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Home Sport Calcio

Quando la radio era il calcio

di Domenico Ciotti
Marzo 21, 2021
in Calcio
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Quando la radio era il calcio

Radio commentators in the stands at Wembley Stadium during the London Olympic Games, August 1948. (Photo by Topical Press Agency/Hulton Archive/Getty Images)

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Avevo otto anni e i miei fratelli per l’onomastico mi regalarono una radio portatile. Me la ricordo ancora, era una Phonola, un marchio che ora non esiste più ma che, all’epoca (anni ’70), era popolarissimo e produceva anche televisori. Fu uno dei regali più belli che ho ricevuto nella mia vita e fui subito consapevole dell’importanza. Perché? Semplicissimo, perché mi avrebbe permesso di poter seguire dovunque mi trovassi “Tutto il calcio minuto per minuto”.

La radio come voce

E’ difficile spiegare a chi segue oggi il campionato di calcio su decine di piattaforme in più giorni della settimana cos’era “Tutto il calcio minuto per minuto” per un tifoso. La trasmissione manteneva quello che prometteva: era veramente TUTTO! Era un appuntamento settimanale imprescindibile, era la messa pagana del calcio, perché come la messa si celebrava di domenica ed aveva una sua sacralità che rimase immutata per anni, distrutta, come tutte le religioni, quando da monoteista si trasforma in politeista. Il monoteismo era rappresentato dall’unico strumento di diffusione del programma, che era la radio. Un oggetto adorato, protetto e desiderato come un simulacro.

Il passaggio alla TV e allo smartphone

Quando la radio è stata prima affiancata e poi superata da televisione, computer, tablet e smartphone è iniziato il politeismo e la trasmissione, pur essendoci tuttora, ha perso la sua unicità originale.  Attenzione, però, è doveroso un inciso: la radio è stata superata dagli altri mezzi di comunicazione per trasmissioni come “Tutto il calcio minuto per minuto”, per il resto tiene meravigliosamente il passo degli anni e si è persino adattata alle nuove tecnologie.

Non è esagerato dire che “Tutto il calcio minuto per minuto” sia stato il programma più importante e popolare della Radio Italiana, raggiungendo picchi d’ascolto record, stimati intorno ai 25 milioni di ascoltatori.

Quando è nato il binomio radio – calcio

L’idea geniale ma semplice, come tutte le idee geniali, venne a Guglielmo Moretti, responsabile dello sport alla RAI verso la fine degli anni ’50, che nel corso di una vacanza in Francia ascoltò per caso un programma radiofonico transalpino dove venivano commentate da inviati sui campi le partite del campionato di rugby, sport che oltralpe era molto più popolare del calcio. Moretti, pensando che si potesse mutuare in Italia una trasmissione simile, abbinandola però al calcio, ne parlò coi colleghi Roberto Bortoluzzi e Sergio Zavoli.

Il primo diventerà per quasi un trentennio lo storico conduttore del programma e il secondo, che avrebbe bisogno di poche presentazioni, una delle menti più illuminate della televisione di stato. I tre confezionarono così “Tutto il calcio minuto per minuto”, che fu prima provato sperimentalmente nel 1960 e poi lanciato nell’etere, cambiando la domenica a milioni di italiani.

Tutto il calcio minuto per minuto

Il programma, all’origine, prevedeva dei collegamenti con i campi principali della serie A e quello più importante della serie B. Il programma  partiva dall’inizio dei secondi tempi, per la paura, fondata, che gli enormi ascolti potessero erodere spettatori negli stadi. Solo dal 1977 fu garantita la copertura di tutta la partita.

Quando anche la sigla fa la storia

Marchio di fabbrica del programma fu sicuramente la sigla, la splendida A Taste of Honey, nella versione jazz di Herp Albert e della sua band i Tijuana Brass. A testimonianza della qualità del pezzo, un classicissimo della musica pop, va detto che faceva parte del repertorio di un gruppo che di musica se ne intendeva: i giovanissimi Beatles, prima di diventare famosi, l’avevano inserita nel loro repertorio nei concerti che tennero nei club di Amburgo prima di conoscere la fama planetaria. La leggenda narra che i futuri FAB FOUR nei loro interminabili concerti in terra tedesca, per la cronaca duravano anche sette ore filate (ditelo a quelli che si sentono divi dopo una mezza apparizione in un talent), arrivassero a bissare, su richiesta del pubblico, anche per 3 o 4 volte il brano.

La radio si trasforma in pallone

La ritmante e coinvolgente A taste of Honey introduceva subito il radioascolatore nel clima partita, poi partiva la voce, calda, rassicurante di Roberto Bortoluzzi che dava l’elenco dei campi collegati coi rispettivi inviati. Si parlava di messa in precedenza e una messa deve  avere i suo sacerdoti, quelli di “Tutto il calcio minuto per minuto” erano di primissimo livello.

Le voci leggendarie

All’inizio furono due leggende come Niccolò Carosio e Nando Martellini e poi, quando la trasmissione trovò la sua completa dimensione, la divisione dei campi seguì delle precise regole gerarchiche: il campo principale spettava ad Enrico Ameri, il secondo per ordine d’importanza della partita a Sandro Ciotti e poi via via gli altri, ad altri pur bravissimi inviati: Sandro Provenzali, Ezio Luzzi (che commentava il match clou di serie B) e Claudio Ferretti. Quest’ultimo figlio del leggendario Mario, il radiocronista passato alla storia per la frase che annunciò la fuga isolata di Fausto Coppi nella tappa Cuneo-Pinerolo del Giro d’Italia del 1949: “un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi”. Parliamo, senza voler apparire degli inguaribili nostalgici, di giornalisti di razza, di grandissimi professionisti che hanno fatto la storia di questo mestiere.

Negli anni, si affiancheranno altri radiocronisti. Alcuni fissi, altri occasionali. Parliamo di  Livio Forma, Enzo Foglianese, Everardo Dalla Noce, Carlo Nesti e Andrea Boscione da Torino. Mario Guerrini da Cagliari, Marcello Giannini da Firenze, Piero Pasini da Bologna. Addirittura il grande Beppe Viola. E poi, nei decenni seguenti altri bravissimi giornalisti come Riccardo Cucchi e Bruno Gentili. Che diventeranno le prime voci del programma e sono di fatto considerati gli eredi naturali di Ameri e Ciotti. Anche se è innegabile che gli ultimi due rappresentino gli anni d’oro del programma, quello della  sua massima popolarità.

La radio battezza Ameri e Ciotti

Enrico Ameri e Sandro Ciotti erano profondamente diversi. Il primo era capace d’imprimere un ritmo irresistibile, quasi ipnotico, imitatissimo per anni e anni ma irraggiungibile, alla radiocrononaca. Il secondo aveva un’inconfondibile voce rauca, il suo marchio di fabbrica, dovuta ai postumi di una bronchite contratta per una  radiocrononaca effettuata per più di 10 ore sotto la pioggia battente alle Olimpiadi di Messico 1968. Ciotti rimarrà famoso non solo per la sua voce ma anche per la competenza calcistica, la ricchezza e la bellezza del linguaggio. E nel saper trasformare in poesia anche la descrizione del pubblico presente sugli spalti. I due, Ameri e Ciotti, erano divisi da una terribile rivalità, manifestata, a dire il vero, più dal primo che dal secondo. Troppo signore per abbassarsi a qualsiasi discussione.

Il vecchio calcio

La vera forza della trasmissione era data dal fatto che il campionato di serie A, così come quelli di B e C si giocavano tutti la domenica. E tutti alla stessa ora. Non esistevano né anticipi né posticipi, il campionato spezzatino dei giorni nostri era fantascienza. Tutto si consumava in 90 maledettissimi o benedetti minuti. In quel lasso di tempo era tutto sotto controllo: la nostra squadra del cuore e le sue rivali. Ma era sotto controllo anche quello che è stato per un lunghissimo periodo il sogno degli italiani: la schedina del totocalcio.

La radio e la schedina

La rincorsa al tanto agognato 13 si consumava nell’ascolto di “Tutto il calcio minuto per minuto” . E le interruzioni dai vari campi per comunicare i cambi di risultato o la concessione e relativa esecuzione di un calcio di rigore aumentavano in modo esponenziale il pathos. “Scusa, Ameri…sono Ciotti dall’Olimpico di Roma…”, “Scusa Ciotti sono Luzzi dal Liberati di Terni la Ternana ha pareggiato!”

L’orecchio più attento sapeva anche distinguere se l’interruzione preludeva a un gol della squadra di casa. Spesso l’interruzione era accompagnata dalle urla del pubblico, o a quella del club ospite, la comunicazione avveniva in un silenzio irreale. I minuti finali delle partite potevano far svanire vincite da sogno o concretizzarle.

Tante voci, milioni di radio

Grazie alla radio, “Tutto il calcio minuto per minuto” si poteva ascoltare da casa. Tutti riuniti con parenti o amici dopo il pranzo della domenica, oppure in macchina durante una gita, organizzata per calmare la moglie o la fidanzata ma ascoltare al contempo le partite. Ma lo spettacolo più divertente di “Tutto il calcio minuto per minuto” era vedere la gente a passaggio con la radiolina all’orecchio ascoltare trepidante l’andamento delle partite. Ma i più divertenti di tutti erano quelli, non provvisti di radio o costretti dalla moglie o dalla fidanzata a non portarsela appresso nelle passeggiate domenicali. Avvicinavano i “radiodotati” e timidamente chiedevano: “mi scusi, che fa il Milan?” oppure “chi ha segnato per la Juventus?”

La fine

Poi tutto questo finì. Capitò quasi all’improvviso con l’avvento delle paytv nel 1993. La prima, in Italia, fu Tele +. S’iniziò con gli anticipi e i posticipi delle partite che poi diventeranno sempre di più, con un campionato sempre più spalmato e, soprattutto, visibile prima in televisione e poi su altre piattaforme. “Tutto il calcio minuto per minuto” continuerà a esistere, anzi a resistere, ma è chiaro che il fascino iniziale e l’unicità del programma, che era la sua vera forza, scomparirà del tutto.

Ad essere onesti era un regime, un regime dell’etere, ma era un dolcissimo regime.

Tags: americiottiradiotutto il calcio minuto per minutozavoli
Domenico Ciotti

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