Che cos’è una notizia? È un fatto? Una stranezza? Un evento importante? Qualcosa che non si conosceva prima? Una novità? Cercando di rispondere a queste domande David Randall, caporedattore dell’«Indipendent» scriveva: “Esistono più o meno altrettante definizioni quante sono le storie stesse”.

Laggia e la Notizia
Nel libro Notizia (Padova, Edizioni Messaggero, 2021), Aberto Laggia parte da questa frase (pp. 13-14) per esplorare il mondo dell’informazione in cui siamo immersi, in un momento storico in cui il flusso delle notizie non è mai stato tanto abbondante e variegato. Un oceano, così lo definisce l’autore, nel quale si rischia di annegare se non si possiedono gli strumenti adeguati per navigarlo.
Come trovare la notizia
Se si elaborano i dati dell’incremento informativo determinato dalla rete (social, blog, siti internet) veniamo a sapere che negli ultimi due anni è stato creato il 90 per cento dei dati disponibili fino ad oggi. Per contrasto non è affatto detto che avendo a disposizione tanta mole di notizie, un vero e proprio bombardamento, oggi noi siamo più e meglio informati rispetto a prima che esistesse il web. Troppo rumore di fondo, troppe “fake news” rendono difficile orientarsi in questo marasma non privo di rischi.
Quando la notizia non è notizia
Nel libro di Laggia vengono messe a fuoco tutte le problematiche legate al giornalismo contemporaneo. Le notizie, infatti, non provengono più soltanto dai cosiddetti “mediatori”, vale a dire da professionisti. Chiunque possieda uno smartphone può caricare in tempo reale video e testi riportando quanto sta accadendo attorno a lui e le notizie rimbalzano velocemente da un account o da un sito all’altro, senza filtri, spesso anche senza verifiche. Inoltre, la crisi delle testate cartacee, che ha costretto al prepensionamento di molti giornalisti, ha portato all’utilizzo di collaboratori pagati pochi euro a pezzo (p. 77) – che devono competere con la rapidità della pubblicazione imposta proprio dalle nuove modalità di comunicazione tecnologica – e alla rinuncia a verificare sul posto le notizie con inviati, ricorrendo a quello che viene chiamato “churnalism” (dal verbo inglese to churm out, tirar fuori a getto continuo), un “taglia e cuci” proveniente per l’80 per cento da fonti non verificate (p. 76).
Informazione fai da te

Ormai l’informazione sembra essere diventata in gran parte un “fai da te”, una rincorsa continua a quello che Laggia definisce l’istantismo: “si scatta un’istantanea e si mette in circolo, ma il suo valore informativo resterà pari a zero, spesso, perché bruciata dall’istantanea che seguirà a breve. […] non si tratta neanche di notizie, tutt’al più sono contenuti virali che aspirano, al massimo, a un clic” (p. 116).
Come salvare il giornalismo
Per salvare il vero giornalismo, ci dice Laggia in questo suo libro, è necessario tornare a un’informazione ponderata. Una forma slow che si può sintetizzare in questa frase: “I fatti di ieri ve li spieghiamo domani”, perché è insensato continuare a rincorrere i social nella loro esasperata velocità. È necessario pensare di nuovo all’informazione come un servizio e non un prodotto e ai giornalisti come professionisti di qualità che vengono pagati per la loro competenza (p. 131).
Chi è Alberto Laggia

Alberto Laggia, giornalista, inviato del settimanale “Famiglia Cristiana”, si occupa di società, politica e cultura. Già cronista dell’Ansa, è esperto di Nord-est italiano e di problematiche riguardanti minori, migranti e cronaca ecclesiale. Dal 2006 coordina la “Scuola di giornalismo A. Chiodi” di Mestre, dove insegna nei laboratori di scrittura e di reportage e nei seminari di giornalismo sociale. È autore di un testo teatrale sui problemi del mondo dell’informazione, Facile dire giornalista… (2009)
Alberto Laggia, Notizia, Padova, Edizioni Messaggero, 2021








































































Bella recensione che coglie a pieno il senso della riflessione dell’autore.
Grazie!