Lo so che sarà un intervento criticato e scomodo, ma quando ho letto che il governo danese (di sinistra, amministrato dai socialisti) ha proibito non solo nelle scuole ma anche in pubblico l’uso del burka e del niqab per le donne mussulmane, qualche riflessione anche da noi bisogna pur farla. Parliamo tanto di tolleranza. Ma è davvero così? In Italia oggi vivono quasi due milioni di seguaci di Maometto.
Parliamo di tolleranza

Se un cristiano può abiurare la propria religione e diventare mussulmano (anzi é obbligato se sposa un mussulmano o una mussulmana) è impossibile l’inverso. É punibile e considerato reato grave. Con l’apostasia dichiarata, in certi paesi integralisti, si rischia anche la pena capitale. Se una donna occidentale si reca nei paesi arabi integralisti, é obbligata a coprirsi e a mettere il velo, e non andare in giro da sola, se non accompagnata dal marito o da un parente stretto e non vestirsi all’occidentale. Non può entrare nei locali pubblici dove le donne hanno recinti isolati e solo con famigliari maschi. Ora per via del principio della reciprocità comportamentale, vediamo cosa succederebbe se da noi obbligassimo le islamiche a togliersi il velo o entrare liberamente nei locali pubblici, da sole.
La prima in Italia a parlare di “pericolo”

La prima a denunciare il pericolo dell’intolleranza e dell’invasione culturale islamica, fu la scrittrice Oriana Fallaci, giovanissima partigiana e inviata per l’Europeo e il Corriere della Sera. Fece scandalo quando decise di intervistare nel 1979 l’ayatollah iraniano Komeini senza coprirsi il capo. Nel 2001 pubblicò “La rabbia e l’orgoglio”, nel 2004 “La forza della ragione”. All’epoca venne maltrattata perfino da un guru degli intellettuali italiani come Tiziano Terzani. Nel reportage “Le radici dell’odio – La mia verità sull’Islam” scrisse senza fronzoli: “Ho visto le donne mussulmane la cui vita vale meno di una vacca o di un cammello”. Lei cominciò la sua carriera esordendo come inviata in Oriente. Dopo l’esperienza in Libano scrisse il romanzo “Insciallah” sulla nostra fallimentare missione militare (1983) e la storia del giovane mussulmano Khalid, prostituto e fondamentalista islamico. Dopo le stragi dell’11 settembre, si rinchiuse nel suo appartamento di New York, e denunciò senza mezzi termini, la decadenza della civiltà occidentale che, “minacciata dal fondamentalismo islamico, ritiene incapace di difendersi”. Chiamava “Eurabia” il pericolo dell’islamizzazione nel nostro continente, minacciato dalla forte immigrazione. Solo in Francia oggi vivono circa 8 milioni di mussulmani.
Tolleranza fino a quando? Vediamo un po’ di esempi

Rischiamo di diventare razzisti? Ecco alcune scene di cui sono testimone.
In autobus a Marghera, tre integraliste bengalesi completamente vestite di nero, con velo e guanti (è peccato grave essere toccate da un uomo che non sia il marito…) sono comodamente sedute, quando arriva il controllore Actv: “Biglietti, abbonamenti, tessere!”, grida. Le tre donne tirano fuori l’abbonamento. “Ma come faccio a capire se siete voi, se non vi riconosco dalla foto?”. Risposta perentoria delle tre donne: “Dagli occhi!”.
Molti bengalesi tengono le figlie a casa da scuola, perché contrari alle classi miste. Sono obbligate a sposarsi da bambine e in ogni caso lo sposo lo decide la famiglia.
Tolleranza? Si, ma anche quando si rispetta il paese in cui si va a vivere

Gravi casi di cronaca nera hanno coinvolto ragazze che volevano solo e semplicemente vestirsi all’occidentale.
Altro problema nelle mense scolastiche. “Non rispettate la nostra cultura. Vogliamo cibo halal e senza carne di maiale. Risposta: purché non ve lo portate da casa vostra? In una scuola superiore i genitori sono andati dal preside a chiedere la sospensione di compiti e interrogazioni per i figli durante il ramadan, “perché i ragazzi sono stanchi”. Ma la scena più singolare è avvenuta all’ospedale civile. Arriva una donna incinta accompagnata dal marito. Ha un’emorragia e rischia di perdere il bambino. Il marito chiede subito di un medico donna, perchè non può essere visitata da un ginecologo maschio. Momenti concitati, i dottori avvisano che sua moglie rischia di abortire. Dopo tre ore finalmente arriva una ginecologa, da un’altra città.
Meno drammatica la scena per le nuove carte di identità. La nostra legge prevede il primo piano facciale e senza occhiali. E niente velo. Proteste a non finire.
Nel 2003, ecco il motivo per cui ho conosciuto Oriana Fallaci, ho fatto l’inviato di guerra in Irak, durante l’invasione americana contro Saddam Hussein. Ho due ricordi impressi nella mente: le bellezze archeologiche, Babilonia, lo Ziggurat di Ur, una specie di piramide a gradini di 2500 anni fa, e poi, Uruk, Karbala, Najaf, le lagune di Bassora. In pratica, come patrimonio Unesco, è considerato il secondo paese al mondo per ricchezze monumentali dopo l’Italia. L’altro ricordo (negativo) è l’espressione, più o meno benevola per definire noi cristiani-occidentali: “maiali che mangiano maiali”. Cara Oriana, vorrei tanto che ti fossi sbagliata nelle tue profezie letterarie.







































































