È con sincera gioia che vi annuncio che la chiesa di S.Maria del Pianto o Dei Sette Dolori, ubicata alle Fondamente Nuove, sestiere di Castello, calle delle Capuzine, attribuita addirittura al Longhena (ma con ogni probabilità disegnata dal Proto sopra i monasteri, tale Francesco Contin, anno del Signore 1687) riaprirà al pubblico. E’ una delle tante chiese che finalmente riapriranno le loro porte a fedeli e turisti.
Dov’è la notizia? Avete ragione

La chiesa di S.Maria del Pianto è chiusa dal 1970 ed è di proprietà dell’Ulss 3 di Venezia. Una vicenda complessa, ma ora la Biennale, grazie all’interessamento di Mario Po’, direttore Fondazione museo della Scuola Grande di San Marco, ovvero Ospedale Civile, verrà aperta per mostre, esposizioni, dibattiti. Sembra poco, ma grazie al presidente Pietrangelo Buttafuoco, diventerà un luogo frequentato e non abbandonato, come succedeva da oltre mezzo secolo.
La storia della chiesa

Alla chiesa barocca, a forma esagonale, quando le monache che storicamente assistevano gli ammalati dell’ospedale, venne dato il benservito, chiusero il convento e vennero messi i lucchetti. Ci fu una breve parentesi con il Cral sportivo dei lavoratori ospedalieri che la utilizzarono per rimessaggio barche della Vogalonga. Poi nel 2001 il comune di Venezia chiese all’Uls di poterla utilizzare per i funerali civili, ovvero laici. Apriti cielo. Opposizione netta della Curia Patriarcale. La chiesa era ancora consacrata.
Una strana storia per una chiesa

Allora, rivangando la storia di Santa Maria del Pianto, quando sorse per merito delle monache, si trattò di una delle prime committenze del tutto femminili. E siamo nel Seicento… Quando arrivò, il ladro seriale francese Napoleone, la chiesa venne spogliata e depredata delle opere d’arte e trasformata in scuola, teatrino e addirittura, al piano terra, in fabbrica di pignatte, ovvero pentole. Ce n’è abbastanza per fare un film. Nel 1841 grazie all’Austria e all’abate Daniele Canal, ritorna chiesa, a disposizione delle suore che facevano da infermiere all’ospedale civile, fino appunto al 1970.
Riapre anche la chiesa di S.Andrea della Zirada

La seconda notizia positiva per la città, è che verrà riaperta dopo tanti anni anche la chiesa di S.Andrea della Zirada a Piazzale Roma. Fu per diverso tempo laboratorio e studio dello scultore Gianni Aricó.
Il parere di Massimo Zuin

Secondo il direttore dei servizi socio-sanitari dell’Asl3, Massimo Zuin, si dovrebbero aprire ai giovani tali spazi per creare luoghi di ritrovo e di socializzazione, oltre che di cultura. “Sarebbe un modo per combattere questa moda imperante della movida che è anche una forma di disagio sociale”, dice.
Un grazie a Chorus per le altre chiese




Ricapitolando le valide e coraggiose iniziative attuali di Chorus, l’associazione per le chiese del Patriarcato di Venezia. Sono state riaperte recentemente al pubblico e ai fedeli, le chiese di S.Samuele, S.Fantin, Sant’Antonin, S.Nicolò dei Mendicoli, S.Felice. S.Sofia, S.Lio, S.Beneto, S.Marziale… In poche e aride parole numeriche: un centinaio di opere d’arte della Serenissima interdette da anni al pubblico, ora si possono ammirare. E questo anche grazie al volontariato universitario.
Solo una piccola e triste annotazione finale sulle chiese

Avete presente la chiesa di Sant’Aponal, a pochi passi da Rialto? Appartiene stranamente al Comune di Venezia che la utilizza come deposito di carte e documenti, insomma un vecchio archivio disabitato. Chiesa originaria dell’XI secolo, poi rifatta in stile gotico, spogliata di ogni opera d’arte dal solito Napoleone. Se dopo duemila anni il vescovo ravennate e martire Apollinare (Aponal in antico veneziano), a cui la chiesa è dedicata, la vedesse messa così, si arrabbierebbe di brutto. Povera Venezia, direbbe il santo, come ti sei ridotta…















































































