Promuovere e migliorare la coesistenza tra la fauna selvatica e le comunità umane, proteggendo le popolazioni di grandi carnivori (come gli orsi) e i loro habitat da un lato e contribuendo a diminuire le situazioni di conflitto e pericolo per l’uomo dall’altro, rafforzando la resilienza ecologica e la cooperazione transnazionale nell’area adriatico – ionica, dal Veneto fino alla Grecia. Sono questi gli obiettivi del progetto 4PETHABECO, sostenuto dai fondi europei del programma Interreg Ipa Adrion e guidato dall’Università di Udine, con la partecipazione di una decina di partner di otto Stati dell’area, tra cui il Venetian Cluster di Venezia per l’Italia.
L’importanza di ripopolare gli ecosistemi

La regione adriatico-ionica ospita popolazioni significative di grandi carnivori, tra cui la lince balcanica, l’orso bruno e il lupo, specie chiave la cui presenza è un indicatore dell’integrità e della resilienza degli ecosistemi e la cui protezione è essenziale non solo per la biodiversità, ma anche per l’equilibrio dell’intera rete ecologica. Tuttavia, i cambiamenti climatici, l’urbanizzazione e la frammentazione del paesaggio, i conflitti con l’essere umano, stanno mettendo a rischio la conservazione di queste specie e degli ecosistemi della regione che esse abitano, oltre a provocare situazioni di tensione e pericolo per uomini e animali.
Perchè amici degli orsi

Le attività previste nell’ambito del progetto, che durerà fino al 2027, interessano in particolare le aree a più alta naturalità, tra cui le Alpi nord orientali, e con presenza di grandi carnivori. In queste zone vivono complessivamente 4000 fra lupi e orsi e più di 200 linci. Secondo le stime fatte, solo in Friuli Venezia Giulia sono presenti 8-10 tra branchi e coppie di lupi, cioè 50-60 individui, da 5 a 10 orsi, da 3 a 5 linci e circa 500 sciacalli. Anche in Veneto la presenza di lupi è consistente, con stime che parlano di circa 20 branchi e almeno 200 esemplari, presenti in circa il 20% del territorio regionale, mentre per quanto riguarda gli orsi la presenza è più limitata ed è concentrata principalmente nell’area delle Prealpi.
Si sta notando un’espansione delle aree in cui si diffondono questi animali e un conseguente aumento della conflittualità tra attività umane e presenza dei grandi carnivori. Tre le attività principali che riguardano l’attuazione del progetto: armonizzare le procedure e le tecniche di monitoraggio e raccolta dati sui grandi carnivori in tutta l’area; promuovere l’adozione di migliori processi partecipativi per aiutare la gestione innovativa dell’ambiente di vita degli animali e dei conflitti con l’uomo; creare opportunità per le comunità locali ovvero una rete di “living labs”, laboratori viventi nei quali le comunità e i portatori di interesse partecipano attivamente alla definizione di soluzioni condivise per la corretta gestione dei grandi carnivori e la diminuzione dei conflitti.
Il giudizio di Venetian Cluster, amica degli orsi

E proprio per garantire che le strategie sviluppate nell’ambito del progetto siano realmente efficaci, “è fondamentale – si sottolinea da parte del Venetian Cluster – il contributo attivo di tutti i soggetti coinvolti nei territori interessati: amministrazioni pubbliche, forestali, enti di conservazione, ricercatori, educatori ambientali, professionisti del turismo, agricoltori, allevatori, cacciatori, giornalisti, associazioni, cittadini per dare un senso di compartecipazione e co-creazione delle soluzioni, con il coinvolgimento di istituzioni e cittadini anche per la raccolta di informazioni, al fine di migliorare la conoscenza diffusa sui grandi carnivori e il ripristino delle infrastrutture verdi e degli eco-corridoi per la fauna, nonché porre le basi per la definizione di strategie condivise per la coesistenza”.







































































