Il recupero degli edifici dismessi o abbandonati è il primo passo per realizzare città più sostenibili e, con esse, anche un futuro più sostenibile. L’allontanamento degli edifici industriali e produttivi in genere dai centri cittadini, a causa del fatto che con il passare del tempo e i cambiamenti della società è cambiato anche il nostro modo di vivere, ha portato all’abbandono di molti edifici dove prima si svolgevano attività di vario genere: fabbriche dismesse, stazioni ferroviarie in disuso, e altre strutture un tempo fondamentali per la vita cittadina sono ora abbandonate e sempre più spesso oggetto di occupazioni abusive. Molti di questi edifici sono in posizioni centrali delle città, quindi molto appetibili per il mercato residenziale, e alcune hanno anche un valore storico significativo. Purtroppo, il degrado interessa questi edifici, coinvolge anche il tessuto urbano circostante, creando a volte problemi di convivenza civile.
Alcune città hanno già pensato al recupero

Negli ultimi anni, alcune città hanno intrapreso progetti di recupero degli edifici abbandonati, puntando su soluzioni creative per dare nuova vita a strutture che diventano oggetto di quello che si può definire il “riuso adattativo”, cioè l’adattamento di un edificio già esistente a nuove esigenze sociali e funzionali, modificandone la destinazione d’uso, senza però compromettere la fisionomia di base dell’edificio e, quando possibile, preservando il suo valore storico e culturale.
Quali sono i vantaggi?

La rigenerazione urbana è una pratica di più ampio respiro rispetto alla “semplice” ristrutturazione di edifici abbandonati, perché il suo obiettivo è il benessere della comunità che abita l’area interessata. Aggiunge così all’istanza ambientale un obiettivo di sostenibilità sociale, arrestando non solo il degrado del suolo ma anche quello della comunità e della città. L’ambizione è quella di migliorare la qualità della vita delle persone che abitano nell’area oggetto di riqualificazione.
Il recupero degli edifici abbandonati rappresenta una scelta vantaggiosa sotto molteplici punti di vista, in quanto le demolizioni e lo smaltimento dei detriti hanno costi elevati, soprattutto se c’è la presenza di materiali pericolosi come l’amianto. Il recupero degli edifici abbandonati non si limita alla semplice conservazione, ma include anche la creazione di nuove funzioni che rispondano alle mutate esigenze della comunità. Inoltre, recuperare edifici legati a un determinato luogo consente di mantenere viva la memoria storica del territorio e, cosa di non poco conto, così facendo si riduce il consumo del suolo provocato da nuovi cantieri.
Recupero, un risparmio di suolo

La domanda è: perché costruire nuovi edifici consumando suolo quando si potrebbero semplicemente riqualificare edifici già esistenti in stato di abbandono? Evitare il consumo del suolo, in Italia, potrebbe essere relativamente semplice, iniziando con la ristrutturazione dei 250 km quadrati di edifici abbandonati sparsi per il Paese, superficie che potrebbe essere rigenerata e riutilizzata, evitando così la cementificazione di altrettanto terreno. Fermare il consumo di suolo significa dare più respiro alle città, migliorare la qualità della vita e tutelare la biodiversità animale e vegetale.
Il suolo è, inoltre, un serbatoio di anidride carbonica e può assorbirne e stoccarne in modo permanente grandi quantità contribuendo alla decarbonizzazione auspicata per il 2050; non è un caso che sempre il 2050 sia l’anno nel quale si deve raggiungere l’azzeramento del consumo di suolo. In più, la rigenerazione urbana consentirebbe alle città di interrompere per qualche anno l’espansione, in attesa di una legge che la regoli, permettendo di godere anche di vantaggi che vanno al di là della tutela ambientale.
Non solo Italia

Sono molti gli interventi effettuati un po’ in tutto l’Occidente di recupero di edifici abbandonati, che dimostrano come queste operazioni possano trasformarsi in occasioni di rigenerazione urbana. Uno degli esempi più straordinari è “ROTUNDA”, un vecchio serbatoio industriale diventato una casa tutta curve, di quasi 1.000 metri quadrati di superficie. Si tratta di un’ex struttura risalente all’epoca della Guerra Fredda, trasformata in un’abitazione spettacolare, dove il design circolare e la luce naturale l’hanno completamente ridisegnata.
Non capita spesso di trovare una casa che sia all’altezza del termine “straordinaria”, ma nel caso di questa abitazione situata in un ex sito di prove militari, il termine è del tutto appropriato. La struttura, che un tempo era un serbatoio d’acqua di 46 metri di diametro, ha la forma di un cerchio perfetto ed è davvero unica. Con tutte le sue curve e senza bordi, Rotunda si trova nel secondo parco più grande degli otto parchi reali di Londra, Bushy Park. Durante la Guerra Fredda, l’Ammiragliato, il dipartimento governativo responsabile della Royal Navy, costruì un grande serbatoio circolare d’acqua per testare i missili sottomarini. La struttura era sormontata da una cupola di rame per impedire agli aerei spia di vedere i lavori segreti che venivano svolti sottoterra.
Rotunda e il recupero

Dopo la Guerra Fredda, lo studio di architettura Norman & Dawbarn è stato incaricato di trasformare la proprietà in una casa luminosa e spaziosa, che ora dispone di sei camere da letto e bagni e di una superficie abitabile su due piani che copre ben 937 metri quadrati. Gli architetti, noti per le loro costruzioni brutaliste e progetti come il BBC Television Centre a White City, hanno dato forma a questa casa familiare con una serie di elementi unici. L’edificio principale, a forma di mezzaluna, forma un cerchio con il muro di cemento dell’antico serbatoio dell’acqua, creando al suo interno un giardino privato perfettamente appartato. Richiamando il passato della struttura, la casa ha un tetto in rame, mentre l’uso abbondante di vetro e tocchi di alluminio, come la scala a chiocciola, conferiscono alla casa un aspetto contemporaneo, quasi futuristico.
Rotunda l’esempio del recupero

Grazie all’insolita curvatura dell’edificio, tutte le stanze, ampie e dalle forme fluide, sono inondate dalla luce naturale che entra da entrambi i lati. Le finestre relativamente piccole sulla parete esterna garantiscono la privacy, mentre la parete interna è dotata di grandi vetrate a tutta altezza. Accanto all’ampio salone, c’è una sezione non ristrutturata al piano inferiore abbastanza grande da ospitare una piscina, una spa e una palestra, mentre l’area esterna, che completa questa straordinaria proprietà, offre lo spazio potenziale per aggiungere strutture delle dimensioni di un campo da tennis. Oggi, Rotunda è un edificio contemporaneo spettacolare, dal design impressionante.







































































