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Home Cultura Libri

La videochiamata è la fine di un mondo?

di Annalisa Bruni
Giugno 21, 2021
in Libri
2
La videochiamata è la fine di un mondo?
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Già nel lontano 1964, quando la cultura e i mezzi di comunicazione di massa stavano prendendo il sopravvento nella società, Umberto Eco, nello studiare il fenomeno e l’atteggiamento degli intellettuali verso di esso, aveva distinto due categorie: da una arte gli “apocalittici”, cioè quelli che esprimevano un giudizio critico verso il fenomeno e gli “integrati”, vale a dire quelli che invece accoglievano con ottimismo il cambiamento.

Il cambiamento

I nostri tempi stanno vivendo una svolta altrettanto epocale, determinata dalle tecnologie (l’aggettivo nuove ormai è inadatto, superato) che sovrastano e condizionano sempre di più le nostre vite soprattutto nel campo della comunicazione, ma non solo. Comprensibile, utile, ma soprattutto necessario, dunque, appare il desiderio di Elisabetta Tiveron e Cristiano Dorigo, già curatori di altre antologie tematiche a più voci, di interrogarsi sulla questione e di chiedere a scrittori, giornalisti e docenti che hanno vissuto, per condizione anagrafica, il processo di cambiamento, di raccontarlo, analizzandolo ciascuno a suo modo.

Il libro

Il volume Frattempi moderni, da poco pubblicato per i tipi di Il Margine, racchiude oltre alle riflessioni di Tiveron e Dorigo contenute nelle prefazioni che lo aprono, dodici punti di vista e un approfondimento sul tema che interpretano la realtà di oggi così come la vivono persone che si sono trovate in mezzo al guado, tra due epoche che potrebbero apparire inconciliabili per la diversità di approccio che ne deriva.

L’idea di un libro collettivo ha il valore aggiunto di moltiplicare gli sguardi, i vissuti, le testimonianze che provengono da chi ha visto il “prima” e sta affrontando il “dopo” della rivoluzione digitale che sta soppiantando l’analogico. Ogni autore racconta la sua “versione dei fatti”, se vogliamo, alcuni affrontandola di petto, altri in modo più laterale. Sono apocalittici o integrati? Oppure può esistere una terza via, un modo più morbido per vivere questa trasformazione?

Elisabetta Tiveron sente che “esserci” rappresenta un privilegio ma anche una responsabilità; Dorigo ci racconta il momento esatto in cui ha percepito la fine del mondo analogico e l’inizio dell’era digitale.

Antonella Cilento

Antonella Cilento, in Cielo provvisorio, rivive la sua esperienza di scrittrice e i trent’anni di insegnamento di scrittura creativa attraverso il passaggio dalla vecchia e mitica Lettera 22 Olivetti (chi di noi nati tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80 non ha picchiato sopra i suoi tasti neri?) alla macchina elettrica con un piccolo display fino ad arrivare al pc, ricordando tuttavia che la narrativa ha bisogno, prima, di carta e penna e di movimento della mano sul foglio per catturare quelli che Natalie Goldberg chiama i “primi pensieri”, quelli che contengono l’energia e l’originalità necessaria per “fare letteratura”. Lei, infatti, scrive ancora sul quaderno prima di riportare il testo in un file e questo raccomanda di fare sempre ai suoi allievi.

Massimo Cirri

Massimo Cirri, in E io, adesso, chi sono?, ripercorre attraverso la storia della sua famiglia l’avvento e lo sviluppo della telefonia, per molti anni inutile perché i Cirri vivevano tutti vicini, e uno strumento del genere semplicemente non serviva. Una narrazione vivace e divertente ci rievoca un tempo che ora ci sembra preistorico, quando, quasi come in Breakfast at Tiffany’s, un solo apparecchio serviva a più famiglie e le chiamate si effettuavano solo per motivi urgenti. La zia proprietaria della linea smistava le chiamate per gli altri membri della famiglia come un centralino, urlando da una casa all’altra e il suo appartamento diventava una cabina telefonica.

Michela Fregona

Michela Fregona, in La nuda verità, ci riporta a un mondo in cui ci si poteva ancora rendere irreperibili e le trasgressioni e le bugie dei figli potevano essere tenute nascoste ai genitori che non potevano esercitare un controllo così come ora permettono i cellulari (sì, d’accordo si può sempre dire che la batteria era esaurita e/o che dove siamo non c’è campo, ma la finzione non può durare a lungo).

Sandro Frizziero

Sandro Frizziero, in Giorno libero, racconta le conseguenze di un piccolo refuso dell’ufficio anagrafe che aggiunge ben cinque anni alla vita di una ragazza.

Un magico mondo

Il Magico Mondo di Ginevra Lamberti, invece è quello di una bambina che nel 1989 cambia casa e si trasferisce in “una grande città”; il lettore la segue e vive assieme a lei altri traslochi e vicende complicate e un dolore sottile fino al 1997, otto anni nei quali il telefono, la televisione, il lettore cd assumono un’importanza sempre crescente.

Il testo di Fabio Magnasciutti, Parti, è formato da versi inseriti in disegni che da cupi si aprono nel finale verso un paesaggio agreste e arioso, versi che ci parlano di tempo e di spazio dilatato.

Anche Francesco Maino, per il suo sviluppo del tema proposto dai curatori, si affida alla versificazione nel suo Dall’inizio del tempo, e con il suo stile inconfondibile ci lascia senza fiato nella corsa sfrenata di un monologo interiore ricco di riferimenti, di ricordi, di allusioni e di immagini.

Eleonora Molisani, con il racconto Pronti per la ri-evoluzione, descrive perfettamente il passaggio dall’analogico al digitale in modo molto dettagliato e si dimostra né apocalittica né integrata, concludendo: “Il nostro mondo cambia ogni secondo […]. Io non tornerei indietro. Io vado avanti”.

Un libro, una casa

Casa mia, di Giovanni Montanaro, è quella di uno dei tanti expat, rientrato in Italia ai tempi del Covid, esperienza che ci racconta anche attraverso le videochiamate con Whatsapp, la lettura degli ansiogeni articoli in rete, i ricordi di cui la casa è pregna, la paura di non veder più tornare la madre ricoverata in ospedale colpita dal virus e il senso di colpa dovuto alla sensazione di assere stato proprio lui a contagiarla.

Decisamente apocalittico si rivela Emanuele Pettener che afferma di essere L’ultimo uomo sulla terra senza cellulare. C’è da credergli? Poco importa. Di certo vere sono le conseguenze determinate dall’uso compulsivo del portatile di cui ormai siamo più o meno tutti vittime e che descrive con estrema lucidità. Qualche esempio: la scomparsa dei freni inibitori – che “prima” ci impedivano di esibire la nostra vanità – attraverso selfie e post e telefonate in pubblico in cui il pudore per la nostra vita privata viene messo da parte consegnandoci al pubblico ludibrio o peggio, alle aggressioni digitali degli haters; la dipendenza dai like sui social; l’incapacità di godere della bellezza senza fissarla ancor prima di averla guardata in una foto da inviare su whatsapp alle nostre chat. Un panorama sconfortante ma molto realistico, purtroppo, in cui, se siamo sinceri, ci riconosciamo un po’ tutti.

Il racconto struggente

Il racconto struggente di Federica Sgaggio, Un certo Andrea, ricostruisce le tappe di un amore, le tracce di una vita, i ricordi di una relazione complicata che ha visto un uomo e una donna perdersi e ritrovarsi più volte nel corso di decenni, attraverso ciò che dei protagonisti rimane impigliato non solo nella memoria della voce narrante, ma nelle pieghe di Internet. Google Maps, Airbnb, Whatsapp, Google photo, il calendario dello smartphone: questi strumenti ci permettono di diventare degli Sherlock Holmes fatti e finiti, entriamo nelle vite degli altri intrecciandole con la nostra, e una simile esperienza, come in questa storia, può diventare devastante.

Arriviamo alla fine

L’ultimo racconto, di Ade Zeno si intitola Il custode delle voci: il protagonista subentra alla madre, prendendo una sorta di eredità alla sua morte, nel compito di captare, attraverso un particolare apparecchio, le voci dei morti che riesce a intercettare. Queste voci vengono registrate e conservate fino a costituire un archivio da offrire alla posterità: “chiamate telefoniche, messaggi in segreteria, frasi abbandonate all’etere”. Ma nel corso del tempo, queste voci cambiano, così come cambiano gli strumenti di comunicazione: le voci di oggi “sembrano animate da un’arroganza […] sfacciata […] dispositivi sempre più economici immagazzinano senza sosta dati per cui presto non ci sarà più posto. Nessuno sembra curarsi del silenzio”.

Chiude il volume un testo di approfondimento del tema, un breve saggio scritto da Lala Hu, docente e ricercatrice di marketing all’Università del Sacro Cuore di Milano. In questo testo viene associata, come fattore di cambiamento epocale, anche la pandemia di Covid19, emergenza nella quale gli strumenti digitali hanno rivestito un ruolo fondamentale, nel bene e nel male. Hu afferma: “Gli eventi drammatici che abbiamo vissuto nel corso dell’ultimo anno ci pongono riflessioni che non sono più posticipabili. È nostro dovere rielaborare i frattempi moderni che abbiamo vissuto nel passaggio tra il secondo e il terzo millennio, tra era analogica ed era digitale, tra era b. C. (before Corona) ed era a. C. Perché diventino testimonianza concreta da lasciare alle prossime generazioni”.

E l’antologia Frattempi moderni ci aiuta certamente in questa riflessione.

Frattempi moderni. A cura di Elisabetta Tiveron e Cristiano Dorigo. [Racconti di] Cilento, Cirri, Fregona, Frizziero, Hu, Lamberti, Magnasciutti, Montanaro, Pettener, Sgaggio, Zeno, Trento, Il Margine, 2021.

Tags: CilentoCirriCristiano DorigoElisabetta TiveronFrattempi moderniFregonaFrizzieroHuLambertiMagnasciuttimontanaroPettenerSgaggio
Annalisa Bruni

Annalisa Bruni

Veneziana, per molti anni funzionaria alla Biblioteca nazionale Marciana. Ha pubblicato molte raccolte di racconti. I suoi radiodrammi sono stati prodotti da Radio RAI 3, la Radio nazionale croata e la Radio Ceca.

Articolo sucessivo
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I più commentati 2

  1. Elisabetta Tiveron says:
    5 anni fa

    Grazie per la bella recensione, che coglie bene lo spirito del libro ?

    Rispondi
    • Annalisa Bruni says:
      5 anni fa

      Mi fa piacere che tu l’abbia apprezzata! ?

      Rispondi

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