Quante volte ci siamo detti che volevamo migliorare la nostra forma fisica o il nostro stato di salute, cambiare la nostra vita, accelerare la nostra carriera, aumentare le relazioni sociali? E quante volte i propositi non sono esattamente andati come ci aspettavamo? La storia di ciascuno di noi, anche di coloro che hanno avuto infiniti successi, è costellata di piccoli e a volte grandi fallimenti. È un cardine dell’esperienza umana, una condizione che non può essere completamente eliminata ma che può essere contestualizzata e, in certa misura, ridotta. Il punto è sapere dove guardare. In una parola la perseveranza.
La falsa credenza di non sapere come fare
Una ragione, quella che spesso viene additata come la causa del fallimento, è la mancanza di competenza riguardo a come raggiungere gli obiettivi. Non conosco una dieta efficace, ma nuove informazioni mi renderanno capace di dimagrire! Non sono capace di gestire le relazioni, ma un corso online cambierà tutto!

In realtà questa è spesso una falsa credenza. Certo, seguire i regimi più efficienti e avere le migliori consulenze possono portare a risultati migliori e in più breve tempo. Sicuramente le competenze nella comunicazione possono facilitare le relazioni. Certamente maggiori conoscenze tecniche o il miglioramento delle soft skills possono essere un acceleratore di carriera. Ma molto spesso siamo più bravi di quanto non pensiamo di essere. E soprattutto il livello di competenza richiesto per raggiungere i risultati, o quanto meno per avere miglioramenti sensibili, nelle aree desiderate sono inferiori a quanto si stima.
Perseveranza, la vera virtù meno apparente
In realtà molto dei risultati che otteniamo non dipende dall’avere conoscenze e competenze precluse ai più, quanto alla costanza con cui applichiamo ciò che sappiamo fare negli ambiti in cui vogliamo crescere.
La Treccani definisce la perseveranza come “Costanza e fermezza nel perseguire i propri scopi o nel tener fede ai propri propositi, nel proseguire sulla via intrapresa o nella condotta scelta”, sottolineando la componente individuale della scelta degli obiettivi e dei comportamenti che devono essere mantenuti.
Questo è il discrimine tra il riuscire o il non riuscire: capacità di superare le difficoltà, le scomodità, il dolore, la fatica che ci separa dall’obiettivo e non mollare fino a che non si è soddisfatti. Troppo spesso puntare il dito alla mancanza di mezzi, competenze, occasioni è un’almeno parziale autoassoluzione per la mancanza di forza nel tenere il timone dritto al bersaglio
Un ponte tra cultura cattolica ed efficientismo
La perseveranza ha una caratteristica interessante, che dovrebbe farcela subito individuare come una virtù fondamentale: è cara tanto alla tradizione cattolico/mediterranea quanto alla sensibilità protestante/anglo-germanica orientata all’efficacia e all’efficienza (N.d.R. tale distinzione, a monte, segue l’idea, a tratti discutibile, di Weber riguardo alle conseguenze delle diversa fede).

San Basilio affermava: “Se quando chiedete non ricevete, è perché non chiedete ciò che è necessario, o perché chiedete senza fede, con leggerezza o senza perseveranza”. A Sant’Agostino – che in realtà in questo campo porta avanti un pensiero già caro anche agli antichi romani – si riconduce il famosissimo “Errare è umano, perseverare diabolico”. All’interno di un filone molto legato alla sopportazione delle difficoltà, anche se probabilmente lei non andava in palestra, si pone Santa Teresa d’Avila con “Se in mezzo alle avversità il cuore persevera con serenità, gioia e pace, questo è l’amore.” In questa tradizione la perseveranza nel bene porta alla beatitudine, quella nel male alla perdizione.
Di tenore leggermente diverso, ma sempre con l’attenzione centrata sulla necessità di tenere duro per arrivare dove si desidera, è il filone più anglo-germanico-protestante e contemporaneo. Napoleon Hill, uno dei primissimi autori di libri di auto-aiuto, scrisse: “La pazienza, la perseveranza e il sudato lavoro creano un’imbattibile combinazione per il successo”. Steve Jobs, che ha ormai assunto lo status di guru non soltanto della tecnologia ma anche del lifestyle, affermò: “Sono convinto che circa la metà di quello che separa gli imprenditori di successo da quelli che non hanno successo sia la pura perseveranza.” Un altro che aveva capito molto bene come avere successo materiale e sociale, Thomas Edison, disse che ““I tre elementi essenziali per ottenere qualsiasi cosa valga la pena avere sono: primo, duro lavoro, secondo, persistenza, e terzo, buonsenso”.
Quindi, che il nostro modello sia un santo medievale o un imprenditore miliardario, che il nostro obiettivo sia raggiungere grazia e santità piuttosto che fama e ricchezza, tutte le strade portano alla perseveranza.
Perseveranza, salute e futuro
Il valore della perseveranza si fa sentire fortemente nel campo della salute. Abbiamo già accennato del suo possibile impatto nel raggiungere la forma fisica, che certamente entra a pieno titolo nel campo della salute. Tuttavia ritengo sia ancora più importante fare una riflessione sul ruolo che la perseveranza ha e soprattutto avrà in due campi: salute in età avanzata e salute mentale. Queste due aree sono cardinali oggi e nel futuro perché siamo destinati ad avere una vita mediamente molto più lunga che in passato e perché la società e ritmi contemporanei metteranno sempre più a repentaglio la salute mentale. In queste due aree è fondamentale una particolare versione della perseveranza: la compliance.
Compliance

Con tale termine si definisce indica il comportamento, il gradimento e lo spirito collaborativo verso un programma terapeutico. Soprattutto nel caso di terapia farmacologica, la compliance indica la disponibilità del paziente ad assumere il farmaco con la posologia nonostante l’insorgenza di possibili effetti collaterali. Prendere farmaci sempre più necessari in tarda età, giorno dopo giorno senza dimenticarsi o saltare, piuttosto che proseguire un percorso verso la salute mentale che può essere anche lungo e difficile sono atti che richiedono forza e, appunto, perseveranza. La saggezza dei nostri antenati e anche il pragmatismo di imprenditori e manager contemporanei puntano sulla perseveranza per farcela, e noi possiamo usare questa indicazione per vivere meglio giorno dopo giorno.







































































