Un reparto che si trasforma in una galleria d’arte. Un mondo a colori che diventa strumento di cura. Succede a Padova, al Servizio di Neuropsichiatria Infantile del Centro sociosanitario Ai Colli, dove è stato da poco inaugurato uno spazio interamente decorato con le opere realizzate dai giovani pazienti all’interno di un progetto di arte terapia guidato da Barbara Jacopetti, arteterapeuta con anni di esperienza sul campo.
Mai come in questo caso il termine arte terapia trova una concreta e potente realizzazione: il progetto, durato sei mesi, ha coinvolto una decina di adolescenti tra i 15 e i 17 anni, utenti del Servizio Semiresidenziale per Psicopatologia Adolescenziale dell’Unità operativa complessa Infanzia Adolescenza Famiglia e Consultori (IAFC), diretta dalla dottoressa Eleonora Sale.
Le opere, riprodotte su pannelli in Forex, trasformano il reparto in un ambiente più empatico, accogliente e inclusivo. Un vero e proprio museo delle emozioni, che restituisce ai ragazzi uno spazio che sentono davvero proprio.
L’arte come linguaggio e terapia

I ragazzi accolti nel servizio soffrono di disturbi psicopatologici e sono inviati dai servizi territoriali o ospedalieri. Durante il loro percorso svolgono attività finalizzate a sviluppare interessi, potenziare abilità, migliorare la socializzazione e rafforzare identità e autostima. Tra queste, le attività espressive giocano un ruolo fondamentale, agendo su corpo, mente e relazioni.
Il percorso professionale di Jacopetti è iniziato proprio qui nel 2020, come tirocinante. Una sfida tanto intensa quanto formativa, come lei stessa racconta: “Restituire ai ragazzi uno spazio che sentano anche loro, che li rappresenti, che parli di loro e con loro: questa è stata – spiega la terapeuta Barbara Jacopetti – la visione di partenza. L’arte diventa così non solo un mezzo espressivo, ma anche uno strumento terapeutico, capace di trasformare e trasformarsi”.
Le opere: tra identità, emozioni e speranza

Tra le opere realizzate, spicca Amore, un lavoro collettivo composto da otto pannelli colorati che rappresentano emozioni, vissuti, sogni e visioni personali dei ragazzi. Ogni sezione dell’opera è unica, ma insieme compongono un racconto armonioso, ricco di energia e significato. Un mosaico emozionale che accoglie chi entra nel reparto, rendendo anche la sala d’attesa un luogo più umano.
Altrettanto significativa è l’opera Chi siamo? realizzata con coraggio e immaginazione. Attraverso figure simboliche – angeli, supereroi, clown, animali fantastici – i ragazzi hanno raccontato sé stessi, mettendo in scena emozioni, fragilità e risorse interiori. Intorno a un punto centrale, i personaggi danno vita a una vera e propria comunità visiva. Un testo poetico, inserito nell’opera, risponde alla domanda “Chi siamo?” offrendo una riflessione sull’identità e sulla speranza.
Un messaggio che resta

L’arteterapia, in questo contesto, ha rappresentato un ponte tra il dolore e la possibilità di rinascita, tra il silenzio e l’espressione. Ma ha anche offerto a Barbara Jacopetti un’occasione di crescita personale: “Il mio percorso all’interno della Semiresidenza per adolescenti, ospiti del Servizio di neuropsichiatria infantile- spiega Barbara Jacopetti- è iniziato nel 2020, nell’ambito del mio tirocinio formativo come arte terapeuta. Fin da subito, mi sono trovata di fronte a una realtà tanto complessa quanto intensa, che ha messo alla prova le mie capacità, i miei limiti e le mie emozioni. Il primo anno è stato particolarmente difficile. Mi sentivo inesperta, a volte inadeguata, incapace di stabilire un contatto autentico con l’utenza. Mi confrontavo costantemente con atteggiamenti di chiusura, diffidenza, talvolta ostilità e dentro di me provavo timore e insicurezza. Faticavo a trovare una mia posizione e un mio modo di stare nella relazione con i ragazzi. Con il tempo però ho imparato una lezione fondamentale: in un contesto così delicato, l’osservazione e l’attesa sono strumenti preziosi.
Arte Terapia

Ho iniziato a dare valore al silenzio, alla pazienza, alla possibilità di esserci senza forzature, senza la necessità di dover dire o fare qualcosa. In questo senso, la calma si è rivelata un’alleata indispensabile: solo mantenendo una presenza stabile e serena, ho potuto iniziare a entrare, con rispetto e discrezione, nel mondo interno dei ragazzi. A mano a mano che i mesi passavano, ho acquisito maggiore sicurezza. Ho trovato nel linguaggio artistico un ponte privilegiato di comunicazione: attraverso i materiali, le immagini, le forme, è stato possibile iniziare un dialogo non verbale più libero, creativo e rispettoso nei tempi di ciascuno. Non è sempre facile individuare, per ciascun ragazzo, il materiale artistico giusto, capace di catturare la sua attenzione e stimolare un coinvolgimento autentico. Ogni ragazzo ha un proprio linguaggio espressivo, unico e spesso non immediatamente accessibile. Il materiale artistico diventa in questo senso, uno strumento di mediazione relazionale, ma non esiste una soluzione valida per tutti: occorre osservare, tentare, sperimentare, fino a intercettare quel canale comunicativo che possa far breccia nel loro mondo interno”.
Un progetto che dimostra come l’arte possa entrare negli spazi clinici non solo per abbellirli, ma per abitarli davvero. Per renderli vivi, caldi, significativi. E per restituire colore a chi, a volte, vede il mondo solo in bianco e nero.








































































L’arte e la mente…… un connubio “speciale”!
L’arte terapia è uno strumento eccezionale nella cura dei disturbi mentali, purtroppo ancora sotto utilizzato rispetto alle potenzialità che potrebbe avere! Bella iniziativa! Importante senz’altro farne divulgazione!