“Nevrosi di massa”. Questa potrebbe essere un’adatta definizione di quello che sta accadendo dopo oltre un anno di pandemia. Tutti noi abbiamo sperimentato le conseguenze che l’isolamento sociale – tra zone rosse e chiusure forzate – ha comportato finora a livello psicologico. Il tema della salute mentale comincia giustamente ad occupare sempre più spazio nelle pagine di cronaca, ma mentre l’adulto dovrebbe avere uno sviluppo tale da accorgersi di cambiamenti eccessivi sul proprio stato psicofisico, sono i minori a pagarne le conseguenze più severe. Ma come ci si accorge di questo disagio nei più piccoli e negli adolescenti e soprattutto che fare a riguardo? Nei più piccini la fotografia è drammatica: più capricci, aumento dei disturbi del sonno, riduzione dell’attività e alimentazione sbilanciata.
Lo studio sui minori
La pandemia da Covid19, ha stravolto le abitudini quotidiane senza risparmiare nessuna fascia d’età. Secondo un recente studio del l’Università Bicocca di Milano, il 32% dei bambini entro i 5 anni da oltre un anno ha palesato una riduzione dell’appetito a fronte di un maggior consumo di snack, giusto per citare alcuni sintomi.

“Non tutti i bambini, nell’ultimo anno circa, hanno avuto possibilità di fare movimento, ed è stata stravolta anche la loro routine, con conseguente frustrazione dovuta ad una situazione molto difficile da gestire”- afferma Teresa Ambrosi, Psicomotricista ed Educatrice del progetto Universo Figlio di Vicenza – “La Psicomotricità è di particolare aiuto in tal senso, perché offre la possibilità non solo di fare attività motoria, ma anche di poter intercettare e raccogliere la rabbia cercando di buttarla fuori in altre modalità, anche in un contesto extra-scolastico. Una disciplina, quella della psicomotricità, che risulta molto utile nello sviluppo di entrambi gli emisferi cerebrali e della concentrazione, oltre che a canalizzare emozioni spesso represse”.
Gestione delle emozioni, corretto sviluppo cognitivo e rinforzo relazionale

Tutti temi che devono tornare centrali in un momento di emergenza come questo, dato che le conseguenze a lungo termine sono ancora difficili da immaginare. La conoscenza e la prevenzione sono aspetti chiave che non possono passare in secondo piano. A rafforzare questa posizione è la dottoressa Verdiana Ramina, Nutrizionista conosciuta come la Dietista delle famiglie (con oltre 115mila seguaci su Instagram ndr). Alimentazione e attività fisica possono sembrare aspetti secondari in un momento in cui la priorità è dettata da un DPCM o dall’ultimo decreto legge, ma le mancanze in tal senso rischiano di far pagare un conto salato alle generazioni di domani.
Infatti la chiusura forzata delle palestre, delle scuole di danza, piuttosto che le attività sportive di vario genere o sorta, non hanno solo il ruolo di mantenere il fisico in forma e di condurlo verso un corretto sviluppo, per i più piccoli significa socializzare con i pari e gli insegnanti diventano secondi educatori al di fuori del contesto familiare e scolastico. In altre parole sono luoghi di “elaborazione profonda” che da troppo tempo sono negati.
Il Bambin Gesù di Roma lancia l’allarme minori

Oltre che i più piccini, a far preoccupare sono gli adolescenti. L’allarme arriva forte a chiaro dal Bambin Gesù di Roma, in particolare dal reparto di neuropsichiatria (chiamato il “bunker”) che conta di otto posti letto. Purtroppo, dall’inizio della pandemia sono sempre occupati. Erano undici i ricoveri di adolescenti che avevano tentato il suicidio nel 2011, il doppio nel 2012. Nel 2020 sono stati 310. Un’infinità. In questi primi mesi del 2021 è già stata raggiunta la spaventosa cifra di 150.
Atti di autolesionismo, disturbi alimentari (i casi di anoressia sono aumentati del 60% tra le femmine rispetto al 2019), dipendenze, esordi psicotici, primi segnali di schizofrenia. I medici dichiarano di non aver mai visto una tale massa di giovani con problemi psichiatrici di questa portata. Un’aggressività tale che si riversa verso se stessi in quella che sembra sempre di più una generazione appesa a un filo sottile, una generazione che “tiene botta” ma che sembra sempre più vicina alla detonazione.

Poche le strutture per i minori
C’è da dire che non tutte le strutture sanitarie sono dotate di un reparto attrezzato per questo tipo di esigenze: in tutta Italia sono appena 92 i posti letto totali dedicati alla neuropsichiatria per minori ed è ormai una triste certezza che ne servono decisamente di più. Il professor Stefano Vicari, responsabile del reparto non può che chiedersi: “Molti sono a conoscenza di questo male di cui soffrono i nostri giovani, perché non possiamo sederci a un tavolo e discuterne? Bisogna soffiare sul fuoco per spegnere l’incendio che rischia di bruciare i nostri ragazzi. Per mettere in salvo loro, e il futuro di tutti noi”.































