L’ultimo turno di Champions con 18 partite tutte in contemporanea ci ha riportato ai tempi di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Una giornata d’altri tempi vissuta dai calciofili in stile “Scusa Ciotti, scusa Ameri, ha segnato…”. Quanta nostalgia! La serata di mercoledì è stata però un’eccezione che capita una volta l’anno in occasione appunto del turno conclusivo del girone di qualificazione. E’ uno dei pochi aspetti positivi di questa nuova formula a 36 squadre che – inglesi escluse – ha fatto vittime illustri in tutti i Paesi.
Il bilancio di Champions: italiane rimandate (a febbraio)

C’è davvero poco da salvare per le nostre 4 squadre: dopo le 8 giornate di eliminatorie hanno totalizzato 12 punti e segnato 17 gol in meno dello scorso anno. Un disastro. Nessuna è passata direttamente agli ottavi (nel 2025 ci fu l’Inter) e un’altra, il Napoli, è stato eliminato come lo scorso anno il Bologna, ma ne avevamo 5 ai nastri di partenza. Le prime 8 della classifica finale danno un chiaro segnale di quale sia il Paese dominante, quasi monopolista in Europa: fra i 6 club inglesi al via ben 5 staccano il pass diretto per gli ottavi.
Nell’ordine sono Arsenal (con addirittura 8 vittorie su 8) poi Liverpool, Tottenham, Chelsea e City mentre il Newcastle è appena sotto e avrà il playoff contro il Qarabag per realizzare un probabilissimo filotto Premier. L’occupazione inglese del calcio continentale si completa con l’Aston Villa (primo in Europa league) e il Nottingham agevolmente ai playoff più anche il Cristal Palace che è ai vertici della Conference. E al folto gruppo “made in UK” manca pure lo storico e titolato Manchester United per i problemi di incompatibilità del suo presidente che è proprietario anche del Nizza e ha dovuto rinuncioare all’Europa League.
I numeri

Al di là dei numeri è impressionante che fra le 5 inglesi elette in Champions ci sia – quarto assoluto su 36 club – il Tottenham che attualmente è al 14. posto in Premier staccato di 22 punti dalla vetta dopo 22 giornate. E il Newcastle, che ha sfiorato la qualificazione diretta pareggiando a Parigi con i campioni in carica del PSG, è al 9. posto nel suo campionato. Per rendere l’idea è come se l’Italia portasse agli ottavi di Champions la Cremonese (attualmente 14.ma in classifica in A) e ai playoff l’Udinese (che è nona). Ma il budget e le rose delle squadre inglesi sappiamo bene che sono superiori a tutti e permette investimenti impensabili per i nostri club. Ma sono soldi che Oltremanica sanno spendere comunque bene.
I budget e i ricavi 2025: una eloquente classifica

La società di revisione Deloitte ha appena pubblicato il Football Money League ovvero il report dei ricavi dei club europei e le inglesi spopolano ovviamente. Ai primi 2 posti ci sono in verità le big spagnole ovvero Real (1 miliardo e 161 milioni di ricavi nel 2025) e Barcellona (appena sotto il miliardo) davanti a Bayern e PSG che sono monopoliste nei rispettivi Paesi. Ma ecco che a seguire spopolano le inglesi: Liverpool (ricavi per 836 milioni di euro con un +17 sul 2024), quindi City e Arsenal (820 milioni ciascuna), United, Tottenham e Chelsea a chiudere la Top 10.
Prima delle italiane è solo all’11.mo posto l’Inter con 537 milioni di ricavi, quindi ben 300 in meno dei primi tre team della Premier. Milan e Juve sono rispettivamente 15.ma e 16.ma con 400 milioni totali dietro anche all’Aston Villa e appena sopra il Newcastle. La Premier ha poi anche il West Ham ben piazzato quindi in totale 9 squadre nelle prime 20 d’Europa per quantità di ricavi ovvero per gestione del brand e capacità gestionali contro le sole 3 società del Belpaese. Una sfida impari e impietosa che spiega molti motivi del flop tricolore.
La nuova formula della Champions
La nuova formula delle Coppe, in effetti, esalta e privilegia chi può permettersi di schierare rose più ampie e di qualità, ma con la consueta eccezione che conferma la regola e lascia spazio ai sogni. Quest’anno l’eccezione positiva è lo Sporting Lisbona che vola agli ottavi come settima assoluta davanti nell’ordine a City, Real, Inter e Psg. I portoghesi – che sono secondi nel loro campionato a 7 punti dalla capolista Porto – hanno perso col Napoli e pareggiato a Torino con la Juve, per fare poi l’exploit negli ultimi turni battendo Bruges e PSG in casa (3-0 e 2-1) e il Bilbao nell’ultimo turno esterno (3-2).
Eccezione negativa sono invece le due finaliste della scorsa Champions (PSG e Inter), ma soprattutto è il Real Madrid orfano di Ancelotti che era terza assoluta dopo 7 giornate e con il 4-2 incassato dal Benfica è precipitato al 9. posto e deve quindi passare dai playoff che saranno peraltro ancora contro i lusitani di Mourinho.
Il caso Napoli
C’è infine una triste conferma che riguarda purtroppo il Napoli: Conte non è un allenatore da competizioni europee. Una dozzina di precedenti flop continentali del tecnico si sommano aun ulteriore dato: negli ultimi 25 anni soltanto due squadre che erano Campioni d’Italia in carica sono state eliminate al primo turno di Champions, la Juventus e il Napoli, entrambe con lui in panchina. Un Conte che poi 10 anni fa perse anche una semifinale di Europa League con la Juve proprio contro il Benfica (e la finale si giocava a Torino!).
Il sorteggio Champions
Venerdì sono stati sorteggiati gli accoppiamenti dei playoff con le 3 italiane che avranno il piccolo vantaggio di giocare in casa la partita di ritorno, ma dovranno superare i norvegesi del Bodo Glimt (Inter), i turchi del Galatasary (Juve) e i tedeschi del Borussia Dortmund (Atalanta). Il compito meno difficile sembra quello degli uomini di Chivu, ma senza sottovalutare l’avversario visto come ci ha (stra)battuto la Norvegia a livello di Nazionali nel girone mondiale: scoppole di 3-0 a Oslo e 3-1 a San Siro.
Pochi italiani in campo

Proprio a proposito di riflessi azzurri da notare come le 4 nostre squadre impegnate nell’ultimo turno su 44 giocatori titolari ne abbiano schierati soltanto 11 italiani: due Inter e Juve, 3 l’Atalanta e 4 il Napoli (Meret, Buongiorno, Di Lorenzo e Vergara, ma solo per le numerose assenze). Unico azzurro in buona forma appare Dimarco mentre gli altri hanno meritato sufficienze stiracchiate ad eccezione di Vergara.
Insomma anche le Coppe europee non sono state un buon viatico per Gattuso, ma il problema dei troppi stranieri è ormai la norma nella nostra serie A. Il mercato di gennaio sta confermando che si va a pescare sempre di più all’estero e si riducono al minimo gli spazi per i nostri (rari) giovani di talento. Si sta segnalando forse il solo Pisilli della Roma che Gasperini ultimamente valorizza, ma che in Nazionale ha fatto una fugace apparizione con Spalletti per poi sparire dai radar.
Cosa ci dice la Champions

Insomma la Champions e l’Europa league ci consegnano un’Italia pallonara costretta a pedalare in salita con difficoltà sempre maggiori e speranze di successi ridotte al lumicino. Ma il calcio resta un “mistero senza fine bello” (cit. Gianni Brera) e le sorprese sono dietro l’angolo. Anzi dietro il… corner!
















































































