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Valerio Pisano, l’artista ribelle dell’Ogliastra

Di Damiana Schirru. Giornalista e consulente in comunicazione. Vive tra Veneto e Sardegna e ama raccontare luoghi e volti dei suoi due “bellissimi mondi”

Redazione di Redazione
12 Apr 2026
Reading Time: 13 mins read
Valerio Pisano, l’artista ribelle dell’Ogliastra

Screenshot

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Continua su http://www.enordest.it la nuova rubrica dal titolo “Itinerari”. Ogni domenica sarò felice di presentarvi voci e storie tra Nordest e Sardegna, terre straordinarie tra cui vivo e lavoro. Vi accompagnerò lungo itinerari culturali, turistici ed imprenditoriali ricchi di fascino e creatività, che conto sapranno informare ed emozionare chi vorrà farci compagnia. Oggi con “Itinerari” torniamo in Sardegna, nel paradiso dell’Ogliastra, territorio incontaminato nella costa centro-orientale dell’isola. Qui mare e montagna si incontrano in un gioco paesaggistico di rara bellezza. Tra le rocce di questa terra misteriosa e le onde di un mare turchese considerato tra i più belli del mondo – basti citare le spiagge di Cala Luna, Cala Mariolu e Cala Goloritze’ – è cresciuto un ragazzino dall’ironia travolgente e dalla creatività sconfinata, che da grande diventerà uno dei più eclettici ed apprezzati artisti isolani. Stiamo parlando di Valerio Pisano, classe 1968, artista ribelle, irriverente, autodidatta, che ha iniziato ad esprimersi attraverso il disegno fin da bambino.

Ho avuto il piacere di incontrarlo nella sua città natale, Lanusei. Valerio mi ha accompagnato alla scoperta di questo antico borgo d’Ogliastra e del meraviglioso Bosco di Selene, dove sono esposte diverse sue sculture. Durante il tour mi ha raccontato un po’ della sua vita e della sua formazione artistica, in un viaggio insieme geografico ed esistenziale tra aneddoti da film neorealista e risate da sit-com. Perché con Valerio Pisano è impossibile non sorridere, ma è anche inevitabile restare stupefatti dalla sua arte poliedrica, provocatoria, immaginifica. Un’arte che racconta l’amore viscerale per la sua terra ed un’urgenza interiore che lo accompagna da quando è bambino: un desiderio assoluto di libertà oltre ogni gabbia e confine. Oltre ogni prigionia fisica e mentale.

Buona lettura!

Il mio incontro con Valerio Pisano

Raggiungo Valerio Pisano nel centro storico di Lanusei, delizioso borgo di montagna di 5400 abitanti, che si arrampica sui costoni sud orientali del parco del Gennargentu. Insieme a Tortolì, Lanusei è capoluogo della provincia d’Ogliastra e vanta paesaggi stupendi che si possono ammirare anche attraverso i bellissimi itinerari “lenti” del Trenino Verde della Sardegna, esperienza che consiglio vivamente. Valerio Pisano è felice di farmi conoscere la sua città. Iniziamo il tour dalla piazza Vittorio Emanuele, cuore del centro storico dove sorge la Cattedrale di Santa Maria Maddalena. Io mi godo il fascino di piazzette e viuzze con il naso all’insù, perché adoro i balconi in ferro battuto degli eleganti palazzi neoclassici di fine ‘800 e primi del ‘900.

Ne nasce una vivace intervista itinerante scandita dalle battute sagaci di Valerio Pisano e da un tuffo nella sua arte

Alcuni lo chiamano “Mr. Bic”, per la sua “ossessione” per la penna a sfera inventata nel 1914 dall’imprenditore francese Marcel Bich, amata da milioni di persone in tutto il mondo. Altri lo considerano il fondatore della cosiddetta “Pop Art Arcaica”, che utilizza le Bic come strumento principale per creare opere, disegni e sculture – come i suoi celebri bronzi e bronzetti – che rielaborano simboli antichi della Sardegna nuragica. La sua arte controcorrente è stata riconosciuta anche a livello internazionale. Per lui si è mossa una delegazione della Bic Create di Parigi, che lo ha raggiunto a Lanusei per rendere omaggio alla sua creatività e alla sua dichiarazione d’amore per la mitica penna a sfera, disegnata infinite volte con incalcolabili quantitativi di Bic!

Prima di entrare nel merito del suo percorso artistico, chiedo a Valerio Pisano di raccontarmi un po’ della sua infanzia a Lanusei

Lo fa con l’ironia che lo contraddistingue e con pennellate nostalgiche, stavolta da pittore impressionista. Pisano descrive un piccolo mondo antico oggi inimmaginabile. Un microcosmo in cui si muovono ragazzini vivaci, ma mai cattivi, portatori sani di un’innocenza che forse oggi non esiste più. Lui risponde così, e a me sembra di guardare le scene di un film neo-realista firmato da Vittorio De Sica.

Valerio Pisano si racconta

“Valerio Pisano. Ingredienti: Lanusei, anno 1968. Genitori lavoratori, preoccupati dall’arrivo del quinto e ultimo figlio, dopo tre sorelle ed un fratello. A Lanusei, in quell’anno, precisamente a dicembre, venivano registrate circa 350 nascite. Potenziali compagni di gioco ne avevo davvero tanti, ma anche potenziali nemici (ride). Bisognava stare in guardia! Era un periodo in cui si giocava in strada. Chi aveva la fortuna di avere una TV, ce l’aveva in bianco e nero e senza telecomando. Si vedevano solo due canali. I telefoni avevano il lucchetto. Anche il nostro, dopo che avevo provato diverse volte a comporre numeri a casaccio, ma con prefissi reali, visti nelle pubblicità di Mike Buongiorno. Prefissi di tutto il mondo. Io puntavo su quelli degli Stati Uniti. Ero stato attratto dall’America e dal sogno americano fin da bambino, però ora mi sono svegliato (precisa l’artista con una risata). Alcune volte rispondevano delle voci registrate.

Altre volte, persone vere. Ma a quell’età, non conoscendo le lingue, ascoltavo l’interlocutore e poi chiudevo

Abitavo in un rione centralissimo di Lanusei, ma la curiosità mia e dei miei complici andava oltre… Uscivamo dal paese passando per strade sterrate, tagliando per gli orti, dove andavamo a mangiare tutto ciò che si poteva trovare. Carote, finocchi, pomodori e in particolare la radice bianca di una pianta dal nome simpatico: Cacciumbulu. La si trovava ovunque. Una volta ci scoprì il proprietario e scappammo saltando terrazzamenti alti più di 2 metri! Saltavamo come antilopi, senza alcun timore e senza alcuna fatica. 

Entravamo nei cantieri edili, dove potevamo ammirare le case e i palazzi in costruzione, la nostra passione in assoluto. Non era una passione riservata solo ai pensionati (ride). Anche noi eravamo competenti. Con il mio caro amico Robertino, ci alternavamo a ricoprire le veci di ‘Lucignolo’, da veri discoli! Le idee pericolose venivano un po’ a me e un po’ a lui. Una cosa era certa. Eravamo nel paese dei Balocchi. Le giostre e le altalene non c’erano? Nessun problema! I giochi ce li creavamo noi. 

Si rientrava a casa sempre luridi, con l’abbigliamento strappato a causa di passaggi nel sottobosco o nelle recinzioni in filo spinato, oppure per qualche zuffa tra maschietti. Si mangiavano le uova alla spina, ancora calde. I pollai li frequentavamo solo per la merenda. L’odore non era allettante, ma per mangiare quelle uova così fresche si poteva sopportare il tanfo e qualche attacco di dissenteria (ride). Per un breve periodo feci anche il chierichetto, ma il mio carattere ribelle non tollerava tutta quella composta serietà. Così, capitava che venissi cacciato fuori dall’altare con piccoli e impercettibili cenni ‘presbiteriali’, per evitare lo scandalo. Ero sempre in forte contrasto con i comandamenti! In particolare, avevo la certezza che gli atti cosiddetti ‘impuri’ non lo fossero affatto (scoppia in una fragorosa risata). Ridevo tanto. Ogni cosa poteva essere fonte di risate e di ilarità”.

Tornando alla tua ispirazione artistica, da dove arriva l’ossessione per la penna Bic?

“Da un bisogno fortissimo di evasione che mi appartiene da quando ero bambino. Mi sentivo ingabbiato in un sistema scolastico che trovavo noioso e opprimente. A scuola ero distratto. Non mi piaceva. Ero confinato all’ultimo banco per tutti i 5 anni delle elementari. Mi rifugiavo in un mondo di fantasia e di immaginazione. E’ stato in quel periodo che ho consegnato alla storia – se storia ci sarà (ride) – ciò che mi passava per la testa, perché ho riportato per iscritto i miei pensieri. Pasticciavo gli unici due libri scolastici con la penna Bic.

Non sempre disegnavo cose pertinenti al racconto stampato sui libri. Molto spesso divagavo con scene di guerra, navi, squali, navicelle spaziali. Era l’unico modo che avevo per poter evadere da quel mondo che detestavo. Durante un trasloco nel 2011, ritrovai alcuni libri delle scuole elementari, anni scolastici 1977-78, dove c’era pure un album da disegno. Dentro erano disegnate due penne Bic. Un salto nel passato che mi ha scosso e regalato lacrime. Belle lacrime”.

Dopo la scuola elementare, hai comunque proseguito gli studi…

“Controvoglia, frequentai le scuole medie presso l’Istituto Salesiano di Lanusei, dove i Salesiani edificarono la loro prima casa in Sardegna il 14 giugno 1902. Restavo disinteressato a tutto ciò che aveva a che fare con la scuola, mentre continuavo ad adorare le penne Bic. All’Istituto il mio comportamento non era buono. Ero turbolento e pagavo le mie azioni con schiaffi e punizioni, perché ‘non si doveva giocare a pallone o a biliardino!’, mi intimavano gli insegnanti. Un giorno rientrai a casa con un paio di trampoli in legno. Attrezzi che avevo preso all’oratorio. 

Mia madre mi chiese: ‘Di chi sono questi trampoli?’ Risposi che me li aveva regalati Don Ortu! “Ah, è così? – rispose mamma in tono furente – Ha appena telefonato Don Ortu e ha detto di riportare subito i trampoli in Oratorio!”. Restavo un ribelle. Durante quell’anno e mezzo di collegio imparai a dipingere con i colori ad olio. Ma gli schiaffi stavano diventando troppi. Scappai da scuola, per poi perdere un anno scolastico e riprendere l’anno successivo alle statali. La mia frequentazione degli istituti scolastici terminò al Liceo Classico in V ginnasio. Liceo a cui mi ero iscritto non perché interessato alle materie, ma perché la mia missione di ‘disturbatore’ del mio compagno di banco preferito si sarebbe interrotta, se avessi fatto la scuola ad indirizzo professionale, consigliatami dagli insegnanti delle medie”. 

Quindi la tua arte ironica e “ribelle” nasce come reazione ad un disagio che hai vissuto a scuola?

“Sicuramente il mio bisogno frustrato di libertà – da bambino, ma anche da adulto – è stato la molla che mi ha fatto ribellare ad un sistema che detestavo e da cui volevo scappare. Non potendo farlo fisicamente, l’ho fatto rifugiandomi nella creatività. Da quando frequentavo la scuola a quando svolgevo attività lavorativa, sia a Lanusei che in varie regioni d’Italia – Lombardia, Toscana, Lazio – la mia valvola di sfogo è sempre stata la creatività. Il disegno era il mio diario di bordo quando ero adolescente. Rovesciavo sulla carta tutti i miei disagi.

A scuola, le Bic sono state le mie complici, compagne d’avventura con cui ho iniziato a disegnare un mondo che finalmente mi piaceva. Nel tempo, la penna Bic è diventata un ‘feticcio’ del mio percorso artistico anche quando – per ironia della sorte – mi sono trovato a passare dalla prigionia scolastica dell’infanzia al lavoro da adulto come Poliziotto presso il carcere di Sassari, e poi in futuro al carcere di Buoncammino di Cagliari. Altri contesti in cui mi sentivo ingabbiato e da cui sognavo di scappare”.

Valerio, c’è stato un momento “illuminante” per il tuo percorso artistico?

“Sì. E accaduto nel 2009. Mi trovavo al lavoro al carcere San Sebastiano di Sassari, uno dei 13 istituti dove ho lavorato. Avevo scarabocchiato una penna Bic rossa su un foglio, disegnata con una Bic rossa. Un medico del reparto ospedaliero che c’era nel carcere tentò di afferrarla, pensando fosse vera. Si rese conto dopo qualche tentativo che la penna era disegnata. “Ma… è un disegno?”. La sua sorpresa mi aprì un mondo.  Avevo trovato un percorso creativo tutto mio, e non mi sono più fermato. Da quel momento iniziai a disegnare penne con le penne. Autoritratti della penna Bic. Centinaia. In ogni salsa. Vestite con qualsiasi abito: sposi, divise, bronzetti, costumi folkloristici sardi e di altri paesi, giocatori di calcio, carte da gioco, penne animate, che corrono, lavorano, fanno l’amore con il kamasutra, tappi. Centinaia di tappi, una marea di disegni. Penne che compaiono in antichi dipinti, nei geroglifici.

Poi sono cresciuto, sono cambiato. Ho esplorato altre tecniche disegnando altri soggetti. Sempre a caccia di qualcosa di unico, originale. Una ricerca che è durata decenni. In un campo di grano ho creato nel 2024 un tappo di 80 metri di lunghezza. Dalla farina ricavata da quel grano ho creato il ‘Bicstoccu’, piccoli tappi di penna Bic con l’impasto del pane ‘pistoccu’: la pasta esagonale a forma di penna, i tappi commestibili sia in farina che con lo zucchero, la carta da parati con i tappi, l’abbigliamento ed infine la ‘Pop Art Arcaica’. Gli stessi disegni creati a penna li sto riproducendo in bronzo con la vecchia tecnica nuragica della cera persa”.

Facciamo un passo indietro. Dopo aver lasciato il ginnasio, cosa è successo?

“Avevo 16 anni. Iniziai a fare diversi lavori occasionali. Prima in un caseificio, poi come manovale, fino a quando mia madre non mi fece fare un corso di dattilografia. Ero bravo e velocissimo. Mi piaceva. Quel corso mi permise di lavorare da un avvocato e da un notaio e di comprarmi una macchina. Avevo sempre sognato di viaggiare. Era l’evasione perfetta. Cominciai a girare in lungo e in largo per l’Ogliastra e a scoprire quanto fosse bello il nostro territorio. Le spiagge, i monti, i corsi d’acqua, le cascate e i laghi. Panorami incredibili. Un paradiso. Il valore della mia terra l’ho apprezzato anche successivamente, quando ho cominciato a viaggiare per lavoro e per diletto.

Ho potuto fare i dovuti confronti e, per ciò che ho visto, ho apprezzato ancora di più il  luogo dove sono nato. Questa Ogliastra, oltre a tutti gli altri ingredienti, è un elemento indispensabile per creare Valerio Pisano. Quando ci si affaccia da Lanusei, guardando ad Est verso il mare, si ha un teatro naturale di rara bellezza, dove regna l’azzurro anticipato da una verde vallata. Si può capire ancora prima di andare al mare, con 15-20 minuti di discesa, in quale spiaggia andare. Quale sarà la più esposta al vento e quale la più riparata. Se poi si preferisce salire verso i monti, c’è il meraviglioso Parco di Selene. Qui si può visitare anche il Nur Archeopark, un percorso didattico aperto a tutti, immerso in un bellissimo bosco di lecci che ospita un punto di ristoro, un punto panoramico su tutta la vallata e soprattutto un Parco Archeologico con bellissime Tombe di Giganti risalenti all’età del bronzo”.

In viaggio con Valerio Pisano

Non resisto alla tentazione di ammirare questo luogo magico con i miei occhi. Valerio Pisano mi accompagna al Parco archeologico da vero Cicerone, in un percorso incredibile tra vestigia della civiltà pre-nuragica e nuragica ed opere di arte contemporanea, tra cui il suo bronzo gigante alto 5 metri (di fronte al quale mi concedo una bella foto con l’artista!), che rappresenta il Capo Tribù dell’iconografia nuragica, ma con una “piccola” caratteristica che lo distingue, ovvero il cappuccio di una penna Bic! Questa è l’opera che ha dato inizio al suo ultimo filone artistico della cosiddetta “Pop Art Arcaica”.

Prima di questa fase più recente, ci sono altri passaggi importanti da ricordare?

“Tra il 2006 e il 2009 tirai fuori dal cilindro 23 opere su oltre 200 disegni eseguiti in vari materiali: legno, plexiglass, acciaio. Era nato un altro filone, ‘Profumo di Ringhiera’, promosso dall’Associazione Rossolevante. Un progetto che – dopo la presentazione di Roberto Gramiccia, medico, scrittore e critico d’arte – mi ha portato a Roma ad esporre assieme ad artisti del calibro di Jannis Kounellis. Nel 2009 e 2010 – insieme alla creazione di penne vestite e animate – iniziai a disegnare con un programma di progettazione dei prototipi di vari oggetti, cancelleria, complementi di arredo, tutti in tema Bic.

Dal 2024 – grazie a Francesco Piccitto e alle sue notevoli capacità di progettazione – sto facendo riprodurre fisicamente con la stampante 3D queste creazioni, che sto mostrando sui miei canali social e che stanno riscuotendo un grande successo. Le lampade, il rossetto, la torcia e tanti altri oggetti di design che proprio in questo periodo ho tirato fuori dal cassetto. Tra questi, il tappo a serramanico, un coltello a forma di tappo costruito su un mio progetto dal bravissimo artigiano Marco Manias”.

I sogni nel cassetto di Valerio Pisano?

“Per un attimo ho fatto il conto dei cassetti che ho a casa. Questo per far capire come, anche ad una semplice domanda, tendo ad uscire fuori tema, divago! (ride). D’altronde, lo scrisse bene la maestra nella mia pagella di V elementare: “l’alunno vive ‘alla giornata’, dimenticando l’indomani quello che aveva appreso il giorno prima…”. Ecco. Sono ancora così! Mi pare che buona parte di ogni giornata la trascorro facendo ciò che mi piace. Questo probabilmente mi di-strae e non mi fa venire l’ansia da ‘sogno nel cassetto’. Quindi è una domanda alla quale ho difficoltà a rispondere. Penso comunque siano cose semplici, forse noiose. Innanzi tutto vorrei una casa con due rampe di scale in meno ed un piccolo orto adiacente. Vivere bene con persone che amo, rimanere sani, crescere e migliorare come persona, avere qualche soddisfazione artistica in più. Non l’impossibile, livelli umani. Avere sempre la possibilità di poter dire ‘No’, senza offendere nessuno. Avere sempre la possibilità di viaggiare, conoscere, curiosare. Ridere a lacrime, come spesso mi accade. Infine – conclude Pisano con pragmatica ironia – vorrei che finissero i lavori sulla nuova S.S. 125 e che ultimassero quel tratto interrotto nei pressi di Tertenia”.

Damiana Schirru
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I più commentati 1

  1. DIEGO MIGALI says:
    5 giorni fa

    Ho il piacere e l’onore di essere amico di Valerio, la sua più grande caratteristica, oltre la sua creatività e bravura, è sicuramente quella di riuscire a sdrammatizzare ogni situazione, con lui si cresce sotto ogni forma, e si ride fino alle lacrime.
    Spero di rivederti presto e auguri per questa tua, personale, carriera artistica.
    Diego

    Rispondi

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