E’ in fase di preparazione il progetto di comunità energetica che vede come capofila il Comune di Cona, con un impianto da circa 30kwh sul tetto del Municipio, e come aderenti due aziende agricole del territorio associate a Confagricoltura Venezia.
Il sindaco di Cona, le motivazioni della Comunità energetica: “accesso ai finanziamenti per impianti fotovoltaici e finalità sociale”

“Gli impianti in fase di progettazione che daranno vita alla comunità energetica al momento comprendono, oltre allo stesso comune, anche le aziende Civrana e Vegro – spiega il sindaco di Cona, Alessandro Aggio -. Come amministrazione abbiamo voluto perseguire l’obiettivo della comunità energetica per un duplice motivo. Il primo è poter far cogliere un’opportunità al nostro territorio, in vista della scadenza del 30 novembre per l’accesso al finanziamento a fondo perduto del 40% destinato alla costruzione di impianti fotovoltaici.
Il secondo è un fine sociale: saranno riconosciuti dallo Stato, tramite il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), incentivi specifici per l’energia condivisa, che si tradurranno in un piccolo beneficio economico sulla bolletta e il perseguimento di scopi sociali. Infatti, secondo la normativa nazionale, una quota degli incentivi ricevuti dalla comunità dovrà ricadere sulla collettività, come il sostegno alle famiglie in difficoltà o la promozione di progetti ambientali e solidali sul territorio, rendendo l’iniziativa ancora più inclusiva e utile alla cittadinanza.”
La comunità energetica di Cona si appoggia all’associazione nazionale Cerinrete www.cerinrete.it.
Un progetto a beneficio della comunità per l’autoconsumo a livello locale

“La comunità energetica di Cona è un progetto a beneficio della comunità, compresi i produttori e i consumatori di energia del territorio comunale – evidenzia Nazzareno Augusti, segretario di Confagricoltura Venezia per l’area di Chioggia e Cavarzere -. La direttiva europea 2011 del 2018 (RED II) invita i territori a conoscere i consumi energetici e a promuovere la produzione dell’energia e l’autoconsumo a livello locale. Ogni territorio deve responsabilizzarsi rispetto ai consumi e alla produzione dell’energia. Ogni territorio può fare la sua parte e siamo molto felici che a Cona sia nata questa comunità.”
Quali sono i benefici della comunità energetica?

Rispetto dell’ambiente, risparmio economico e contrasto alla povertà energetica
Il modello di produzione diffusa e dell’autoconsumo generano tre vantaggi fondamentali per le comunità:
– rispetto dell’ambiente e contrasto ai cambiamenti climatici
– risparmio economico, autonomia finanziaria e minore dipendenza nell’approvvigionamento
– contrasto alla povertà energetica.
Soci produttori, soci consumatori e soci produttori e consumatori

“Ci entusiasma il fatta che si tratti di una comunità aperta – commenta Stefano Tromboni, presidente di Confagricoltura Venezia -. La tipologia di soci è definita dalla norma e include soci consumatori, soci produttori e soci produttori e consumatori. Ogni socio è libero di entrare e uscire quando lo ritiene dalla CER, con o senza impianti, senza alcun obbligo o contratto e senza versare quote associative o di investimento.”
La CER ha il compito di mantenere l’equilibrio tra curva di produzione e curva di consumo, senza imporre nulla al singolo socio.
“Un altro aspetto significativo sta nel fatto che il mondo agricolo è un attore protagonista delle comunità energetiche al servizio della collettività. Segno evidente che la sostenibilità economica ed ambientale passa necessariamente attraverso il mondo agricolo. Finora accusato ingiustamente di essersene un importante antagonista – continua il presidente Tromboni -. E non risulta nemmeno trascurabile che tali evoluzioni possano dare ulteriori possibilità di reddito ad un settore che sta vivendo una crisi senza precedenti alla quale pochi danno voce.”
Accesso libero ed economico all’energia per ogni famiglia o impresa

Le finalità sono chiare e volte al benessere della comunità.
“Ogni famiglia o impresa deve avere accesso in modo libero ed economico all’energia – conclude Nazzareno Augusti -. La comunità consente anche a chi non ne ha disponibilità, finanziaria o strutturale, di beneficiare della capacità del proprio territorio di produrre e scambiare energia. La direttiva prevede che i produttori possono fare domanda al GSE di contributo a fondo perduto del 40% per costruire impianti di produzione di energia da immettere a consumo all’interno della comunità energetica. A sua volta il GSE fornisce un ulteriore contributo per ogni Kw prodotto e consumato dentro la comunità energetica. Ridistribuito ai consumatori con diminuzione effettiva del costo energetico.”







































































