Come insetti usciti dalle sacche d’ombra dov’erano stati cacciati, i complici (a distanza di sicurezza) dei dittatori zampettano o strisciano alla ricerca di uno spazio e di una luce che li renda visibili, e stridono, squittiscono e soffiano veleno: sono ossequienti alle “mediocrità divinizzate” dei fascismi e, oggi, fanno l’inchino al Lupo di Mosca, sanguinario robot che ha scatenato la morte tramite la guerra tecnologica devastatrice della terra e dell’umanità. Penso alla loro indifferenza per le devastazioni di una società civile, di un territorio intriso di arte e storia, di una cultura che ha dato Dostoevskij e Gogol, Tolstoj e Bulgakov, Pasternak, Brodskij e Solgenitsin e, ancora, Siniavskij e Grossman…
I laudatores putiniani li abbiamo in casa, senza colori distintivi, sono grassottelli d’orgoglio e neri di odio, senza storia ma vocianti e tribunizi: li vediamo e udiamo i loro sussurri di devozione davanti all’altarino dell’attuale Uomo del destino.
Pensiero conclusivo (e, sì, consolatorio). I missili uccidono le persone ma non le idee, non l’eredità culturale dei popoli: sotto le ceneri e i cumuli di rovine di abitazioni sventrate e bruciate, nel “dopo” in cui speriamo, le braci saranno ancora lì, pronte a rianimarsi. Quelle braci sono anche la grande letteratura.
Credo, voglio credere, che in prima fila ci sarà anche la cultura, prima imbavagliata e poi insanguinata da una dittatura che per certi insetti della società è qualcosa di “provvidenziale”. La libertà risvegliata, che è una forma di cultura, lotterà per recuperare vita e slancio. E gli insetti? Sepolti dal silenzio, torneranno nel loro nido dove non c’è la Storia ma i suoi rifiuti.
Lezione di geografia
La carta era appesa in alto, irraggiungibile per noi bambini di quinta, come erano lontanissime da noi le terre disegnate a colori primari che vi erano rappresentate: figure elementari, come le nuvole, ci facevano sognare. Sarebbero venute anche le mappe immaginarie, come quelle della Terra di Mezzo di Tolkien ma intanto noi crescevamo con quell’immagine dello Stivale fissati nella memoria scolastica, le figure dell’Europa e del Mondo a portata di sguardi. La maestra approfittava della forza espressiva di quelle carte giganti appese dietro la cattedra per congiungere la Geografia alla Storia. Un po’ ci incantava quel raccontare la vita del mondo e di noi nella parte chiamata Italia.

Oggi la geografia ti entra in casa dal giornale e dal video, e ci sono sempre tanti colori: a scuola e a casa memorizziamo i luoghi, le date, i personaggi. Qualcuno ritaglia una cartina geografica dal giornale di papà. Ma oggi quei colori e quei nomi che affascinavano sono invasi dal rosso, che divora i bordi della figura, e non è una metafora. Perché oggi una carta è aggiornata dalle bombe, dai razzi, dai carri armati, dalla ferocia di uomini portatori di morte. Ora i branchi del Lupo di Mosca hanno aggredito da terra e dall’aria l’Ucraina, che la Garzantina definisce “Stato dell’Europa orientale”, nazione che “si affaccia sul Mar Nero e sul Mar d’Azov” e aveva una storica “appendice” a sud, la Crimea (pedina strategica di Cavour, 1854-55, i Racconti di Sebastopoli di Tolstoj…) oggi assorbita dalla Russia. Rispetto alle carte in bianco e nero delle enciclopedie, la cartina geopolitica dell’Ucraina è violentemente cambiata: il suo disegno è colorato e slabbrato, bruciacchiato ai bordi orientali e a sud. Le macchie di color rosso sangue ricoprono parti vitali di un Paese libero strozzato dalle fauci di una potenza imperialista.
Sit-in di fantasmi

Come si può comunicare col mondo quando ti scoppiano le bombe dell’invasore davanti casa; quando dal cielo (primaverile…) piovono sulle nostre teste meteore di fuoco e fischiano i rottami di un razzo centrato dall’antiaerea; quando un missile fa scoppiare un palazzo di dieci piani che dominava la piazza? Si può, ce lo insegnano le donne ucraine sotto le bombe.
Un gruppo di Madri coraggio hanno inscenato una manifestazione che direi del silenzio comunicativo

Niente parole ma azione: hanno radunato 109 passeggini di altrettanti bambini uccisi e li hanno schierati su una piazza di Leopoli: freddi come bare, orfani di vita appena sbocciate, quei passeggini hanno detto al mondo quanto costi in sangue umano una guerra o anche solo una parte come una battaglia: alla guerra divoratrice di umanità (a partire da chi la pianifica) ha risposto quel sit-in di fantasmi. Un evento.
Quei passeggini schierati sotto il cielo diventato nemico e assassino avevano portato il calore di 109 creature la cui “colpa” era di essere vivi in un tempo di morte. Pensiero orribile: in guerra, anche un bambino diventa nemico! Oggi quei fantasmi innocenti chiedono pietà e giustizia. Quelle donne dolorose, disperate per tanto amore rubato, hanno trovato il modo di comunicare, di trasmettere con la forza penetrante del silenzio. E la loro voce è arrivata fino a noi.
Si riveli la parola

(poesia)
Non importa
se hai chi ti perseguita,
importa
che tu abbia chi ti segua.
Che vale la parola
se non ha
rinchiuso in sé il seme del futuro,
carico della sete del risveglio:
la santa facoltà d’avere un seguito?
Artista, crea,
abbi coraggio,
ardi
e parla!
E si riveli la parola,
sia grande e semplice,
come una mela –
che ha in sé il principio dei futuri meli!
1959
Evgenij Evtuscenko
Poesie, Garzanti 1982







































































