle narrate, con una lingua pulita, scabra ma raffinata nei testi poetici, nei saggi, negli articoli.
Il valore di Anna

Aveva, anzi, la capacità di trasformare tutto in parola e di valorizzare le parole degli altri, soprattutto delle autrici che ti faceva conoscere (o riconoscere), magari strappandole ad un ingiusto oblio. Tutte sorelle, tutte importanti: la fotografa Lisette Carmi, Brianna Carafa, Janet Frame, Grace Paley, soprattutto Goliarda Sapienza, a cui Anna ha dedicato molta attenzione. Goliarda, l’accesa; Goliarda, geniale ed eterodossa.
Non solo il cane ma anche tanti contatti

Devo ad Anna, oltre al cane – lei ne avrebbe avute tre, le canette come le chiamava – molti dei contatti che hanno costruito il mio percorso, dalla casa editrice LietoColle di Michelangelo Camelliti, alla grande redattrice de La Vita Felice Diana Battaggia.
Le parole degli altri su Anna

Tutti, a ben pensarci, nell’ambiente veneziano e non solo, le devono quell’allegria per virtù di coraggio che le ha attribuito Ilaria Gaspari: sinfonia di frittelle, tazze di tè con la neve (un suo mirabile scatto in un inverno rigido di tanti anni fa), crostate condivise, pantofole furlane stese in fila ad asciugare nella corte dietro San Samuele. Cose piccole a cui dare la stessa importanza di quelle grandi: manichini da sarta da salvare (lei li salvava tutti), libri, libri, libri.
Il racconto struggente dell’acqua granda del 2019, vissuta sulla pelle di Anna, del suo compagno di vita Gianni Montieri e delle canette, con gli elettrodomestici a navigare per i corridoi di casa. E quelle mani aperte, cinque dita più cinque in primo piano, il giorno del suo ultimo compleanno lo scorso ottobre, mentre assiste ad un ballo improvvisato in campo Santo Stefano: un sospiro riconoscente nel vedere quel post su Facebook, sei ancora con noi.
Anna sei ancora con noi

È vero, come ha scritto Gianni, Anna era, anzi è sempre luce. Qui dove è vissuta, qui dove viviamo, la luce buca la nebbia di dicembre. Una luce unica, la sua, proprio perché conosceva l’oscurità. Anzi, con la morte Anna aveva sempre conversato: quella dei propri cari, assistiti fino all’ultimo, persino la propria a cui pensava spesso. La polvere dosata in tasca (come il titolo di una sua bella raccolta di liriche), la lucidità di un ragionare intimo.
Nel 2018, per La Vita Felice, ha pubblicato la silloge Al buffet con la morte, ma la tematica non l’ha mai abbandonata, ricorre come un fil rouge in tutta la produzione poetica, fino all’estrema: Abbattetemi, seppellitemi / dove possa sentire il frusciare /delle pagine dei libri / che ho amato o non ho ancora letto. / Ardetemi, mettetemi / tra gli scaffali di una libreria / bruciatemi con i miei zaini /quaderni e penne e occhiali. / Voglio un’eternità / piena di parole, libere.
Una delle intellettuali più poliedriche

Fantasia, coscienza e libertà: forse è questo il mix esclusivo che ha fatto di Anna una delle intellettuali più poliedriche di questi tempi: docente a Ca’ Foscari, dove insegnava italiano agli stranieri, ma – soprattutto – tesseva reti di affetto e condivisione; drammaturga, oltre che poeta; giornalista e critica culturale per importanti testate: da “Doppiozero” a “Il Sole 24 ORE”, da “Domani” a “Artribune”, “Rivista Studio”, “minima&moralia”.
La si ricorda attrice in fulminanti scenette con Mattia Berto per il Festival dei Matti, fine dicitrice in reading di poesia e a RadioTre Rai, dove ha condotto alcune puntate dedicate a Venezia di un programma bello come lei, che s’intitola Le meraviglie. Con il marito Gianni Montieri, a sua volta poeta di grande valore, scrittore ed editorialista, ha pubblicato 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire (Emons Edizioni, 2023). Sempre Anna, con Gianni, sono tra gli autori di “The Passenger Venezia”, uscito sempre nel 2023 per Iperborea. Ancora: Toscano ha fatto parte del comitato scientifico di “Balthazar Journal” e ha ricoperto ruoli direttivi nella Società delle Letterate.
Anna e l’arte della gioia e della poesia

Un curriculum di tutto rispetto, importante. Tuttavia, questo non toglie nulla alla tenerezza di Anna, al ricordo di Emma, la sua prima amata cana, la sua bracca “mezza tedesca”; non spiega la generosità verso le altre poete, per le quali ha curato l’antologia in due parti Chiamami col mio nome (la Vita Felice, 2019 e 2022). Non dice l’amore per il compagno di vita, la cura per gli amici, la sua personale “arte della gioia”, per ritornare a Goliarda a cui, sempre nel 2023, aveva dedicato Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza per i tipi di Electa: un piccolo libro, subito divenuto un caso editoriale, uscito nella collana Oilà, dedicata alle protagoniste del Novecento italiano.
Sempre parole, maneggiate con perizia, quasi si trattasse di pietre preziose, su cui scherzare, ma non troppo: Io con le parole faccio cose / con le parole svuoto una stanza / con le parole compio una danza / cucino un risotto, vado al ridotto. / Con le cose faccio parole: / scelgo un baule / e lo riempio di sillabe nuove scrive nella raccolta Una telefonata di mattina del 2016 (La Vita Felice). Grande cultrice della lingua, Anna, di esattezza assoluta e slancio; nel suo stile corsivo abita un’eleganza senza tempo, uno stile preciso che narra mondi, attraverso le lenti tonde dei suoi occhiali. A suo modo una combattente, ma senza perdere la grazia, per l’attenzione portata all’altro da sé: fino all’ultimo, per far uscire le voci di chi non ce la fa, di chi resterebbe indietro.
Anna e il capolavoro Cartografie

L’ho sentita sorella: ad entrambe piaceva il rosso, e il monologo intimo e delicato che Anna Toscano ha prodotto per la Biennale Teatro 2022, lo spiega con gli accenti migliori: «A volte anche la poesia ha qualcosa di rosso» ha scritto, con il consueto dono della chiarezza (e una punta di preveggenza).
La sua silloge più recente Cartografie (uscita nel 2024 per la collana Gialla Pordenonelegge, Samuele Editore) è un capolavoro, appena venato di malinconia, ma ancora una volta amoroso e limpido: Dimenticatemi muri stanchi, pure tu carta da / parati rosso damascato, bianco ingiallito, / nero con ortensie, scordate i miei giorni / tristi, scordate le urla / continue, perdete i passi incerti. / Non tenetemi come un’impronta di / orologio o di una cornice, la mia / sagoma liberatela dal prezzo del / tutto: ridatemi il mio contorno al netto / di anni con molta luce e nessun orizzonte … scrive nella lirica E ora basta.
Il ricordo del compagno Gianni Montieri


«Ora Anna è libera» ha scritto in un post doloroso e scintillante Gianni Montieri su Facebook lo scorso otto dicembre, il giorno della morte. La sua Università, istituirà una borsa di studio in suo nome, destinata al miglior studente dei corsi di lingua italiana.
Io l’ho vista passare davanti a Ca’ Foscari nel giorno del funerale, con un manichino ingombrante sottobraccio, Rosina e Jole al guinzaglio, quasi ci desse appuntamento a Santa Margherita. Oggi, domani, per sempre Anna.

















































































Che bel ricordo, Francesca. Grazie.
Grazie per questo bel ricordo. È stato un piacere conoscerla 🙏
Una persona speciale e grazie, a questo tuo ricordo , viva
Una persona speciale e, grazie a questo tuo ricordo , viva