Big Bang, la nuova prova da narratrice di Marta Celio, edita da Macabor, è un testo coraggioso in cui affabulazione, saggio filosofico e poesia si combinano. La vicenda si avvita su se stessa, procede e retrocede, quasi in ostaggio: esistono alcuni personaggi, prima di tutti Anna, nella cui efficace descrizione riconosciamo alcuni tratti dell’autrice, ma anche altre presenze ricorrenti, di cui percepiamo il gradiente. Moduli ciclici, con minime variazioni.
Sulla soglia del Big Bang

Leggere Big Bang è un’avventura fantastico – linguistica, una fuga da sé che è anche rinascita. In bilico tra gioco e tragedia, ma sempre – citando Bonnefoy – sull’orlo di chi siamo. Sulla soglia.
Chi è Marta Celio

L’autrice, classe 1976, nasce nella Svizzera romancia; poi si trasferisce in Veneto, dove si laurea in filosofia teoretica a Padova. Anima profonda e complessa, ha pubblicato libri di narrativa, poesia, saggistica ed un testo di studi filosofici. Nel 2023 Nella Cazzador ha curato un lavoro critico sulla poesia di Marta, Il cerchio infinito.
Marta Celio e la passione per la pittura

Se si aggiunge che Celio è anche pittrice e acquerellista, si può ben comprendere come quest’ultima fatica dell’autrice goda di una connotazione totalmente originale.
Il Big Bang di Anna

Anna era una donna forte, tenace, per non dire testarda. Amava vivere, fino all’inverosimile, ovvero fino alla morte. – racconta Marta – Era una donna dalle fattezze insolite: capelli corti, vestiti casual – tendenti al maschile. Carnagione chiara. Fisico asciutto che le dava un aspetto efebico. Il suo Daimon era la mente. Il suo pharmakon nella duplice valenza di cura e di veleno.
Anna e la vita

La storia di Anna, tanto disperatamente attaccata alla vita da pensare di continuo al suicidio, ci suggerisce che avviare un processo di autoanalisi – riversandovi le fragili opinioni dell’io – non è più sufficiente. Diventa inevitabile spostare la riflessione sull’essere. Perché ogni testo, suggerisce l’autrice in questa trama infinita, è ascolto, esperienza, ma anche pura possibilità.
Marta Celio e quel limite sull’esplosione del Big Bang

Quindi Marta, in Big Bang (un titolo perfetto per una genesi esplosiva) mantiene la parola in cammino, accavalla i paragrafi, offre e toglie. Così facendo, rende quella stessa parola irriducibile al sé: come sostiene Aristotele, il verbo deve curarsi innanzitutto di portare alla luce la struttura aperta e problematica dell’esistenza, a partire dal suo stesso manifestarsi.
Big Bang nascita e morte

Anna amava vivere, fino all’inverosimile, ovvero fino alla morte ripete l’autrice, in un susseguirsi di incipit, frammenti ricettacolo di scrittura infinita; fucina di pensiero allo stato puro, in cui appaiono anche materiali dissociati, trame non dipinte. La protagonista, per dirla con Jabès, costruisce la propria dimora nello scarto di senso.
Big Bang tra linguaggio e percezioni

L’opera di Marta, nella sua pregnanza fenomenica, è epifania irradiante di linguaggio e di percezioni, tra l’amore appassionato per le cose piccole e l’attrazione per la morte. Il testo si dipana per barbagli luminosi, nell’innervarsi sempre diverso delle forme.
Un riflesso dei nostri tempi

I personaggi, che pure definiscono a modo loro la vicenda, sono riflessi nello specchio dei tempi: basta un nonnulla a deviarne la rotta verso la luce o la notte eterna. Perché l’autrice, forse, pensa che non sia possibile cogliere la realtà del vivente se non affidandosi alla perdita. Si passa attraverso il trauma subìto, per rinascere.
Una scrittura che non si perde

La scrittura di Marta Celio ci regala una parola rizomatica, che accetta di smarrire il centro, ma si pone come atto di responsabilità. Qualcosa di completo, esemplare. Un presente che trapeli oltre ogni transfert, in grado di meravigliarci ancora, un giorno dopo l’altro.















































































