Quando io e mio gemello Giorgio, allora ventenni, documentammo l’abbandono del Lazzaretto Vecchio era il 1977. Eravamo (all’epoca) scandalizzati perché l’isola, ex caserma militare, era stata abbandonata solamente dodici anni prima, nel 1965. E nessuno, né militari, né civili, si era preoccupato del suo destino. Io, laureando a Ca’ Foscari con il mitico prof. Giuseppe Mazzariol, ci avevo anche dedicato la mia tesi di laurea in Lettere e filosofia. Ma erano stati i cani randagi abbandonati e ricoverati da volontari del Lido, a salvare momentaneamente l’isola dalle incursioni di vandali e dai ladri che già avevano saccheggiato (con profitto) altri piccole, ma ricche di storia, isole delle laguna.
Il Lazzaretto Vecchio museo archeolgico?

Ora, anno del Signore 2021, ovvero oltre mezzo secolo dopo l’abbandono, leggiamo con grande sollievo che il Mibac, il ministero dei beni culturali, diretto da Dario Franceschini, ha deciso di finanziare una cifra sostanziale (che va dagli undici ai quindici milioni di euro) per trasformare il Lazzaretto Vecchio in museo archeologico della laguna. Oggi, ci sarebbero alcune persone da beatificare, a cominciare dal custode dei cani, tale signor Scarpi, fino al professor Gerolamo Fazzini responsabile dell’Archeoclub.
Dopo tante indecisioni nel 2013, finalmente la Soprintendenza Archeologica del Veneto, con reperti clamorosi, tra cui migliaia di teschi degli appestati, monete antiche e documenti di incredibile valore storico, decise di affidarla come deposito e in custodia proprio ai volontari dell’Archeoclub. Nel 2014 ci furono quattro manifestazioni straordinarie con la visita di centinaia di visitatori. In precedenza, tra il 2004 e 2008, grazie ai finanziamenti e contributi statali della Legge speciale, il Consorzio Venezia Nuova, aveva eseguito importanti lavori di restauro strutturali.
Un patrimonio storico ma deserto

L’obiettivo, all’epoca, era l’esposizione al pubblico dei rinvenimenti archeologici, effettuali non sono in isola, ma a Venezia e nell’intera laguna. Due le persone che avevano con i loro studi, cambiato la storia antica della laguna, l’autodidatta Ernesto Tito Canal (Archeologia della laguna veneta, 2013) e il professor Wladimiro Dorigo (Venezia origini, 1983). Ma il Lazzaretto Vecchio restava pur sempre un’isola vuota di persone.
Il Lazzaretto Vecchio esempio di sanità storica

In questo biennio di terribile pandemia Covid avremmo dovuto avere la memoria ben più fresca. La storia sempre insegna. Il Lazzaretto Vecchio, nel 1423, fu il primo esempio al mondo, di sanità civile per limitare i danni della peste. I termini lazzaretto, quarantena e contumacia, sono ora entrati nei dizionari di tutte le lingue e vennero coniati in laguna. Addirittura il primo green pass nella sanità planetaria, venne consegnato qui, ad uso dei mercanti e dei viaggiatori che avevano evitato la peste.
Il Lazzaretto Vecchio e le pestilenze

Il Lazzaretto Vecchio, vicinissimo al Lido (appena una cinquantina di metri), merita un riepilogo storico.
Dopo le grandi pesti del Trecento e del Quattrocento, la Serenissima istituisce il Magistrato alla Sanità. I porti di mare, soprattutto quelli in contatto con l’Oriente, erano troppo esposti. Ad ogni epidemia le città si riducevano drasticamente di abitanti. Si calcola che nella peste del 1348, arrivata dalla Dalmazia, su circa 100 mila abitanti, oltre 40 mila furono i decessi. Il Lido, all’epoca era un semplice cordone sabbioso disabitato e il Lazzaretto si trovava giusto in mezzo alle due bocche di porto di ingresso principali. Il nuovo ospedale, oltre alla cura degli ammalati provvedeva all’espurgo delle merci contaminate. Il secolo successivo venne eretto il Lazzaretto Novo, mentre per il Lazzaretto Novissimo (isola di Poveglia), occorre aspettare l’Ottocento.
All’epoca non si conoscevano esattamente le cause della peste

Si pensava che il contatto o il semplice respiro di aria infetta fossero sufficienti per la diffusione dell’epidemia. Bisognerà aspettare il 1894 per capire che i topi fossero la principale causa di trasmissione. Dai roditori all’uomo il passo era breve.
Il Lazzaretto Vecchio agli Eremitani

Nel 1423 fu affidata la cura dei malati ai padri Eremitani, la chiesa (distrutta poi dai militari nell’800, assieme al campanile) fu consacrata a Santa Maria di Nazareth. Fin dal 1249 serviva come ricovero per i pellegrini diretti in Terrasanta, e da questo business (oggi si direbbe di agenzia viaggi) la Serenissima si procurava un sacco di profitti. Anche San Francesco e più tardi Sant’Ignazio di Loyola, venivano da queste parti per la trasferta nella terra natale di Gesù. Secondo la leggenda fu nientemeno che San Bernardino da Siena a convincere il Senato della Repubblica al nuovo servizio di assistenza appestati.
Il Lazzaretto Vecchio si è conservato abbastanza intatto fino ai nostri giorni

C’è il priorado, ci sono enormi stanzoni dove venivano accolti i malati. Un bassorilievo in marmo d’Istria riporta i santi protettori Rocco, Sebastiano e Marco. L’idea del museo dei reperti archeologici lagunari è validissima. Qualche perplessità per i collegamenti. Sarà un’isola nell’isola. Ovvero per accedere al museo occorrerà arrivare al Lido e da qui approdare in barca con breve traghetto al Lazzaretto. C’è chi ipotizza un collegamento con un ponte girevole, chi parla addirittura di tunnel. Il Lazzaretto diventerebbe tutt’uno con il Lido.
Unire lo storico Lazzaretto alla città non sembra una impresa impossibile.
Cani randagi, vi dedicheremo un monumento alla memoria.







































































