Il Covid è un mostro, una macchia nera a coprire il sole, nei disegni dei bimbi. O un foglio bianco, con «io, mamma e papà, mia sorella Viki e il cane Patata» piccoli piccoli, in un angolo a destra. Il Covid, peggio del lupo, la strega cattiva, l’orco.
La macchia per i più piccoli

Per i più piccoli, l’evento pandemico non è acqua passata, se mai lo può essere per gli adulti, più o meno convinti che il peggio sia alle spalle, per una sorta di rito scaramantico. I bimbi ne hanno subìto il trauma maggiore, tolti al loro quotidiano, alle certezze, agli amici. Magari lontani dai nonni. Quasi fossero usciti dallo shock di una guerra, che fa ancora più paura perché il drago non si vede.
Una scuola che vuole cancellare la macchia
Ecco perché bisogna correre ai ripari: ci ha pensato la Scuola di formazione “Francesco Berto”, che offre percorsi per chi opera nel campo educativo da professionista, in collaborazione con Edizioni La Meridiana, organizzando sull’intero territorio nazionale l’iniziativa Parola di bambino. Ridisegnare la bussola educativa. Si tratta di gruppi, coordinati da psicologi, formatori, pedagogisti, mediatori familiari ed assistenti sociali per supportare genitori, insegnanti e operatori che bene sanno quanto sia importante dare voce ai minori. Ogni gruppo, che prevede otto incontri in presenza di due ore ciascuno (esistono anche due gruppi online), avrà un suo coordinatore e perseguirà obiettivi specifici.
Nelle sapienti mani di Paola Scalari

La direzione scientifica del progetto e la supervisione dei coordinatori è affidata alla psicologa e psicoterapeuta Paola Scalari, certo non nuova ad iniziative di coinvolgimento socioeducativo sul territorio. Ancora nel 1988, ha fondato i Centri Età Evolutiva del Comune di Venezia, per sostenere le famiglie nel loro compito educativo e si è occupata della progettualità del servizio Infanzia Adolescenza della città: «Il trauma c’è stato, è innegabile – commenta, illustrando il progetto che sta prendendo il via in queste settimane – ma possiamo trasformare questa crisi in un’opportunità per ripensare e rifondare il nostro sistema scolastico che , anche prima della pandemia, aveva preso una brutta deriva, facendo prevalere logiche di mercato e di potere, rispetto al ruolo che scuola ed educatori dovrebbero rivestire».
Parola ai bambini. Ed ecco che la macchia scompare

Ecco che Parola di bambino, nella visione di Scalari e dei suoi collaboratori (tutti preparati alla gestione funzionale del “sistema gruppo”), diventa occasione preziosa per dare voce ai bambini invisibili e alle loro necessità.
Il progetto vede la partecipazione di molte realtà del Nordest: da Belluno a Bassano del Grappa, da Padova (presente con quattro gruppi) a Belvedere di Tezze sul Brenta (VI), da Casarsa della Delizia (PN) a Venezia. «In questa esperienza – chiarisce Scalari – ci faremo guidare dalle pagine di un grande maestro, Francesco Berto, che delle parole dei bambini ha fatto la base del proprio percorso pedagogico».
Non un libro ma una guida

Mai guida risulterebbe più adeguata: Berto (a cui è intitolata la Scuola di formazione e il relativo Master di I° livello), classe 1934, ci ha lasciati nel 2020. Ma ha rappresentato per generazioni di studenti ed educatori un autentico faro. Il suo progetto pedagogico e di vita è di una coerenza rivoluzionaria: a lungo insegnante, ha collaborato all’apertura delle prime scuole a tempo pieno della provincia di Venezia e del servizio di consulenza genitori dei Centri Età Evolutiva del Comune.
Docente, esperto di studi sociali e consulente familiare, scrittore, è stato socio di Ariele Psicosocioanalisi di Milano. Per tanti anni si è dedicato alla formazione degli operatori sociali e dei consulenti educativi. Insieme a Paola Scalari, sua compagna nella vita e nel percorso professionale, ha pubblicato per Edizioni La Meridiana numerosi volumi dedicati all’ascolto dei più piccoli, al rapporto genitori-figli. «La sua – racconta Paola – è stata, è una forza visionaria, capace di andare oltre ogni stereotipo. Suo era il desiderio di agire in una comunità che educa, e l’arte dell’educare, ci ha insegnato Berto, consiste proprio nello sviluppare l’originalità di ognuno».
La macchia si cancella partendo dai bambini

Una scuola tutta da ripensare, dunque, per rimettere la relazione al centro del percorso educativo. Covid 19, esploso nell’era della globalizzazione e del più sfrenato consumismo, sta portando a galla in modo amplificato atteggiamenti inadeguati nei confronti dei bambini. Nel nome di Berto – che ha agito tenendo ben presente l’insegnamento di Ivan Illich, Celestin Freinet, Armando Bauleo – la rotta va cambiata. Laddove ansia da prestazione e uniformità di aspettative hanno distorto la prospettiva scolastica, bisogna riportare, interiorizzandolo, il concetto di gruppo: «Leggere insieme – sostiene Paola Scalari – imparare gli uni dagli altri, discutere collettivamente sulla prassi. E riconoscere, come faceva Berto, sempre, le potenzialità di ciascuno». Senza speranza, diceva il Maestro, non c’è educazione. La scommessa è grande, ma i presupposti per cambiare e porsi in ascolto ci sono tutti.
Parola di bambino.







































































