Ma se perdiamo le parole che cosa ci resta? “Cosi scrive, provocatoria, una lettrice che, probabilmente, è frastornata dal chiacchericcio mediatico. Si rassicuri: la parola umana è metamorfica, cioè capace di trasformazioni incredibili. Anche i robot che esploreranno lo Spazio porteranno le nostre parole. Questo pensiero riflette una considerazione legata a una parola, cioè cura, che nasce dalla medicina ma oggi è rimbalzata nella filosofia, nella letteratura e nella religione. A me piace l’espressione “cura delle parole”.In effetti in questo nostro tempo c’è come un timore che,”vedi la signora citata”le parole siano in pericolo, usurate, strabiche, false, velenose e rinsecchite.

In realtà si nota un uso disinvolto del nostro vocabolario nazionale che si ingolfa di termini scientifici e tecnologici mentre si trascurano le parole ereditate dal nostro umanesimo. La velocità che caratterizza il nostro tempo influisce anche sull’uso del discorso interpersonale che nei social si riduce, addirittura, a puro segno, e che io chiamo caricatura della parola, il cui valore non sta nel mugugno ma nella chiarezza della sua”forma”.

La letteratura, come dicevo, apre vie nuove all’oralità. Una scrittrice francese ha dedicato un romanzo in cui quattro ragazzi problematici superano il confine della loro condizione partecipando a una gara -nientemeno- di eloquenza, perché “le parole giuste raddrizzano la vita”.
Un incontro in montagna

“Siete dei nostri?”. La domanda, inattesa, ce l’ha posta una giovane che ci ha superati mentre facevamo una passeggiata in montagna. La giovane faceva parte di un gruppo molto particolare di gitanti:”tutti ciechi”ci ha edotti una di loro, e solo allora abbiamo notato le loro guide a quattrozampe. Senza volerlo, io e mia moglie siamo stati assorbiti dalla comitiva e ci siamo trovati a condividere il passo e i dialoghi con quegli sconosciuti speciali e, possiamo dirlo oggi, ci siamo emozionati.
Quella mattina abbiamo sperimentato su noi stessi una condizione di minorità che non ci ha fatto sentire estranei. Metterci insieme è stato un fatto naturale che a me ha fatto pensare ai torrenti Canali e Cismon che, sotto il ponte di Transacqua, diventano una sola corrente. Abbiamo camminato insieme tra voci serene e amiche in uno scenario di pace tra prati soleggiati, sotto la protezione del massiccio delle Pale di San Martino e nell’abbraccio naturale delle montagne sorelle.

Per quanto ci riguarda essere stati accolti lungo la via, sconosciuti viandanti, ci ha trasmesso un messaggio antico. Fuori da questo tempo di inimicizie ed estraneità: infatti, ci siamo riconosciuti reciprocamente. E’ stato un rivelare le stesse radici nascoste fino a quel momento dalle consuetudini sociali e dal timore dell’altro. Un’avventura che diventerà presto un ricordo che sarà bello raccontare.
Stella vagabonda

(poesia)
Una scia di fuoco dorato,
fantasma di luce celeste
ha trasformato in fiaba
una notte estiva:”quella stella è sfuggita”
direbbe un bambino, e un poeta.
Ma tu sai che quella scia di luce
era una meteora vagabonda,
uscita dagli spazi profondi,
abissi di freddo silenzio.
In quella notte la visitatrice
cosmica è diventata visibile
negli estremi secondi di vita.
Nel tuo orizzonte l’incredibile
è avvenuto: hai assistito
all’incontro fra un frammento
cosmico e un areo di linea
carico di umanità: due realtà
in viaggio ignote una all’altra,
e per te, visitazione celeste.
Anonimo 25








































































Quando vedo quelle nebulose , penso che Dino sia lì e che io non riesco a vederlo , perché sono troppo limitata nella mia pochezza terrena .
Allora prego Iddio onnipotente che mi tolga dai limiti terreni e mi faccia arrivare là, dove il Creato esplode di luce e di Bellezza.