Brutti tempi quelli in cui il cielo fa paura, e non si parla di eventi atmosferici che pur provocano disastri sulla terra. Non si parla di buio in cielo. Si parla di questioni attuali che il buio potrebbero portarlo. Apro, oggi, con questa frase, pronunciata l’altro giorno da una cara amica di Rovigo. Sento ancora la sua voce: ”Non parlo dell’aria che respiriamo, ma di rumori di natura ignota che mi mettono addosso una inquietudine mai provata prima d’ora. Da qualche tempo, confesso, il cielo mi fa paura. Mi accade durante le passeggiate in campagna che abitualmente occupano parte delle mie giornate. Cammino con i sensi all’erta, come se mi aspettasse un pericolo, quando invece si tratta del pesante volo degli aironi. A volte i rumori in cielo sono violenti e sono provocati da jet militari che fanno esercitazioni a bassa quota. Li conosco, vengono dalla basi di Rivolto o di Aviano, so che non sono una minaccia, eppure provo un’angoscia senza nome.
A volte, basta un rumore qualsiasi – continua la signora polesana – a farmi alzare gli occhi al cielo perché di questi tempi non sai più cosa voli sopra di te”.
Il buio e la paura

L’amica ha dato voce a una forma di apprensione che, “da qualche tempo”, stiamo provando in molti: una psicosi generata dalla guerra in Ucraina dove nugoli di droni, vere bombe volanti, oscurano il cielo scaricando piogge d’acciaio e terrore. Questi cieli militarizzati sono gli stessi dove un tempo ali angeliche portavano il messaggio natalizio: oggi, se solo osassero affacciarsi all’orizzonte, diventerebbero il bersaglio di qualche missile supersonico.
La paura legata a un rumore nell’aria è alimentata dai mass media che ci allarmano con minacce verosimili: già pattuglie di droni misteriosi, ma non troppo, si sono affacciati minacciosamente ai confini del nostro mondo, a dimostrazione del fatto che il cielo e la facilità di penetrazione delle armi volanti in territori neutrali ci mettono addosso una tensione che i più anziani tra noi hanno conosciuto.
Quel buio interiore

La mia amica ha avuto il coraggio di esternare il suo tormento interiore: ma, dicevo, le sue paure sono anche nostre, perché sono molti gli autocrati più o meno folli, padroni degli arsenali atomici: dunque le aggressioni sono infinitamente possibili. I loro deliri di potenza possono tarpare le ali agli Angeli del Natale?
I cosiddetti potenti della Terra non conoscono la riserva di resistenza che gli uomini liberi hanno accumulato, pronti a metterla in pratica in nome dell’umanità offesa. Comunque, non riusciranno a tarpare le ali agli angeli messaggeri.
Ci può consolare il fatto che l’ombra sinistra e barbara di qualche stormo di droni killer non varcherà le difese della nostra civiltà.
Dice il saggio: ”Non si deve aver paura della paura”.
Un nuovo patriottismo

Siamo globalizzati, e ancora non sappiamo se sia un bene o una necessità storica: se ci guardiamo allo specchio, o anche fuori dalla finestra, non scopriamo cambiamenti vistosi, eppure…Eppure eccoci qui, immersi nel mondo attraverso gli apparati della comunicazione: noi sappiamo ogni giorno del mondo, ma il mondo, come dice il saggio, sa di noi?
In questi giorni prenatalizi dovremmo sentirci più che mai europei perché la nostra casa comune, appunto il continente Europa, è sotto attacco da parte di un ex alleato, cioè l’aspirante tiranno d’oltre oceano, che ci ha dileggiato ponendosi come profeta di una rivoluzione (leggi trumpizzazione) da realizzarsi con la complicità di quinte colonne seminate anche in Italia, che prevede la cancellazione dell’Unione Europea e la “liberazione” degli stati membri, naturalmente manovrabili dal tycoon e dai suoi pseudo ministri.
Il rischio del buio della trumpizzazione

L’Europa, intesa come UE, è un ostacolo alla americanizzazione dell’Occidente. I compari di Trump, Putin e Xi, hanno già molta parte della Terra sotto il loro giogo.
L’Europa non è in vendita, però se ne può fiaccare la resistenza premendo dall’esterno e confidando sull’aiuto “fraterno” di certi gruppi che adorano il potente di turno.
L’appetito di certi autarchi ovvero, in un caso clamoroso, lo zarismo famelico di Mosca, non ha limiti e, purtroppo, trova affiancatori pronti a sedersi alla tavola imbandita. Noi dovremmo sviluppare, ove già non ci sia, un patriottismo nuovo, cioè dare altri confini al sentimento di appartenenza. Le piccole patrie non sono ancora con-fuse nella Patria grande, ma quello che non fanno i governi lo possono fare i loro cittadini. Certo è difficile abbattere i muri che ci proteggono e insieme ci isolano da secoli: molto si è fatto “ut unum sint”, come direbbe il Papa, ma dobbiamo educare i bambini e anche i nostri cuori al riconoscimento di una grande madre–patria.
La mia strada

(poesia)
I rumori e le voci di strada
assomigliano a parole concitate
e urgenti e se le beve il vento.
Anche stasera, sotto la finestra,
il commerciante chiude con fragore
le saracinesche e la contabilità.
La campanella dei cappuccini
puntuale come un orologio
segna l’ora di notte: è l’ultima
preghiera per chi si affida
alla rete di una fede sincera,
una preghiera orizzontale
come lo sferragliare del tram
nella prima nebbia invernale.
Ah, poter dire tutto questo
in una sola parola.
Anonimo 25
















































































