L’attrezzatura della comunicazione di cui ci serviamo è abbondante e sta fra cielo (satelliti artificiali) e terra (il cellulare). Questo apparato amplifica ed esalta la capacità umana di relazionarci e migliora in generale la nostra esistenza a livello personale e sociale. Detto questo, però, osserva il saggio, gli strumenti della grande giostra digitale sono sufficienti a rappresentarci come Homo Sapiens? La domanda non è peregrina. C’è il rischio, infatti, di confondere il mezzo con il soggetto. La realtà è chiara, e non consente vie di fuga. C’è troppa fiducia nelle Macchine, cioè negli strumenti che la tecnica produce incessantemente per assecondare i desideri degli umani. Il continuo balzo in avanti di oggetti sempre più sofisticati, quasi miracolosi agli occhi di un’umanità che si muove a ritmi biologici. Forse non ce ne accorgiamo ma la realtà si espande nel tempo a velocità super-umana. Potremmo dire che l’Uomo si muove al traino delle sue creazioni senza preoccuparsene troppo, e infatti continua a fare figli “tecnologici” mentre il futuro della nostra specie è legato al fenomeno delle culle vuote.
Ritmi dettati dal rapporto uomo – macchina

Di questo rapporto tra noi e loro, le macchine, si è scritto tanto e ancora si filosofeggia. C’è, però, qualcosa di sbilanciato nel rapporto fra bio e tecno. Basta osservare quello che sta accadendo con i social: lo spazio per la comunicazione è stato invaso, direi colonizzato, da una marea nera, turpe e pericolosa, una discarica di odio, rabbia, minacce e deliri.
Vediamo, con preoccupazione, che uno strumento creato per il benessere dell’umanità intera, viene degradato da una folla anonima malata di protagonismo e trasformato in megafono della nostra povertà morale.
Quando ci sveglieremo dal coma indotto scopriremo che la tecnologia è innocente e purtroppo, i peccatori siamo noi. Da questa consapevolezza dobbiamo ripartire ricostruendo la nostra relazione tra umani e macchine. Sarà mai possibile, dice il saggio, una forma di ”amicizia” tra le due intelligenze del pianeta?
Una sola bandiera
Ci sono eventi che avvengono nello stesso tempo e la distanza che li separa è superata dalla rete della comunicazione che istantaneizza la realtà. Questo pensiero mi ha preso l’altra sera sull’eco dell’attualità. Ho collegato due eventi diversi che avevano la stessa origine: il sostegno alla popolazione di Gaza che ogni giorno-ogni giorno viene martoriata dai bombardamenti dell’esercito israeliano che nel vendicare Il pogrom del sette ottobre 2023, sta martoriando la popolazione civile.
Cominciamo da Milano dove bande di facinorosi, al riparo delle bandiere palestinesi, nel cuore di una manifestazione autenticamente pacifica, hanno scatenato la loro violenza sulla città infangando così il sentimento di ideale fraternità con un popolo che qualcuno vorrebbe estinguere.
Non era questo che i milanesi volevano, non era la devastazione di una piazza o di una stazione. Non così si aiuta si aiuta e si salva il popolo gazaui. Tanto teppismo, purtroppo, non è casuale, ma figlio di una mentalità che nella guerriglia urbana trova il suo logico compimento.
Cambiano anche i ritmi dell’uomo nell’aiutare il prossimo

In quelle stesse ore, nel Mediterraneo, la Flottiglia umanitaria veleggiava verso Gaza con il suo carico di cibo, acqua e medicinali: una specie di pronto soccorso organizzato da cittadini di oltre quaranta nazioni. Quella della flotta è una missione che ha scelto di agire sotto un’unica bandiera, quella iridata della pace.
Sembrava un’utopia, ma gli attacchi notturni alle barche ne rivelano la realtà: qualcuno, non del tutto ignoto, vorrebbe fermare questi uomini di buona volontà e disarmati. Tuttavia, sappiamo bene che non è solo il vento che gonfia le vele di quelle imbarcazioni: c’è anche un sogno da realizzare, cioè arrivare alla meta e soccorrere un antico popolo affamato e minacciato costretto ad abbandonare la terra natale sulla quale dilaga l’invasore.
Questi pensieri turbolenti ci dicono che il mondo interroga ciascuno di noi e aspetta delle risposte che possono essere parole impegnative, ma anche e soprattutto azioni consapevoli. La bandiera iridata sventola anche per noi.
Trucioli sparsi

(poesia)
Il figlio del falegname ricorda
il profumo dei trucioli di un legno
dolce scolpito dalla pialla grande.
***
C’è vita, tu dici, anche
fra due battiti del cuore.
Il tempo non muore mai.
***
Una goccia portata dal vento
è caduta sulle mie parole
e una bella frase d’amore
diventata macchia informe.
***
Il buio di questa notte
sfregiato da un lampo lontano.
È mancato il rullo del tuono.
***
Tre farfalle del prato
bianca, nera, arancione
mi fanno compagnia
e volano come pensieri inquieti.
Anonimo 25








































































“confondere il mezzo con il soggetto”
“i peccatori siamo noi.”
All’inizio della Bibbia, nella Genesi (1,26-27) si legge che Dio creò l’uomo a Sua immagine e somiglianza; quindi, egli stesso, potenzialmente creatore. La prima tentazione di ampliare la sua potenzialità l’ha realizzata, sia pur per colpa del “serpente”. Le conseguenze le conosciamo, sono state tragiche e le sono tuttora.
La seconda tentazione, di origine tutta umana, è quella, ancora una volta di ampliare a dismisura la sua potenzialità e soprattutto senza controllo (…?) “confondere il mezzo con il soggetto” Dove ci porterà questa “confusione” ? Questa seconda volta la Salvezza DOVRA’ venire solo attraverso la nostra consapevolezza dei nostri limiti!!! … sì ce la faremo, ma prima con tanta sofferenza!
I trucioli sparsi – Ivo, sei un Poeta con la P maiuscola, meravigliosi !