Siamo finalmente arrivati ad intravedere quello spiraglio di luce che da mesi e mesi tutti noi aspettavamo. Uno spiraglio di luce alla fine di un tunnel che più buio non si può, che stiamo ormai percorrendo da oltre un anno e che ci ha visto portar via salute, socialità, lavoro e tutta quella moltitudine di cose, tendenze, usi e consuetudini che fanno parte della nostra quotidianità.
La riapertura di Musei, bar, ristoranti e di tante attività commerciali; l’annuncio del Premier Mario Draghi ai ministri del turismo durante il G20 invitando i turisti a prenotare le vacanze nel nostro paese; la conferma di eventi di caratura internazionale come la Biennale di Architettura o il Salone Nautico di Venezia. Sono questi i segnali concreti, tangibili, di una ripartenza che attendevamo con impazienza e di cui avevamo bisogno come l’aria.
Nessuna illusione. Non sarà una ripartenza facile

Certo, non illudiamoci, sarà una ripartenza timida e soprattutto molto graduale, ma porta un significato di straordinaria importanza per il futuro del lavoro e dei lavoratori. In particolare per tutte quelle città d’arte, e Venezia è in cima alla lista, dove senza turismo le città diventano fantasma e le prospettive di lavoro davvero modeste. Ma ironia della sorte proprio a Venezia che più di chiunque altro aspettava questa ripartenza, arriva il messaggio più contradditorio! Da un lato, due grandi eventi come Biennale Architettura e Salone Nautico con un intero sistema economico legato all’ospitalità che si rimette in moto, dall’altro un’improvvisa decisione governativa che viene calata dall’alto senza alcun confronto con le Istituzioni del territorio e che rischia di mettere ancora più in difficoltà il settore delle navi da crociera. Settore a grande valore aggiunto per l’economia del territorio, tenuto ostaggio della politica da quasi 10 anni.
4 Ministeri e la questione Marghera
La decisione dei 4 ministeri competenti su questo tema, infrastrutture-ambiente-cultura-turismo, di far approvare dal Consiglio dei ministri un decreto legge che prevede la riconversione di alcune aree di Marghera a punto di approdo per le crociere, ma al tempo stesso indice un concorso di idee per la progettazione di un terminal in mezzo al mare da utilizzare in futuro come soluzione definitiva, appare davvero paradossale.
Da una parte si sdogana finalmente Marghera, una delle aree più vaste in tutta Europa da riconvertire e riqualificare (e pertanto la soluzione di maggior buon senso), invitando soggetti di varia natura ad investire qualche decina di milioni di euro per creare un nuovo terminal per le grandi navi. Poi, nella più classica delle ricette politiche create per non scontentar nessuno, si da via ad un bando internazionale che fantastichi un pochino sulla realizzazione di un terminal fuori dalla laguna. Come da copione, tutto e il contrario di tutto…ma soprattutto, per l’ennesima volta, infondendo totale incertezza tra gli operatori per il futuro della crocieristica veneziana.
Navi da crociera in mezzo al mare? Non scherziamo

Ma come si può pensare di trasferire un’attività come quella dell’Home Porting (porto capolinea) in mezzo al mare? Perché di questo stiamo parlando considerato che Venezia è porto capolinea per oltre il 90% del suo traffico. Solo il 10% delle navi infatti si ferma a Venezia nella cosiddetta sosta di transito per permettere ai passeggeri di visitare la città in giornata per poi procedere verso il porto successivo. Ed è proprio quel 90% l’attività che ogni altro porto ci invidia da sempre perché è la vera ricchezza che viene espressa sul territorio dalle navi da crociera. Rifornimenti alle navi, manutenzioni, movimentazione dei passeggeri, degli equipaggi, dei bagagli, alberghi, ristoranti, negozi, e un’infinita filiera che ruota attorno a questo mondo. Questo è il vero valore aggiunto della crocieristica nei porti capolinea. Un settore che sul territorio lasciava fino al 2016, anno in cui sono state introdotte le prime restrizioni in termini di dimensione delle navi, quasi mezzo miliardo di euro ogni anno!!
Ma in mezzo al mare qualcuno ha pensato ai costi?

E noi stiamo pensando di realizzare un porto in mezzo al mare, dove movimentare 40 o 50 mila persone al giorno, 70 mila pezzi di bagaglio, e forniture navali che vengono trasportate via acqua per circa 4 ore tra andata e ritorno? Davvero pensiamo che una scelta come questa possa essere la soluzione definitiva al transito delle grandi navi in laguna? Un porto capolinea come prima cosa deve essere collegato a terra e in prossimità delle principali infrastrutture, viarie-ferroviarie- aeroportuali. Poi deve consentire operazioni rapide, snelle, senza creare colli di bottiglia di passeggeri e personale di servizio che si mettono in coda per salire a bordo dei mezzi di trasporto che li traghetteranno a due ore di distanza. Infine, deve esserci anche una logica di bilanciamento dei costi…spostare persone, bagagli, merci, attrezzature creando cicli doppi o tripli non è economicamente sostenibile.
Marghera e Crocieristica: risorse fondamentali

E questo è il motivo principale perché qualsiasi soluzione al traffico crocieristico delle navi di ultima generazione non può che essere nelle aree di Marghera. Spostare le navi all’ingresso delle bocche di Lido o di Malamocco piuttosto che in mezzo al mare significa perdere definitivamente questa tipologia di traffico che si sposterà inevitabilmente nei porti limitrofi di Ravenna e Trieste. A Ravenna, il secondo gruppo armatoriale al mondo Royal Caribbean sta già spostando una buona parte del traffico a partire dal 2022, investendo 26 milioni di euro per creare un nuovo terminal crociere in un territorio che le navi le vuole perché ha capito che sono una risorsa importante. Nel giro di poco assisteremo a quello che è già successo negli Stati Uniti diversi anni fa dove per limiti fisici del porto di Miami le navi più grandi si sono trasferite in nuove infrastrutture portuali a Fort Lauderdale e a Port Everglades che distano a circa un’ora e mezza di auto da Miami. Nei prossimi anni, Ravenna con l’alta velocità ferroviaria via Bologna e Trieste con la terza corsia autostradale non saranno tanto più distanti e potranno fungere perfettamente da porto di imbarco al posto di Venezia.
A Venezia la politica complica la vita
Il gioco è fatto, la città può continuare nel suo gioco preferito dividendosi tra “Guelfi e Ghibellini” mentre la politica con questa stravagante imposizione è riuscita ancora una volta a non decidere, a buttare la palla avanti e a scontentare tutto e tutti. Come si dice a Venezia:”pexo el tacon del buso”.








































































