Il conflitto bellico tra la Russia aggressore e l’Ucraina aggredita è entrato al suo quarto mese, raggiungendo il traguardo di cento giorni di duro scontro nel cuore del vecchio continente. I vertici russi erano convinti di una guerra lampo, anche se hanno sempre preferito parlare di operazione speciale militare; invece, si sono trovati dinanzi una popolazione guidata dal loro presidente Volodymyr Zelensky che sta resistendo alla brutale condotta aggressiva delle forze russe. È ovvio che gli ucraini sono supportati con l’approvvigionamento di strumenti bellici da parte dei Paesi occidentali e della NATO. Dinanzi a questi impedimenti, il presidente Vladimir Putin ha tentato di spaventare l’Occidente e le organizzazioni regionali con la minaccia di ricorrere all’arma del nucleare.
La minaccia nucleare

L’uso della diplomazia missilistica o nucleare, intesa come concetto della politica internazionale e non di diritto diplomatico, non costituisce una novità per il Cremlino, riferendosi alle capacità dei mezzi di distruzione di massa nucleare che possono essere utilizzate in qualsiasi circostanza. L’impego sprezzante della diplomazia nucleare di genere coercitiva da parte di Mosca rappresenta una tattica fuorviante che ha, tuttavia, implicazioni pericolose per i rapporti internazionali dei prossimi anni. Praticamente si ricorre alla minaccia dell’arma di distruzione di massa nucleare per dissuadere uno Stato rivale dall’intraprendere una condotta indesiderata.
Gli altri paesi dotati del nucleare

Ora si capisce bene che si tratta di una minaccia per spaventare l’opinione pubblica occidentale, c’è infatti la consapevolezza russa che esistono altri Paesi forniti delle stesse armi. Francia, Regno Unito e Stati Uniti, per fare qualche esempio. Le dichiarazioni pubbliche di Mosca dovrebbero, invece, seguire la dottrina militare ufficiale della Russia. In base alla quale le autorità russe ricorreranno all’impiego delle armi nucleari in risposta a un attacco nucleare. O di altro genere di arma di distruzione di massa contro il territorio russo o di un suo alleato. Oppure in caso di invasione ai danni della Russia tanto da minacciarne la sopravvivenza stessa.
Le minacce

Le continue e ripetute minacce di ricorrere all’arma nucleare non costituiscono un buon esempio di condotta responsabile nei confronti di altri Stati. Compresi quelli che detengono già lo strumento nucleare. C’è anche da considerare che i nuovi Paesi con arsenali nucleari (Cina, India, Pakistan e Corea del nord) hanno il supporto di forze convenzionali molto avanzato sul piano tecnologico. E dei sistemi di comando e di controllo. Questo comporta il rischio di un conflitto bellico nucleare che verrebbe combattuto nell’ambito di una guerra convenzionale di armi con una tecnologia avanzate e di operazioni celeri.
La paura del nucleare

Il vero rischio è che qualche governo detentore di armi di questo genere possa perdere totalmente il controllo. Come non pensare alle armi ipersoniche e ai consistenti attacchi con droni che possono essere l’esempio di tecnologie che destabilizzerebbero il campo di battaglia convenzionale. Visto che possano essere lanciati da distanze notevolissime e cagionare un’escalation nucleare senza precedenti.
La Russia rischia

Il ricorso dei russi alla minaccia è un errore che può anche portare a incoraggiare molti Paesi che non hanno l’arsenale nucleare a crearsene uno. Gli Stati che si sentono minacciati da vicini dotati di strumenti di distruzione di massa nucleare, potrebbero decidere in tale senso. Un esempio lampante può essere fatto derivare dall’Iran che, pur soggetta a sanzioni ed embarghi, continua la sua opera di ampliare il proprio arsenale nucleare. Tanto da poter spingere i suoi Paesi vicini, come la Turchia e l’Arabia Saudita, a ricorrere alla costruzione di siti nucleari. Si pensi alla Corea del Sud sotto minaccia continua dall’arsenale nucleare della Corea del Nord.







































































