La scomparsa di Pippo Baudo mi addolora profondamente. Era un grande professionista competente di musica e maestro di televisione. Il suo esordio a Sanremo fu l’anno dopo la morte di Luigi Tenco. Al momento di salire sul palco un alto funzionario Rai lo ammonì: “Si ricordi che oggi lei si gioca la carriera”. A fine spettacolo Baudo andò da lui e lo coprì di insulti. Sanremo divenne poi il “suo” Festival, dopo che Mike Bongiorno l’aveva resuscitato portandolo negli anni ‘80.
Io presente alle nozze di Pippo

A Sanremo, grazie ad Amedeo Minghi, conobbe Katia Ricciarelli. Al loro matrimonio a Catania andai come inviato speciale del Gazzettino. La sera prima andai, inatteso, a casa dello sposo. Due ragazze stavano portando degli abiti proprio in quel momento e mi accodai. Furono molto sorpresi che un giornalista fosse arrivato fino a lì, ma non mi sbatterono fuori come temevo. Arrivò il padre Giovanni, l’avvocato, che mi fece sedere nel salottino, mi offrì un liquore e mi intrattenne raccontandomi un po’ di segreti del figlio. Pippo comparve una dozzina di minuti dopo, in camicia, boxer e giarrettiere e pazientemente salutò e rispose a tutto, finché non fui io a decidere che era il momento di togliere il disturbo.
Un uomo di grande mestiere

Sorrise e non fece una piega. Sapeva che quello era il mestiere, il suo e il mio. Ci siamo rivisti tante volte per lavoro, in tutti i suoi Festival di Sanremo, in occasione di molti spettacolo. Ci siamo ritrovati anche nel backstage dell’arena di Verona una decina di anni fa. “Ci facciamo un selfie?”, chiesi. “Dai dai sì” rispose e si mise in posa con me. La foto venne orrenda ma sono felice di averla tra i miei ricordi.








































































