C’è sempre stato un piccolo quadro, su una parete del soggiorno di Wanda Casaril: solo nuvole a fiocchi sulla laguna, un olietto di suo nonno Gian Luciano Sormani. Una tradizione familiare illustre, la sua, che ha attraversato l’epoca di Pompeo Molmenti, di Ettore Tito, di Luigi Nono. Lei, considerata una decana dell’arte tessile europea, si accendeva una sigaretta e commentava: «Per me, quell’immagine significa libertà».
Wanda e la sua libertà

Libertà è forse una delle parole chiave per comprendere lo spirito rivoluzionario di Casaril. Mi confidò, già anziana, che adorava dormire in barca, la barca di suo figlio, quando andava a trovarlo in India. E proprio in India Wanda aveva trovato il modo di collaborare ad un progetto di pace con Ora World Mandala, presso l’Università Gandhiana di Ahmedabad.
Una donna forte

Una donna fisicamente leggera, ma fortissima nelle sue convinzioni, limpida. Nata a Venezia nel 1933, Wanda compie gli studi superiori all’Istituto Statale d’Arte e consegue nel 1953 il diploma di Magistero. Insegna da subito, a generazioni di studenti, tessitura e non solo. Insegna alle ragazze a rendersi indipendenti; insegna il gusto per il lavoro solido, tenace.
Wanda e la Fiber Art

Insegna il rigore e l’intenzione, fino agli anni Ottanta, poi si dedica esclusivamente alla Fiber Art. Tuttavia, è già conosciuta in tutta Europa per le sue ricerche innovative: nel 1967 ha anche partecipato alla Terza Biennale Internazionale de la Tapisserie di Losanna.
La sua arte

In Wanda Zamichieli Casaril (Casaril è il cognome del marito Mirco, sposato da giovanissima, a sua volta uno straordinario pittore ancora troppo poco apprezzato), qualcuno tra i critici intravvede da subito una vena autonoma, un senso futuro. Ciò che è importante, tuttavia – e lo si può considerare meglio oggi, che conosciamo un po’ di più l’alchimia creativa di Wanda – è che quelle realizzazioni hanno una radice fonda, fatta di conoscenza del passato e acquisizione di nuove strutture concettuali.
Rapporti cromatici e proporzioni

Mi è capitato di scrivere, e lo penso ancora, che i lavori tessili di Casaril possiedono un kern, un centro generatore che condiziona tutto il farsi dell’opera sulla base di una scelta esatta degli intervalli: rapporti cromatici, altezze e proporzioni, sia in senso diacronico che sincronico.
Wanda e la sua costante passione nel costruire

Per sua natura, tutta la Fiber Art è una forma di coscienza autonoma, sensibile (persino febbrile), ma comunque oggettivante, concreta. Un approccio basato sull’identità eidetica tra pensare e fare. Ecco, forse un’altra delle parole chiave da utilizzare per comprendere meglio il lavoro straordinario di Wanda è costruzione.
Costruzione razionale di una misura che è anche metafisica

Ispirata e pregnante come lei: ripeteva spesso, di fronte alle nuvole di Sormani e ai ritratti stranianti di Mirco, offrendo all’amica curatrice caffè e ciambellone, la definizione platonica di filosofia, che le calzava a pennello: «Il fare deve coincidere col sapersi servire di ciò che si fa».
Wanda e le mappe per un viaggio ancora da fare

In Wanda Casaril, quella costruzione di valore per concretezza, paradossalmente, va a coincidere con una forma di lucida meditazione sull’agire umano e sui suoi rischi. Dai gobelins strutturati dei primi anni, la sua ricerca ha alleggerito il tocco, fino a concepire Mappe per un viaggio immaginario, in cui la superficie sembra imitare il motivo di una ragnatela.
Ciò nonostante, il tocco in volo, anche negli spazi lasciati vuoti, è a sua volta un ordine compositivo preciso, in cui l’intreccio accentua il contrasto con ciò che s’intravvede appena: segni vaganti, bolle, costellazioni, scie cromatiche, ancora nuvole. Spicca, ed è pura poesia, il valore spirituale della creatività e del lavoro manuale.
Wanda e quello sguardo sempre più avanti

Tuttavia, se lo sguardo di Wanda possiede una forte componente contemplativa, l’artista non rinuncia mai a farsi partecipe della realtà. Assistendo per anni al cambiamento della facies urbana ed ambientale della laguna di Venezia, oppure confrontandosi con la cementificazione di luoghi un tempo incontaminati (in India e in Africa), Casaril vuol farsi testimone.
La voglia di scoprire

Il suo è un canto chiaro, di denuncia: «Fin dagli anni Novanta – ha dichiarato in occasione di una personale alla galleria veneziana Arkè, nel giugno 2016, – interrogandomi sul destino dell’ambiente e, di conseguenza sul nostro stesso destino in quanto abitanti della terra, colpita dalla cecità umana e dai comportamenti dissennati nei confronti della natura, ho sentito forte la necessità di trattare questi temi nel mio lavoro: così sono nati Amo la laguna, che parla dell’inquinamento delle acque, i numerosi Giardini, fatti per sottolineare la possibile armonia tra uomo e ambiente, Amen e molti altri (…) Perché – ha concluso – io credo nel valore comunicativo dell’arte»
Il messaggio di Amen come il messaggio di Wanda

Amen, inserita anche in una tripersonale di pochi anni fa al Museo del Merletto di Burano, con Elisabetta Di Sopra e Ilaria Margutti, reca con sé un messaggio scabro, intenso, in lettere di cartone a cui l’artista ha sovrapposto una copertura in filo di cotone con foglie applicate in seta. L’insieme ricorda la bellezza perduta, con un residuo di nostalgia; ancora un substrato organico, oltre la follia umana. Ancora costruzione, e vento ribelle che la percorre.
Wanda e quella voce libera

Impermanenza, una voce libera che trasporta voci e idee, anche se ora – in questo inverno grave di perdite – l’artista ci ha lasciato. Wanda Casaril è in volo verso una delle sue mappe stellari. Nelle ultime conversazioni con gli amici, un po’ stanche, ma sempre lucide, Wanda rivelava l’estrema coerenza, umana ed intellettuale, che l’ha sempre contraddistinta: «Sono molto riconoscente alla vita per tutte le esperienze che mi ha offerto – commentava – alle innumerevoli persone incontrate per avermi arricchita, ai miei allievi e ai miei nipoti per i quali ho dovuto considerare il mutare dei tempi e il rapido evolversi del mondo, costringendomi a prendere atto di quello spazio incerto e oscuro, detto contemporaneo che sta, ad ogni momento, per sommergerci … Ora, però, per me è tempo di andare».
Buona luce Wanda

Ripenso ad un’incursione di Casaril nella Land Art di qualche anno fa: una spiaggia sulla costa danese, e conchiglie disseminate lungo chilometri di arenile, a formare la sagoma di una gigantesca ala. Quasi a suggerire la rotta.
Buon viaggio Maestra e – come ci piaceva salutarci – buona luce.

















































































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