Come è bella la Storia, quando te la sanno raccontare. La Regina dei Mari. Venezia e le Repubbliche Marinare, edito da Biblioteca dei Leoni nel settembre 2021, è un viaggio affascinante nell’Europa mediterranea, nei secoli che dal Medioevo conducono all’Età Moderna.
Chi è l’autore della Regina dei Mari

L’autore, Gian Nicola Pittalis, giornalista professionista, scrittore, docente, è uno che di mare se ne intende: si è laureato in Lettere Classiche con una tesi sui traffici marittimi nell’antichità. Non è nuovo ad opere di divulgazione storica: per la stessa casa editrice, ha scritto I grandi condottieri della Serenissima, L’Inquisizione a Venezia e I segreti della diplomazia veneziana, tutti pubblicati con “Il Gazzettino”.
Penna agile e precisa allo stesso tempo, Pittalis riesce ad appassionare i lettori senza mai perdere la barra degli avvenimenti. Lo contraddistingue uno sguardo lucido, a trecentosessanta gradi, dove i grandi eventi storici si mescolano di continuo alle vicende dei singoli, ai mutamenti politici, alle variazioni economiche.
La Regina dei Mari e le altre autonomie

Eppure, forse, mai come in quest’ultima opera, dedicata alla storia delle Repubbliche Marinare – Amalfi, Pisa, Genova e Venezia, cui si sommano le tracce di altre autonomie cittadine, meno note, ma non meno importanti, come Gaeta, Noli, Ancona e Ragusa, l’attuale Dubrovnik – l’autore riesce nell’intento di collegare passato e presente in una logica inoppugnabile.
L’importanza del Mediterraneo
Il suo racconto ricostruisce il quadro, sfaccettato e plurimo, di un territorio che ormai tendiamo a sottovalutare, quello acqueo, delle nostre coste e delle regioni che si affacciano sul Mediterraneo.
La Regina dei Mari nella prefazione di Fozzati

Nell’analisi, con puntualità, lo aiuta nella bella Prefazione il professor Luigi Fozzati, archeologo subacqueo e antropologo del mare, Soprintendente a.r. del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La questione posta è fondamentale ed ineludibile: cos’è oggi il Mediterraneo per l’Italia? «Attenzione, – scrive Fozzati – la bibliografia non mente: il mensile Limes dell’ottobre 2020 ha il titolo emblematico L’Italia è il mare. L’Italia della politica, l’Italia delle pubbliche amministrazioni non sa cosa sia il Mediterraneo, non lo capisce, non ne percepisce la storia, l’importanza culturale, economica, geografica e strategica».
Una memoria da non disperdere

Lo stesso Pittalis si chiede perché la memoria di quella tradizione che costituisce le nostre radici si sia oggi cristallizzata in formule stereotipate, o trasformata nello scenario tragico dei respingimenti, nel dramma dei migranti che quel mare attraversano alla ricerca di una sorte migliore: due milioni e mezzo di chilometri quadrati, di cui non si ha più coscienza storica, né critica. Eppure, nota l’autore «Il Mediterraneo è stata fonte di sopravvivenza per gran parte dell’Italia e per tanto tempo, e lo è ancora».
La Regina dei Mari è la nostra storia
Le Repubbliche del Mare italiane rappresentano una parte importante della nostra storia, questa la tesi del saggio, perché rimettono al centro dell’attenzione quel territorio fatto soltanto d’acqua, dimenticato dalle carte geografiche, ma fondamentale per comprendere come si è evoluta la civiltà degli Stati che vi si affacciano.
La stessa Venezia si è sviluppata così perché era essa stessa il Mediterraneo, aveva considerato un ambito molto più ampio dei propri confini, con un’ambizione che abbracciava il mondo.
Non solo la Regina dei Mari. Un filo unisce la crescita del Mare Nostrum
E ora? «Può vivere – risponde Pittalis – purché sia ancora adesso Mediterraneo». Il filo che lega un passato glorioso e un futuro che ancora non conosciamo non si spezza: per questo conta il profilo commerciale che ha animato la crescita di queste città autonome, dal medioevo in poi, come è avvenuto per Amalfi; o ripercorrere la nascita della potenza militare di Pisa, Genova e Venezia.
Il centro del Mondo
Il mare come strategia, come ponte: isole che garantiscono il controllo di traffici e la collocazione di flotte ed eserciti; Sardegna e Corsica per Pisa e Genova; Cipro, le isole greche ed adriatiche per Venezia. Almeno fino a quando lo spostamento delle rotte verso l’Atlantico, con la scoperta dell’America, non dirotterà i traffici in altre direzioni.
La Regina dei Mari e un incipit mozzafiato

Un panorama multiforme, da cui Pittalis fa emergere curiosità e personaggi indimenticabili, a partire da quell’attacco in medias res, in cui Marco Polo – prigioniero nelle carceri genovesi dopo la disfatta di Curzola (1298) – racconta al suo compagno di cella Rustichello da Pisa le memorie di viaggio che oggi conosciamo come Il Milione. L’uno veneziano, l’altro pisano (imprigionato dopo la battaglia della Meloria nel 1284); entrambi cittadini di due Repubbliche Marinare, anche se il termine verrà inventato solo nella prima metà del 1800 dallo studioso svizzero Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi.
I tanti protagonisti
Molti altri protagonisti emergono dalla narrazione: la storia dell’amalfitano Flavio Gioia, l’uomo che probabilmente inventò la bussola; la vicenda di Stamira, anconetana, che si sacrifica per salvare la città dalle truppe del Barbarossa. Ancora una donna, la giovane Zinzica de’ Sismondi, pisana, avvisa i suoi concittadini che i Saraceni di Sardegna stanno dando l’attacco, dopo aver risalito l’Arno. Oppure le vicende di Guglielmo Embriaco, di nobile famiglia genovese, detto “Testa di Maglio”, che torna dalle Crociate con il “Sacro Catino” in cui Gesù avrebbe mangiato l’agnello pasquale nell’Ultima Cena.
La Regina dei Mari, Venezia. Un mondo nel Mondo

Poi, Venezia, “città senza mura”: residenza di Dogi e Arsenalotti, dove si armano galee e s’inventa la “partita doppia”. Venezia, dove tutte le vie di quel “mare-territorio”, per secoli, s’incrociano e costruiscono destini. Battaglie e cortei, Dogi traditori come Marin Faliero e condottieri come Vettor Pisani. Motti e proverbi, mercati e Inquisitori: un mondo.
Le parole di Maurizio Crovato e le simbologie

L’autore annota e racconta, così anche il dettaglio minuto acquista rilevanza: quasi vedere tutto al microscopio e, contemporaneamente, dall’alto. Senza scordare, nella prefazione al secondo volume dell’opera, una buona dose d’ironia retrospettiva: Maurizio Crovato, a sua volta giornalista di fama e divulgatore, porta l’attenzione dei lettori sulle minute sfumature di senso che la simbologia delle Repubbliche Marinare ha via via assunto, a partire dalle bandiere che le ricordano.

Con il Leone marciano dal Vangelo aperto in quella mercantile, rigorosamente chiuso, con tanto di spada stretta tra le zampe, in quella militare. Tant’è, cambiano i simboli, talvolta la comprensione dei percorsi.
Conclude Pittalis: «Non sempre la lingua del mare è comprensibile». Grazie al suo lavoro, al suo racconto, per noi ora lo è un po’ di più.
I due volumi della “Regina dei mari” saranno presentati sabato 22 gennaio alla Libreria Lovat di Villorba alle ore 18. Con l’autore parleranno dei libri Francesca Brandes e Valter Esposito.


















































































Complimenti bellissima recensione!