Allison è una artista a tutto tondo: prima pianista e musicista, poi giornalista, scrittrice e organizzatrice di eventi quindi pittrice. Insomma una donna poliedrica, poliglotta, dotata di una inesauribile energia vitale, sempre entusiasta e grande amante di Venezia. Nata in California da genitori svizzeri, Allison Zurfluh ha girato il mondo prima di scegliere, anzi adottare, la Serenissima. Si è comunque prefissa un obiettivo ambizioso: salvare la laguna nord di Venezia. Per riuscire nell’impresa nei primi mesi del 2023 ha fondato con un gruppo di amici Barena Association, eleggendo a quartier generale Santa Cristina, la storica isola fra Burano e Lio Piccolo.
“La nostra missione è preservare l’habitat lagunare, il suo ambiente umido unico, la fauna e la flora, ma anche la cultura e le tradizioni locali. Attraverso partnership e collaborazioni sosteniamo progetti innovativi di sostenibilità per proteggere le barene dall’erosione prematura, la fauna selvatica dall’estinzione e tutta la zona dallo spopolamento, cerchiamo insomma di ripristinare l’equilibrio dell’ecosistema e la crescita della comunità locale. L’obiettivo principale è raccogliere fondi per il progetto SOS Barena che mira a ripristinare e proteggere sezioni delle paludi salmastre garantendo un futuro per i pescatori della zona e le loro famiglie”.
Allison e la sua arte

Per finanziare il progetto, Allison mette in campo anche la sua vena artistica: da una decina d’anni – ovvero dai primi soggiorni a Venezia per gli impegni musicali legati alla Fenice – le sue opere hanno come soggetto esclusivo la laguna e i colori che la rendono unica. La caratteristica di tutti i lavori – acquerelli e oli su tela – è proprio la stratificazione cromatica sulla tela grezza.
“Ho provato a dipingere anche paesaggi montani o dolomitici – ammette sorridendo – ma non avevo la stessa ispirazione e sono subito rientrata in laguna”. Ha realizzato anche dipinti a olio esposti negli Usa e piccole creazioni cucite a mano su reti da pesca, preparate dal buranello Domenico Rossi – esperto pescatore a sua volta impegnato anima e corpo del progetto Barena. Una serie di dipinti è stata poi dedicata a realizzare etichette di grandi vini toscani della docg di Montalcino con un progetto artistico-culturale ad ampio raggio. L’originalità non manca certo a questa artista “rapita” dal fascino di Venezia e dall’emozione che trasmette la laguna.
Quartier generale in mezzo alla laguna

La missione di Allison e dei volontari dell’associazione parte appunto da Santa Cristina che in quest’ultimo fine settimana di settembre ospita due eventi per soci, amici e finanziatori dei progetti. Eventi di socializzazione – un aperitivo il sabato e un brunch domenicale – con gli ospiti che verranno portati sull’isola da un servizio di navetta (partenza da Burano) curato dai pescatori locali. Il tutto sempre allo scopo di reperire fondi per gli obbiettivi previsti nello statuto. Location d’eccezione dunque è Santa Cristina, l’isola che era il centro dell’antico arcipelago di Ammiana, un territorio lagunare molto importante fino al XII secolo quando la zona cominciò a impaludarsi e diventare inospitale.
Sull’isola sorgeva un monastero dedicato a San Marco che nel 1325 accolse le reliquie di santa Cristina di Tiro, trafugate dai veneziani a Costantinopoli. L’isola fu quindi intitolata alla martire originaria del Libano, ma pochi decenni dopo venne abbandonata per le condizioni di vita divenute insopportabili. Dalla seconda metà del ’500 subì vari passaggi di proprietà con tentativi più o meno importanti di recupero a scopo agricolo.
Finchè, esattamente 40 anni fa, fu acquistata da Gernot Langes-Swarovski, pronipote di Daniel, l’imprenditore svizzero fondatore dell’impero dei gioielli di cristallo. Allison Zurfluh è amica di famiglia e l’isola le è stata concessa per realizzare il suo laboratorio artistico. Lei non si limita però a dipingere, ma si impegna ogni giorno per la salvaguardia di questo ambiente perennemente a rischio e afflitto dall’aumento del livello del mare e dalla scomparsa delle barene. Ma l’attività è volta anche ad evitare lo spopolamento e tutelare usi e tradizioni, a cominciare dal lavoro dei pescatori locali.
Allison ne spiega la storia

“Va però detto – spiega ancora Allison – che non è soltanto la pesca con la diminuzione delle specie ittiche a soffrire del degrado di quest’area. Le barene della nostra zona, infatti, non solo ospitano una ricca biodiversità in termini di habitat, fauna e flora, ma sono tra gli ecosistemi al mondo che trattengono più carbonio per unità di superficie. Se si erodono le barene si perde il loro potenziale di mitigazione dei cambiamenti climatici, il carbonio che immagazzinano in parte tornerebbe nell’atmosfera aggravando il fenomeno. La protezione di questi habitat è insomma fondamentale per mitigare gli stessi cambiamenti climatici”.
Con i fondali bassi che si appiattiscono le barene vengono consumate da correnti e onde: nella laguna nord gli isolotti ricoperti da vegetazione erbosa si trovano ad una quota fra i 20 e i 50 cm sopra il livello del medio mare, periodicamente sommersa dalle alte maree, ospitano molti uccelli rari e piante in grado di sopportare il sale. Nell’ultimo secolo la superficie di laguna coperta da barene è diminuita di oltre il 70%.
“Fermare l’erosione – ricorda Allison – è un’impresa straordinariamente complessa, perché molte delle cause sono legate agli insediamenti umani nella Laguna, ai nostri stili di vita e ai modelli di sviluppo. Da un lato bisogna agire con urgenza per proteggere le forme naturali della laguna come le barene utilizzando tecniche pensate ad hoc e dall’altro è necessario identificare nuove forme di governo del territorio. Soltanto così sarà possibile ritrovare quell’equilibrio fra ambiente e società che ha reso la Laguna di Venezia un luogo unico al mondo.
Ruolo e competenze dell’Università
L’associazione si avvale delle competenze dell’Università di Padova che, con il progetto Life Vimine, ha sperimentato con successo alcune tecniche particolari di protezione costiera basate sulla natura. Il consulente scientifico è Alberto Barausse. Il team è composto anche da pescatori locali che sanno meglio di chiunque altro come muoversi in sicurezza in questo ambiente, senza danneggiare le saline. Nel comitato esecutivo ci sono anche il co-fondatore Pietro Rusconi e la tesoriera Silvia Bracher, ma l’associazione conta su una nutrita serie di consulenti ed esperti.
Il progetto di Allison

Il progetto Sos Barena nel concreto prevede la costruzione e la posa di una serie di barriere lungo il margine barenale. Le barriere sono costruite con un materiale naturale e biodegradabile (fascine di rami o legno riciclato) per favorirne l’integrazione. Mentre il micropompaggio di sedimenti aumenta la durabilità dell’intervento. È una soluzione che raggiunge un duplice obiettivo. Proteggere le barene dalle onde e favorire il ripristino della vegetazione palustre, che in seguito, con le radici, proteggerà il suolo dall’erosione.
“Altro nostro impegno – aggiunge ancora Allison – è mettere in contatto la comunità della pesca tradizionale con scienziati, ambientalisti, imprenditori, stakeholder, legislatori e media. Lavoriamo anche per aumentare la percezione e la comprensione del problema ambientale”.
La moeca campeggia e monopolizza il logo di Barena Association. Perchè?

“Le moeche sono granchi che perdono il loro guscio due volte all’anno, in primavera e in autunno, diventando per breve tempo molli e vulnerabili prima che il carapace si indurisca di nuovo – spiegano i pescatori buranelli impegnati con Allison -. Questa pesca non è solo un mestiere e un mezzo di sostentamento. Ma è un rito culturale che lega profondamente noi veneziani alla laguna e alle sue tradizioni. Oggi, però, le moeche sono sempre più rare. Minacciate dalla distruzione degli habitat, dall’inquinamento, dai cambiamenti climatici e dall’arrivo del granchio blu, una specie particolarmente predatrice e invasiva”.
“Per la nostra associazione la moeca incarna perfettamente il patrimonio culturale ed economico dei pescatori di queste zone. Custodi di un ecosistema fragile e in grave pericolo. Sono il simbolo di un passato amato e di una speranza per il futuro. Rappresentano il nostro impegno a proteggere e preservare questo territorio unico e affascinante”.









































































Bravo Allison! Un vero caso di artista totalizzante, dal pianoforte alla barca, passando per la cronaca e la scrittura. Lidea di finanziare la salvaguardia delle barene con quadri che dipingono la laguna è geniale, un classico ripasso di biologia marina con un pizzico di estetica! E Santa Cristina? Oltretutto un ex monastero con una storia da film, perfetto per un set romantico e un po cupo per la missione. Il progetto SOS Barena, con le sue barriere naturali e il coinvolgimento dellUniversità di Padova, sembra una soluzione che possa funzionare, magari più di una rana in un acquario. In bocca al lupo alla Barena Association, speriamo che i fondi arrivino così velocemente come i pesci in un acquario da trasloco!basketball stars unblocked
Questa storia di Allison e la sua Barena Association mi ha fatto sorridere, tra laltro! Unartista che salva la laguna dipingendo e usando le sue opere per raccogliere fondi, che è un vero quantum leap artistico e ambientale! E poi Santa Cristina, lisola che ha visto monasteri, reliquie e ora un laboratorio per proteggere le barene… che storia! Ma la parte che mi ha fatto più sorridere è il logo della Barena con la moeca: un granchio che perdona il suo guscio, per usare le parole dei pescatori! Eppure, la moeca è in pericolo, un vero granchio di problema! Brava Allison, ma forse serve un po di carbonio aggiuntivo per questo salvaguardare la biodiversità.MIM