Le donne uccise in Italia nel 2024 sono state 113, delle quali 99 in ambito familiare o affettivo. Di queste 61 hanno trovato la morte per mano del partner e dell’ex partner, secondo i dati forniti dal report di analisi “8 Marzo–Giornata internazionale della donna”, elaborato dal Servizio Analisi Criminale. Un femminicidio quasi ogni due giorni, una strage continua che non accenna a fermarsi. Di fronte all’ennesimo terribile, inaccettabile, caso di cronaca a tutti noi è capitato di pensare «Poteva essere mia figlia». A troppe madri e a troppi padri, è accaduto, e ancora oggi accade, di dover dire, con il cuore spezzato «Era mia figlia».
Quelle donne rimaste senza voce

La giornalista Irene Vella si occupa da sei anni di femminicidi, ma c’è stato un momento preciso in cui il suo nuovo libro Era mia figlia. Per ritrovare le voci delle donne che abbiamo perduto (Milano, Solferino, 2025) ha cominciato a prendere forma. È accaduto il 12 novembre del 2023, quando si seppe che, molto vicino a casa sua, una ragazza di Vigonovo, in provincia di Venezia, era scomparsa la sera prima dopo essere uscita con il suo ex fidanzato. Una ragazza, Giulia Cecchettin, della stessa età di suo figlio, che frequentava la sua stessa università, a cento metri da casa sua, che dopo giorni di straziante attesa, è stata ritrovata uccisa da chi diceva di amarla. «Da quel giorno qualcosa si è rotto. O forse, si è acceso», ha scritto Irene. E ha iniziato a raccontare la storia di donne strappate alla vita, dando loro voce, sulla sua pagina Facebook (https://www.facebook.com/irene.vella2), usando la prima persona, facendole parlare non solo della loro morte, ma soprattutto della loro vita e dei sogni che nutrivano, dei loro interessi e dei loro affetti, e facendosi anche tramite del dolore di chi resta.
Come è nato il libro

«Ho capito che non bastava più raccontare la cronaca. Dovevo restituire la voce a chi non ce l’aveva più. Così è nato Era mia figlia.
Un’idea semplice, brutale, potente. A gennaio avevo già scritto la struttura del libro. Sapevo esattamente cosa volevo dire. E mi sono sentita dire: “Un titolo così non lo pubblicherebbe nessuno.” “Ma perché vuoi parlare di ragazze già morte?”. “Chi vuoi che lo legga un libro del genere?”. Mi hanno sbattuto la porta in faccia. Mi hanno riso addosso. Come se il dolore dovesse restare chiuso. Come se raccontare queste storie fosse inutile. Ma io, invece, avevo capito una cosa: che quello era il mio dono. Che questa è la mia diversità, la mia unicità. Io riesco a dare voce a chi è stato messo a tacere. E lo considero un privilegio.»
Il suo progetto ha commosso le famiglie delle vittime, ha raggiunto un vasto pubblico, che è cresciuto giorno dopo giorno. Irene Vella quei padri e quelle madri li ha incontrati, li ha ascoltati, ha scoperto che tra loro si parlano, si incontrano, si sostengono.
L’attenzione di tante persone che hanno letto e seguito i post pubblicati sui social (34 milioni di visualizzazioni. 111.000 follower in un mese) hanno determinato, alla fine, l’attenzione di ben cinque editori, e tra questi l’autrice ha scelto Solferino che ha creduto nel progetto, nelle storie, nelle ragazze.
Il libro racconta 18 femminicidi, 18 storie, 18 vittime, uccise da chi diceva di amarle, ma in realtà non sopportava il rifiuto,non accettava la libertà, non sopportava di perdere il controllo su di loro.
Quella voce che prende vita tra le pagine di un libro
Ogni storia inizia dando la parola alla vittima, che parla in prima persona: le donne, ma c’è anche un bambino (vittima della furia vendicativa del padre), raccontano la loro vita, come hanno conosciuto l’uomo che le ha uccise e come hanno vissuto il momento in cui sono state ammazzate. Irene Vella si è basata basata sui colloqui con i famigliari, che hanno voluto condividere con l’autrice il ricordo della figlia, della sorella, della zia, della madre. Di ogni storia poi Vella approfondisce i dettagli del processo, se c’è stata una condanna (spesso inadeguata rispetto all’enormità dell’omicidio), e racconta anche come vivono i parenti della vittima, il “dopo”, che li condanna a un vero e proprio ergastolo, schiacciati da un dolore senza fine.
La voce restituita alle vittime

Ricordiamoli questi nomi, spesso oscurati, nelle cronache, da quelli dei loro carnefici: Sofia Castelli, Carmela Cirella, Martina Scialdone, Vanessa Simonini, Samia Kedim, Marisa Maldera, Daniele Paitoni, Giulia Cecchettin, Tiziana Rizzi, Rosalba Tedesco, Chiara Gualzetti, Carol Maltesi, Cesira Petronilla Ferrari, Elvira Orlandini, Julia Olga Calzoni, Simonetta Ferrero, Cristina Golinucci, Giuseppina e Concettina Livolsi. Sofia, uccisa nel suo letto dal suo ex fidanzato; Vanessa, strangolata a 20 anni da un amico di famiglia; Carmela, indotta a tredici anni al suicidio dall’indifferenza, dal sospetto, dal silenzio. Nel libro troviamo la voce di Giovanna, otto anni appena, che ha provato a salvare sua madre facendole scudo col corpo; c’è la storia di Tiziana, uccisa dal marito davanti al figlio, e di Damiano Rizzi, il fratello che l’ha cresciuto come un padre; c’è Marisa Maldera, moglie del “killer delle mani mozzate”, uccisa e bruciata nella sua auto nel 2003. Ci parlano Miriam, una donna tunisina arrivata in Italia per offrire a sua figlia una vita migliore, e Giuseppina e Concettina Livolsi, due sorelle siciliane emigrate a Torino per lavorare: nel 1923 furono uccise durante una processione, colpite per gelosia, dimenticate per un secolo.
Un cronaca giornalistica

Irene Vella scrive: «Ogni capitolo nasce da una ricostruzione giornalistica, basata su atti giudiziari, testimonianze e processi. Non ci sono invenzioni, ma fatti, voci, documenti, e l’eco di chi ha perso tutto e ha deciso di parlare. Come Gino Cecchettin, che trasforma il dolore in battaglia civile. Silvia Gaggini, che ogni giorno lotta per onorare Daniele. Come Andrea Giannangeli, che ha visto con i suoi occhi l’orrore nel ritrovare Carol Maltesi. In ogni storia ho ascoltato i sopravvissuti. Chi resta vive un ergastolo emotivo, ma anche la responsabilità di non far svanire quel ricordo. Sono madri, padri, fratelli, figli, che hanno imparato a convivere con l’assenza trasformandola in testimonianza. La loro forza è diventata il cuore pulsante di questo libro. Senza di loro, nulla avrebbe senso.».
Un coro che di storia in storia, nella diversità delle protagoniste e degli eventi, suona la nota di un obiettivo comune, da perseguire con ostinazione: «mai più».
La presentazione

Questo libro non è solo una restituzione, dunque, ma rappresenta una denuncia e uno strumento per imparare a capire i segnali, a comprendere il pericolo, per salvarsi e anche per dare aiuto. Perché non è amore se c’è controllo, possesso. Non c’è amore quando c’è violenza.
Irene Vella scrive con passione e cuore, con rispetto ed estrema attenzione, con vera onestà intellettuale. Di questo dobbiamo esserle davvero grati.
I suoi racconti continuano ogni giorno su Instagram e Facebook: fino ad ora sono circa 250. Alcune sono storie contemporanee, altre sono cold case, casi irrisolti.
Il libro sarà presentato sabato 22 novembre all’M9 – Museo del ‘900, Mestre, alle ore 17, sala M9LAB.
L’autrice

Irene Vella, giornalista, scrive da sempre, raccoglie emozioni e le trasforma in storie. Oggi è editorialista di punta del magazine femminile online più letto d’Italia, “DiLei”, dividendosi tra articoli e interviste in streaming nella sua rubrica. Nel 2012 è inviata televisiva per il Cristina Parodi live a La7; da allora ha lavorato a lungo per tutte le reti nazionali, in programmi come Verissimo, Pomeriggio 5 e Mattino 5, e ha collaborato con le principali riviste femminili italiane (“TuStyle”, “Donna Moderna”, “Vanity Fair” e “Grazia”). A marzo del 2020 pubblica su Facebook la sua poesia La primavera non lo sapeva, diventata virale in rete, tradotta in 22lingue. Nel 2023 ha pubblicato con Feltrinelli Un chilo alla volta. Viaggio andata e ritorno dalla prigione dell’obesità.
Irene Vella, Era mia figlia. Per ritrovare le voci delle donne che abbiamo perduto. Prefazione di Roberta Bruzzone, Milano, Solferino, 2025.

















































































