Le notizie non mentono, registrano un fatto, cioè se una persona lascia la scena e nessuno se ne accorge non si dà importanza a quel vuoto che rimane nel tessuto sociale. E il tempo, inesorabile, scorre su quella ferita di una comunità che potremmo definire distratta. Sembra incredibile, ma talvolta passano mesi prima che si parli di persona scomparsa, di vite in fuga, usando un’espressione che nella sua ambiguità nasconde la verità dei fatti: si scompare quando si lascia la vita, ma anche quando si esce dal palcoscenico quotidiano di una comunità, e la “commedia umana” non nota la mancanza di un attore o di una comparsa. Nel nostro Paese, il fenomeno delle persone che spariscono è così diffuso che, da anni, la Rai gli dedica una regolare trasmissione intitolata Chi l’ha visto?
Vite in fuga per cambiare

Molti si chiedono perché questo accada, perché tanti nostri contemporanei abbandonino casa, famiglia, altri legami affettivi, il lavoro e qualsiasi impegno sociale. Si nascondono da minacce o fuggono per un istintivo bisogno di liberarsi, di sciogliere ogni rapporto con un mondo dal quale si sentono oppressi? Secondo le cronache, ci sarebbero due categorie di scomparsi: quelli che cercano la morte e quelli che cercano, nella vita, qualcosa che non sanno spiegarsi. Forse un altro livello dell’esistenza? Non sembra che si tratti di spirito d’avventura, per quanto sarebbe comunque una fuga dalla routine.
Vite in fuga con il lieto fine?

Spesso la vicenda si conclude con il lieto fine e c’è un ritorno, altre volte la persona sembra svanita nel nulla o, peggio, se ne scopre il cadavere. Un recente episodio di cronaca nella nostra regione ci ha turbato per come la tragedia si è svolta, cioè una scomparsa che nessuno aveva notato: sono trascorsi cinque mesi dalla “fuga” di un anziano dal suo paese al riconoscimento del suo corpo dentro un fiume. L’uomo viveva da solo, al centro di un piccolo paese, discreto e tranquillo. Era perciò ben visibile anche perché abitudinario: per esempio andava regolarmente all’edicola dove, insieme al quotidiano, acquistava dei fumetti che collezionava. Prima di andarsene aveva saldato tutte le pendenze amministrative fino all’ultima bolletta: bravo cittadino e disperato.
Vite in fuga e solitudini

Questo svanire dall’orizzonte del vivere quotidiano a volte è il risultato di prolungate solitudini che assomigliano tanto ad abbandoni, quando gli altri non si accorgono del vuoto che i fuggitivi lasciano dietro di sé. L’indifferenza è forse il nome di quel “non vedere”. Forse si tratta di non guardare abbastanza? Strane cose macina la nostra mente, sia quelle di chi esce volontariamente dall’esistenza, cancellando il destino, sia quelle che riguardano tutti, dal momento che siamo bersagliati dagli affanni più comuni che ci isolano. “Dovremmo parlarci più spesso, non importa di quale argomento” dice una voce ragionevole, e aggiunge “i nostri silenzi sono sterili, mentre dovremmo ricordare che le parole sono come gli anelli di una catena solidale: non teniamole solo per noi”. La morale di queste storie di persone che diventano fantasmi è che “non siamo pietre” come ha scritto un poeta, “e gli Altri siamo Noi”.
La carica dei nonni

Molti spettatori del gioco televisivo L’eredità notano un particolare curioso e ne parlano in famiglia e con gli amici. Il fatto è questo: taluni concorrenti giovani e a volte giovanissimi, al momento di lasciare il gioco, chiedono di poter salutare le persone care che sono quasi sempre una nonna o un nonno. Il che sorprende e, direi di più, commuove i telespettatori che a quell’ora seguono il programma. Che siano i giovani a ricordare i vecchi, non è contemplato dalle statistiche: i sentimenti “bucano lo schermo”, e questo è un patrimonio di affetti che il nostro tempo sembrerebbe aver nascosto negli archivi della memoria. Niente di più sbagliato. Tante signore giunte all’età della nonnità rivelano di sentire con tristezza la mancanza di nipoti.
Nonni come figure mitiche

Ah, i nonni! Visti con gli occhi dei nipoti sono figure mitiche: vengono da molto lontano nel tempo, sono come pile cariche di vita, sono sempre qui a disposizione. I nonni sanno tante cose, la loro memoria è come la borsa di Mary Poppins da cui escono sempre cose sorprendenti. I nonni sanno raccontare, avendo tutto il tempo per farlo: non solo favole, ma la Storia fatta di infinite storie che sono come i chicchi della melagrana. E se si sta un po’ attenti si può scoprire che – meraviglia – la storia sono loro.
L’amore dei nonni

E poi c’è, naturalmente, l’amore che danno i nonni, diverso da quello delle mamme e dei papà. I nonni, dice il poeta, hanno l’età dei loro nipoti nel senso che, come attori consumati, si fanno bambini e ragazzi. L’essere nonni che un tempo era fatto di puro affetto, cioè sentimentale, oggi con la nuova forma della famiglia è diventato strutturale: essere nonni infatti, è una missione, la più bella che si possa intraprendere. Pensierino finale. “I nonni e i bambini – è stato scritto – sono come i poli di una calamita, di segno opposto e irresistibilmente attratti gli uni dagli altri: è l’effetto di una energia unica, una tensione d’amore dove la nonnità riveste tardivamente – come una risorgiva in un campo inaridito – il ruolo della maternità e della paternità di un tempo perduto”.
Statue nel parco

(poesia)
I
Ignudi nel vento
della storia e muti,
sentiamo l’orizzonte.
Siamo foglie o ricordi?
II
Denudati dal vento
della Storia
e senza voce
scrutano l’orizzonte
oltre la siepe.
Volano foglie
o forse ricordi.
Anonimo 26







































































