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Home Editoriale

Presidente Meloni, stia attenta a quei due

di Roberto Tumbarello
Dicembre 11, 2022
in Editoriale
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Presidente Meloni, stia attenta a quei due
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La sua cosiddetta intervista al Corriere, che il direttore ha avuto anche la vanità di firmare, è un falso perché non l’ha affatto intervistata. Le ha inviato le domande e i suoi speechwriter hanno compilato le risposte,  infatti prolisse, noiose, esangui, anonime. Gentile Presidente Meloni, si capisce subito che non c’è lei. Per di più le domande, non sono conseguenti alle precedenti risposte. Quindi, sono state scritte prima. Manca il suo entusiasmo e la sua passione, soprattutto la sua irruenza, che i pur validi collaboratori non possono sostituire. Se non ne ha il tempo, Presidente Meloni, è meglio non fare simili interviste che non servono a nulla. Anzi, deludono i suoi ammiratori, perché un tale interminabile mattone, pesante anche visivamente, lo leggono in pochi. E quei rari lettori si rendono conto che nella perdita di stile sono finiti anche il Corriere, un tempo glorioso, e la politica.

Il Presidente Meloni e Casamicciola

L’ho vista particolarmente immedesimata, come tutti gli italiani, nel disastro di Casamicciola, forse perché tra le vittime ci sono alcuni bambini, verso i quali lei è molto sensibile, e persino un neonato. Come sa, queste tragedie si verificano spesso in Italia perché, non avendo rispetto per il nostro territorio, lo abbiamo ridotto a trappole di innocenti che alle prime piogge autunnali scattano impietose e seminano distruzione e morte. Ricordo che tempo fa spiegava con uno slogan – forse per inviare un messaggio di solidarietà ai no vax – perché non ritenesse necessario vaccinare la sua figlioletta. Alla sua età morire di Covid – diceva – equivale al rischio di essere colpita da un fulmine. A Casamicciola a quei bimbi è bastata la pioggia a ucciderli con i fratelli e i genitori. Come vede la fatalità non è poi così rara.

Genova e Messina

A Genova, dove queste tragedie accadono continuamente, nel 2011 ce ne fu una particolarmente grave. Diedero la colpa alla sindaca che, poi, fu condannata a cinque anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e disastro colposo per avere gestito male l’alluvione. Ci fu chi era contento perché Marta Vincenzi era del PD – anche noi, ammettiamolo, gioiamo delle disgrazie, anche personali, della sinistra – pur sapendo che la tragedia sarebbe accaduta ugualmente con un sindaco di destra, come certamente accadrà se non si pone rimedio al dissesto idrogeologico.

Ecco perché le suggerisco, Presidente Meloni – ma lei ci avrà certamente pensato prima di me – di rimandare ad altri tempi il progetto di unire geograficamente la Sicilia alla penisola e dedicare l’investimento di sette miliardi di euro, previsto per il Ponte sullo Stretto, per rimettere in sesto il territorio, che per il 94% mette in serio pericolo la sicurezza dei cittadini. È un provvedimento più urgente del ponte. Intanto, cominciamo con l’avvicinare l’isola al continente dal punto di vista patriottico, rispettando i diritti dei cittadini come se fossero anche loro italiani. Poi, dopo la sistemazione del territorio, il ponte completerà il legame. Perché l’unità d’Italia, cui valorosi siciliani diedero inizio, li ha penalizzati e nessuno finora ha pensato di colmare il gap che c’è con le regioni del nord con iniziative produttive. I sussidi non servono. Anzi, sono dannosi. Chiunque le sarà grato, tranne forse Salvini che sembra attento più al recupero dei voti perduti che all’equilibrio idrogeologico e ambientale dell’intero paese.

Presidente Meloni stia attenta

È vero che è convinto di recuperare con questo regalo a siciliani e calabresi, che sono ormai i suoi soli elettori molti voti, ma non lo credo così cinico. Del resto, del ponte si parla dal 1864, prima che l’Italia diventasse una nazione, e non si è mai realizzato. Non ci riuscì neppure Berlusconi, pur avendo il progetto nelle promesse elettorali. Ma, poi, persino lui si convinse che le priorità erano altre. Quante Casamicciola sono previste? Quante volte il governo dovrà sborsare 10 milioni per mettere una precaria toppa ai disastri? Purtroppo non potremo fare risuscitare i cittadini che non ci saranno più. Quanti altri italiani dovranno morire prima che ci si renda conto che è più conveniente ricostruire una volta per tutte il territorio dissestato? Soprattutto adesso che le variazioni climatiche hanno accentuato e aggravato i problemi ambientali.

L’impossibilità del Ponte

Il ponte era nei programmi elettorali della coalizione, uno dei cavalli di battaglia della Lega. Ma quando i politici capiranno che rinunciare a un progetto per il bene della società, dal punto di vista elettorale, è più meritevole che realizzarlo. Perché, intanto, se ne realizza uno più importante, che salverà molte migliaia di vite umane che perderemmo lasciando il territorio in questo stato. E poi, se se ne parla da 168 anni e non si è mai costruito, vuol dire che ci sono probabilmente anche gravi motivi che lo impediscono, come per esempio la zona altamente tellurica che potrebbe mettere in pericolo la costruzione, nonostante i progressi tecnologici e la possibilità di impiegare oggi materiali più resistenti.

Quindi, ogni tanto, Presidente Meloni, usi più fermezza e respinga ciò che non coincide con gli interessi dei cittadini, soprattutto la sicurezza e la salute

Non è detto che nel governo di coalizione chiunque abbia il diritto di imporre qualcosa e si debba essere tutti d’accordo. Anzi, è falso ribadire continuamente l’unicità di intenti, perché ogni partito ha interessi diversi. Ed è giusto che lo siano. Se no, sareste un unico partito. Quindi è inutile nascondere le polemiche che sono legittime e naturali. Tanto è vero che i suoi consensi, per ora, sono in continuo aumento e quelli dei suoi alleati, di conseguenza, diminuiscono.

Presidente Meloni, accetti un consiglio

Lei non avrebbe mai pensato di realizzare il ponte, di aumentare l’uso del contante, di istituire nuovamente le province, di differenziare le regioni secondo la produttività, di istituire la Flat Tax e, quindi, creare un divario di reddito tra chi ha la partita IVA e impiegati e pensionati che non ce l’hanno. Tanto che quasi certamente la Corte Costituzionale la boccerà se non tutti possono goderne. Uno dei suoi pochi provvedimenti è il decreto legge sui rave party, che non mi sembra abbia incontrato il favore degli elettori, anche perché non ce n’era l’urgenza. E questo i suoi consiglieri avrebbero dovuto saperlo.

Si circondi, quindi, di persone più competenti. Un’altra sua iniziativa è l’abolizione del reddito di cittadinanza, altrettanto impopolare. Infatti, con la crisi che si prospetta nei prossimi mesi – a causa dell’inflazione e soprattutto dell’aumento di costo delle fonti energetiche – molte famiglie, anche di chi ha il lavoro, non arriveranno alla fine del mese. C’è chi dovrà scegliere se rinunciare al riscaldamento o al pagamento del mutuo dell’abitazione. Che fine hanno fatto i venti miliardi che ha dedicato al problema? Si tratta di una somma particolarmente consistente. Più della metà dell’intera finanziaria. Chi ne beneficerà? Sarà opportuno sostituire il reddito con altri provvedimenti contro la povertà e per incrementare i posti di lavoro. Perché non è detto che chi è in grado di lavorare ne trovi, con tante aziende che chiudono. I migranti non occupano i posti degli italiani perché a loro sono riservati spesso i lavori più umili e degradanti che noi non accettiamo. Secondo una recente indagine del Censis, sono quasi due milioni le famiglie che vivono in miseria assoluta, più di sei milioni di persone.

Tre pilastri

La verità, cara Presidente Meloni, è che con l’avvento dell’informatica che ha rubato tanti lavori agli esseri umani – ma è già passato tanto tempo – la politica non è riuscita a superare questo ostacolo e creare altri posti di lavoro alternativi. Ha un progetto per chi è in condizioni di lavorare o è rassegnata a vedere aumentare la criminalità? Perché in qualche modo questa gente deve poter sopravvivere e se non trova lavoro delinque. Anche Berlusconi ha espresso perplessità per il futuro del paese per quanto riguarda il reddito di cittadinanza e la difficoltà di trovare lavoro. Forse dovrebbe ascoltarlo. Magari ha qualche idea che può integrare alle sue, se lei ne ha. Anche perché è meglio tenerselo buono. Lei crede di essere stata rassicurata da Calenda. Se fossi in lei, non ci conterei. Sono sospetti gli interventi stranamente concilianti che la Ronzulli negli ultimi tempi invia. Potrebbero non essere segnali di pace sinceri. Sembra, infatti, che il padrone non sia tanto d’accordo, come la Confindustria e i sindacati e perfino Bankitalia, sulla legge economica che non si occupa della produttività,  né del Sud. Se questi tre pilastri della produttività trovano la legge finanziaria carente forse sarebbe opportuno modificarla e non fidarsi delle aggiunte che farà il Parlamento, dove non emergeranno gli interessi generali ma quelli delle zone di deputati e senatori. In verità, lei non si preoccupa di eventuali reazioni di Berlusconi perché ha un infiltrato in Gasparri, che milita da tempo in Forza Italia, pur essendo covato e cresciuto nella sua stessa barca.

Berlusconi

Ma Berlusconi sa benissimo qual è la sua missione. Tanto che era presidente dei senatori di Forza Italia e ora lo ha sostituito con la Ronzulli. È vero che Calenda le ha assicurato l’appoggio di Azione e Italia Viva nel caso in cui qualcuno le togliesse la fiducia. Sostituì già i voti che Forza Italia fece mancare a La Russa per l’elezione alla presidenza del Senato. Non sarebbe un’assicurazione ma una trappola. Non è così facile né automatico soprattutto per lei che ha sempre biasimato i transfughi e definito i ribaltoni colpi di stato. Anzi, ricordo che auspicava una variazione costituzionale che non consentisse ai parlamentari il cambio di gabbana. Certo, pur di non perdere il potere ricorrerebbe anche a quell’aiuto. Ma perderebbe la faccia se accettasse un pezzo di ricambio, come lo accettò per La Russa. Sarebbe stato più saggio ritrovare l’accordo con Berlusconi.

E poi, può mai fidarsi di quei due?

Prima o poi la costringerebbero ad andare a nuove elezioni il cui risultato non sarebbe lo stesso del 25 settembre. Calenda sostiene la vedova, che intende sfidare la destra per toglierle il potere in Lombardia, e contemporaneamente propone una collaborazione. con la sua coalizione. I bookmaker stanno quotando al picchetto chi sarà tradita per prima, lei, Presidente Meloni, o la Moratti. Ecco perché Salvini si è subito espresso contro l’eventuale collaborazione. E forse per la prima volta dovrà dargli ragione. Mentre Renzi non si pronuncia, avendo appena minacciato di fare cadere il suo governo nel 2024, in prossimità delle elezioni europee. La cosa più probabile è che litighino tra loro prima ancora che vengano indette le elezioni, dopo averla fatta litigare con Forza Italia, visto che non c’è ancora riuscita lei da sola. Non creda di avere risolto il problema dell’unità di intenti sull’atlantismo.

Presidente Meloni attenta alla questione Ucraina

La questione  ucraina è molto più complessa. In effetti, Berlusconi è amico dell’America, ma lo è anche di Putin. Si ricordi che sotto i suoi governi privilegiava il rapporto con la Russia per quanto riguarda il gas e altre materie prime, anziché diversificarli con gli altri paesi produttori. Quindi, per ora asseconda l’accordo governativo. Ma se Putin dovesse reclamare la loro complicità, anche Salvini le creerebbe dei problemi, perché certi tipi di legami non si sciolgono facilmente, neppure per sostenere un governo che lo stesso Putin auspicava in Italia. Intanto, Ursula von del Leyen lo incrimina di crimini di guerra e contro l’umanità, dato che la Russia bombarda le centrali di energia per fare subire le conseguenze della guerra ai cittadini innocenti, che rischiano l’assideramento durante il rigido inverno. Che posizione assumeranno i suoi alleati, gentile Signora, quando l’Europa dovrà esprimersi sulla questione e votare per la criminalità di Putin o assolverlo? Prenderanno le posizioni di Orban? E lei, continuerà a essere alleata del dittatoruncolo ungherese? Come farà a essere favorevole all’invio di armi all’Ucraina e allo stesso tempo amica di Orban? Come mai lei gli è amica? Di simili posizioni ambigue lei biasimava la sinistra. A lei, invece, è lecito?

Da valutare il peso di Salvini e Berlusconi nella questione

La guerra in Ucraina, Onorevole Presidente, anche se non dovesse estendersi in Europa, ha già creato tanti problemi in Italia, soprattutto economici, oltre che politici. Gli italiani, che all’inizio erano in maggioranza favorevoli al sostegno dell’Ucraina, oggi sono stufi e vorrebbero che l’abbandonassimo. Infatti, diminuiscono continuamente le simpatie per Zelensky. Non si stupisca nello scoprire che gli italiani sono volubili. Credono che non sostenendo più l’Ucraina il prezzo del gas diminuisca. Conte, per esempio, si è tolto l’elmetto che aveva quando era Presidente del Consiglio, e ora è contro gli aiuti militari agli ucraini. Seppure con poca esperienza è diventato un raffinato uomo politico che prevede le tendenze degli elettori e le segue. Ma nel cambio di opinione c’è certamente anche lo zampino di Grillo. Dato che prima o poi anche Berlusconi e Salvini le daranno dei problemi in questo settore, è più saggio che lei sfrutti la loro amicizia con Putin.

Se è vero che gli sono amici e non dipendenti o debitori, l’Italia è il paese più adeguato a mediare una tregua delle armi e un conseguente accordo di pace che sia conveniente a entrambe le parti. Non conti sul ministro degli esteri, che, non condividendo la posizione del padrone cerca di essere coinvolto il meno possibile nella questione. Affidi a Berlusconi questa delicata missione e non finga che non ci sia alcuna guerra a pochi chilometri dai nostri confini. Se riuscisse a convincere Putin a trovare un accordo dignitoso per entrambi i paesi, sarebbe un grande successo per l’Italia che guadagnerebbe la leadership dell’Europa e la gratitudine del mondo intero. Ma l’iniziativa le consentirebbe soprattutto di valutare la consistenza di Berlusconi e quella di Salvini che, in ogni caso, potrà governare con maggiori consensi.

Presidente Meloni, c’è un modello da seguire: Almirante

Le suggerisco anche di occuparsi con più attenzione del sistema sanitario nazionale, che è molto carente, aggravato dal lungo periodo di Covid e dalla perdita di tanti sanitari. Il sistema privato è in agguato. Essendo le attese troppo lunghe, infatti, molti pazienti, che hanno urgenza di essere curati e non possono attendere, si stanno rivolgendo alle strutture private, facendo debiti che non tutti potranno pagare. Per potersi curare hanno dovuto ipotecare i loro alloggi, mettendoli in pericolo di pignoramento. La sua destra non deve imitare quella tradizionale che è sempre dalla parte dei ricchi. C’è un modello da seguire, che dovrebbe esserle familiare, quello della destra sociale di Giorgio Almirante.

Insomma, il paese è pieno di problemi che bisogna cercare di risolvere

Finora le iniziative del governo – diciamocelo francamente tra di noi – sono palliativi. Non è il momento di allargare inutilmente la maggioranza che è già abbastanza ampia. Conservi questo salvagente per la riforma costituzionale, se a quel tempo dovesse galleggiare ancora. Ora mancano gli interventi decisivi. Come l’assunzione dei medici che non sono stati sostituiti a causa del numero chiuso delle facoltà di medicina nelle nostre università. Questo è un problema da risolvere, non con i medici no vax che non sono affidabili e lei vuole reintegrare. Nel Lazio si sa già che si voterà il 12 febbraio, stranamente in una delle settimane più fredde dell’anno, proprio quando molte abitazioni saranno gelate per la crisi del calore a causa del prezzo esorbitante del gas. L’infausta data non agevola certo l’affluenza alle urne della cui continua diminuzione tutti fingono di lamentarsi. Lei non ha alcuna voce in capitolo nella scelta della data? Lo viene a sapere come gli elettori dai giornali? Il Viminale – cioè, Salvini – non le chiede che cosa ne pensa? Come mai tanta fretta nella convocazione dei seggi elettorali? Si ricordi che quegli sconclusionati della sinistra hanno sempre indetto le elezioni in primavera. Noi, che siamo migliori, non dovremmo essere da meno.

Un ultimo consiglio Presidente Meloni. Non distolga lo sguardo da Milano

Non dimentichi di chiarire l’ammutinamento della vedova che è una pericolosa insidia. Da Milano arrivano notizie di ampliamento a vista d’occhio del suo seguito. E lei, Presidente, sembra trascurare la situazione, che, invece, dovrebbe preoccuparla. La candidata, grazie alla sua popolarità e il prestigio che ha a Milano, sta reclutando leghisti e forzisti scontenti a più non posso. Chissà se l’ambizioso progetto della Moratti non sia tanto la guida della Lombardia quanto quella di Forza Italia – data l’età, prima o poi Berlusconi dovrà abdicare – per mirare poi a quella della coalizione. Tenga sempre presente la volubilità dell’elettore italiano e soprattutto l’importanza della Lombardia per la destra. Diffidi di Calenda e Renzi, che le mandano segnali di amicizia, mentre sono complici della Moratti.

La vicenda Saviano

Per quanto riguarda la querela contro Saviano, che non mi sta simpatico, lo difendo per onestà intellettuale, ma soprattutto per proteggere lei da conseguenze che forse non ha previsto. Le suggerisco di rivedere il giudizio, non solo per assecondare l’appello di molti giornalisti che è sempre utile assecondare, ma per evitare che il processo si concluda in favore di Saviano. Obiettivamente ritengo – e credo che il tribunale emetterà lo stesso giudizio – che quel “bastardi” non sia un insulto ma un’imprecazione di stupore e rammarico. Che figura ci farebbe, Signora, se lui fosse assolto e lei condannata a pagare danni e spese processuali? Ci pensi bene e – come già le ebbi a dire – si faccia consigliare della sua mamma, non da chi ce l’ha con Saviano perché è di sinistra. Non possiamo governare contro la metà del popolo. Continuiamo a provare di raggiungere ogni tanto un parere comune tra destra e sinistra. Sarà già un bel passo avanti nella civiltà per l’Italia e anche per lei, Presidente.

Tag: almiranteberlusconiCalendacasamicciolaletizia morattimarta vincenzimelonimessinaponte sullo strettopresidente giorgiaputinrenzisalvinisavianoZelensky
Roberto Tumbarello

Roberto Tumbarello

Giornalista, laureato in Giurisprudenza. Per tanti anni portavoce in Italia del Consiglio d’Europa, è esperto in Comunicazione e Diritti umani.

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I più commentati 1

  1. Massimo Palladino dice:
    3 anni fa

    Caro Edoardo, dopo averti letto e riletto sul web, mi sono detto che, attualmente, è il Qatar ad avere il mio interesse, anche se io on ho interessi islamici segreti da coltivare. Cosa ne pensi dell’invadenza qatariota in merito ai mondiali di calcio. Mi è sembrato di rivivere, per l’ennesima volta, la sensazione di assedio di cui ci parlò, nei suoi volumi, Oriana Fallaci che, come è dimostrato, non si sbagliava nè si sbagliò mai. Come se non bastasse, arrivano notizie allarmanti in merito all’inflazione scatenata che, anche la Meloni proverà a sconfiggere ma poi, ce la farà? Io ne dubito e non poco. Ciao, tuo Massimo Palladino

    Rispondi

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