Inizia la sua collaborazione a http://www.enordest.it sulla fotografia un personaggio speciale: noto avvocato e anche fotografo affermato con mostre e pubblicazioni. Renzo Gambato, mestrino, 90 anni, ci racconta da questa settimana la sua passione per la fotografia accantonata per qualche tempo e riaccesa proprio un paio di settimane fa, a Castelrotto borgo medievale dell’Alto Adige. C’è voluto poco perché Gambato riprendesse in mano la macchina fotografica e raccontasse alla sua maniera, con le immagini. Questa è la prima puntata. Racconterà la nostra storia con le sue fotografie.
Renzo Gambato e come è nata la passione per la fotografia

I “perché” di queste fotografie proposte ai nostri lettori (in un mondo inflazionato dalle immagini) sono due : l’uno è soggettivo-personale; l’altro è oggettivo.
Il primo riguarda l’autore delle foto, che si è dilettato di fare foto fin da bambino (meglio non parlare di “dilettante”, parola sottilmente spregiativa), ma solo fino agli ottant’anni, momento in cui ha deliberatamente abbandonato la fotografia, forse pago dei successi raggiunti da un proprio allievo al quale l’autore ha donato la propria attrezzatura.
La scoperta di Castelrotto

Il secondo riguarda l’eccezionale cura rivelata dagli abitanti di Castelrotto nella conservazione delle vestigia di quella parte del territorio costituente il borgo antico. Rimane da dire che la decisione dell’autore e di sua moglie di visitare Castelrotto deriva dalla loro dichiarata ignoranza – pur essendo amanti della montagna – della parte occidentale del sud-Tirolo. Forse per questo l’autore ha portato con sé, quasi come un presagio, un residuo di quella donazione (un piccolo gioiello della ingegnosità giapponese nella meccanica e della sapienza teutonica nell’ottica), ritrovando intatto il piacere di fotografare.
Renzo Gambato e quel borgo antico


Lasciato dunque il territorio di recente urbanizzazione, l’ingresso nel borgo antico si è materializzato nella visione di un’insegna, datata 1326, di un antico albergo, quasi fosse il portale di accesso al resto del borgo. E’ stato dunque naturale per il fotografo, per un riflesso associato, scattare la prima foto che qui vi viene proposta. Ad essa fanno seguito la seconda, che rivela una singolare decorazione angolare dell’ingresso all’albergo, la terza che, ripresa in senso contrario, rivela la statua del Santo Floriano protettore dagli incendi , la quarta che mostra una fonte, e la quinta che mostra in dettaglio l’antico abbeveratoio in ferro battuto e rame, testimonianza dell’accoglienza, dei viandanti prima e dei visitatori dopo, da sempre prestata dalla civilissima comunità. La presenza di due persone, peraltro casuale, da l’idea della dimensione di quanto ripreso.
Da questo complesso si accede alla piazza dalla quale dipartono diversi percorsi, che saranno oggetto di altre foto.








































































