L’Associazione culturale Voci di Velluto in collaborazione con Mestre Mia, Associazione molto presente nel Territorio, torna a sorprendere il pubblico con un nuovo recital “La mia vita libera” dedicato a Luigi Tenco, una delle voci più intense e tormentate della canzone italiana. Il tutto presso l’auditorium “Cesare De Michelis” del Museo del ‘900 M9 , davanti a un folto pubblico di tutte le età per una serata di musica dal vivo, narrazione e riflessioni sul cantautore scomparso troppo presto.

A narrare l’evento Marco de Alberti di “Voci di Velluto”, ideatore e curatore di questo importante contributo a Luigi Tenco, che come artista va ricordato per aver lasciato un segno importante nella sua epoca e tuttora ci porta a riflettere, emozionandoci con le parole delle sue canzoni.
Un recital costruito come un racconto


La produzione si presenta come un percorso narrativo-musicale che attraversa l’intera parabola artistica di Tenco. Non un semplice concerto, dunque, ma una drammaturgia pensata per ricostruire l’anima inquieta e modernissima del cantautore. La regia esemplare di Massimo D’Onofrio, ha permesso ai vari interpreti a partire dal narratore, attraverso le lettrici – Daniela Alzetta, Rossella Gioia, Marilisa Alfieri – i musicisti (Alessandro Modenese, chitarra e voce e Andrea Uliana, tastiera ed arrangiamenti), di raccontare la storia di un giovane, di un artista, di un interprete carismatico del suo tempo. Sul palco si sono alternate voci recitanti, immagini e canzoni, legati tra loro anche da un filo conduttore fatto di testi, lettere personali, interviste e aneddoti. Ogni brano è preceduto da un’introduzione che contestualizza il momento storico e creativo in cui è nato, restituendo al pubblico non solo le canzoni, ma l’uomo.
Un perfetto connubio

Gli artisti dell’associazione “Voci di Velluto” hanno saputo coniugare tecnica e partecipazione emotiva. Le voci recitanti hanno guidato il pubblico in un viaggio intimo, mentre i musicisti hanno mantenuto un equilibrio tra fedeltà alle atmosfere originali e una propria cifra interpretativa. Particolarmente apprezzata la scelta di includere letture dalle lettere di Tenco e stralci di interviste, utili a illuminare la complessità della sua personalità: l’ironia sottile, la fermezza delle posizioni artistiche, la fragilità mai esibita. Il repertorio comprende i brani più celebri, ma anche composizioni meno frequentate, che rivelano la profondità di un autore che rifiutava l’omologazione musicale del suo tempo. L’arrangiamento, rispettoso ma non didascalico, alterna piano e chitarra a sonorità più contemporanee, mettendo in risalto la modernità dell’autore.
Luigi Tenco quanto mai attuale

La direzione artistica ha voluto sottolineare come l’opera di Tenco resti attuale: il disagio esistenziale, l’incapacità di adattarsi ai compromessi, la ricerca della sincerità in un mondo che tende al superfluo. Il pubblico, coinvolto e partecipe, ha seguito con attenzione ogni passaggio del recital, tributando lunghi applausi ai momenti più intensi.
Ritratto di Luigi Tenco

Luigi Tenco (Cassine, 21 marzo 1938 – Sanremo, 27 gennaio 1967) è una delle figure più emblematiche e tragiche della musica italiana del Novecento. Musicista, cantautore e intellettuale irrequieto, fu uno dei protagonisti della cosiddetta “scuola genovese” insieme a Fabrizio De André, Gino Paoli e Bruno Lauzi.
La sua vita sin da bambino, non fu sicuramente facile, si ritrovò orfano di padre insieme al fratello Valentino, e forte fu la dedizione per la madre che tanto fece per loro, permettendo a Luigi, una volta trasferitesi a Genova di frequentare il liceo, di avere una ottima solida base culturale, che lo ha reso pertanto edotto su molti temi, da sempre amante della letteratura. Per la madre, che si era ammalata e aveva bisogno di cure e medicine, iniziò a lavorare in giovane età esibendosi per guadagnare qualcosa. Oltre a studiare e lavorare, aveva imparato a suonare il sassofono ed il clarinetto.
L’amicizia con De Andrè

A 13 anni aveva già una band composta da vari membri tra cui l’amico Bruno Lauzi. A Genova lega molto con un altro grande della musica italiana: Fabrizio De André, con lo stesso andrà a Milano nel 1959, per lavorare con la casa discografica “Ricordi”, dove incontra e stringe un forte legame anche con Giorgio Gaber ed Enzo Iannacci. Quello fu per lui un periodo spensierato. Amante della cinematografia, aveva acquistato una cinepresa, adorava fare cortometraggi e la passione per il cinema lo portò a recitare nel ’62 in un film del noto regista Luciano Salce, “La cuccagna”. Il regista è conosciuto per la sua satira pungente, tra i suoi film più famosi i primi due Fantozzi.
Altra figura intellettuale a cui era molto legato anche per le origini fu quella di Cesare Pavese, il grande scrittore con cui ha condiviso idee e linee politiche e alla fine accumunati dallo stesso tragico destino: quello del suicidio.
Una voce fuori dal coro ed il rapporto difficile con l’industria discografica

Fin dagli esordi, Tenco si distingue per la volontà di rompere gli schemi della canzone tradizionale. I suoi testi affrontano temi insoliti per l’epoca: l’inadeguatezza, la solitudine, il conflitto tra aspirazioni personali e realtà sociale, la denuncia dell’ipocrisia. Scrive canzoni d’amore, ma senza artifici retorici: l’amore di Tenco è reale, a volte tormentato, sempre sincero. Scrive molto anche di situazioni attuali dell’epoca e da spirito è spesso critico nei confronti del mondo musicale, Tenco non accetta compromessi. Questo atteggiamento, unito alla sua personalità introspettiva, lo porta spesso a scontrarsi con produttori e direttori artistici. Nonostante ciò, lascia un repertorio ricco e modernissimo, destinato a influenzare generazioni di cantautori. All’epoca la censura era abbastanza presente, soprattutto quando si trattava di esibizioni in televisione.
Sanremo 1967: la tragedia

La sua morte arriva tragicamente, durante il Festival di Sanremo del 1967 dopo l’eliminazione del suo brano “Ciao amore ciao”, canzone condivisa con la cantante Dalida e con etichetta discografica RCA, canzone che aveva per lui una valenza più antimilitaresca. L’accaduto rappresenta una delle pagine più drammatiche della musica italiana. Mike Bongiorno che conduceva quella edizione raccontò che dovette spingere Tenco a salire sul palco e la sua esibizione non fu eccezionale.
Non si capì mai per quale motivo , molte le ipotesi, molte le circostanze che restano da spiegare: come la lettera ritrovata , la pistola, una scena del crimine contaminata, una Dalida che non fu ascoltata con attenzione, ma rimpatriata in Francia. Anche con una situazione del genere lo spettacolo andò avanti, “the show must go on”, ma la tragedia segna uno spartiacque. Con lui nasce il mito di un artista sensibile e incompreso, ma soprattutto si accende una nuova attenzione verso la canzone d’autore come forma autentica di espressione culturale.
Marco D’Onofrio gli rende omaggio

“Tenco- commenta il Presidente di “Voci di Velluto”, Marco d’Onofrio- lo abbiamo voluto in “La mai vita libera” riscattare da quel ruolo di artista melanconico, triste, non abbiamo voluto speculare con questo spettacolo, sulla sua già tanto discussa fine, a cui non ci sarà mai verità, quello che ci premeva era rendergli omaggio per la sua genialità e capacità di guardare avanti, ecco perché un po’ va a scontrarsi con un uomo che abbia optato un gesto tanto plateale in un contesto come il Festival di Sanremo”.

Un’eredità che vive ancora

Oggi Tenco è considerato un pioniere: la sua scrittura, asciutta e poetica, ha anticipato temi e stili che diventeranno centrali negli anni successivi. A lui, va ricordato, è dedicato il “Premio Tenco”, uno dei riconoscimenti più prestigiosi della musica italiana. Tenco rimane vivo nelle sue canzoni enei ricordi di chi lo ha conosciuto anche come giovane uomo molto allegro propenso alla condivisione di momenti conviviali.
L’orgoglio di Sperandio

Un evento che ha dato soddisfazione anche al dottor Andrea Sperandio Presidente Di “ Mestre Mia”, che ha sin da subito creduto nella possibilità di portare a Mestre sul palco dell’M9 questa opera : “Sono stato molto soddisfatto dalla presenza di un pubblico folto e molto accogliente, emozionato, con la voglia di riscoprire questo personaggio”.
















































































