Uno storico nostrano, vivente, ha descritto il Covid 19 è come “il ritorno del flagello biblico”, una catastrofe che ai nostri giorni ha avvolto il mondo come una nebbia mefitica. Trovo il paragone nel recente volume di Adriano Prosperi dall’amaro titolo Un tempo senza storia (Einaudi). Un libro che ci riguarda e ci provoca perché mette a nudo un fenomeno pericoloso: la perdita della memoria collettiva con la conseguente ignoranza della nostra storia; semplificando, è come dire che la società diventerebbe un edificio senza fondamenta. Tornando al coronavirus, dice lo storico: c’è voluto il flagello “perché voci isolate richiamassero alla consapevolezza dell’esistenza di valori superiori a quelli della finanza e della produzione di ricchezza: per esempio il valore della semplice e nuda vita umana, la si ritenga dono divino o frutto del caso….. Ma intanto bisogna fermarsi a riflettere sul problema del senso della storia e del generale declino di questa dimensione negli studi e nella società”. Una voce da ascoltare. Anzi, da leggere cominciando… dalla fine, tutta “virale”.
Una parola cartoccio

Continuiamo a tenerci d’occhio, per non rischiare di provocare l’assembramento; controlliamo, come mai prima, le nostre posizioni e i relativi spostamenti: una disciplina nuova per tutti. Sembra quasi che l’imposizione (governativa) si stia trasformando in abitudine (collettiva). In ogni caso, è un fatto che la permanenza di una parola virale come distanziamento fa pensare ai suoi molti connessi che emergono, e, in particolare, ai confini fisici, psicologici, culturali che dividono la Terra e le nazioni trasformate in tanti patchwork.
Un altro tipo di distanziamento avviene tra le singole persone e le masse, che si attraggono reciprocamente, o si respingono come particelle impazzite. Ho trovato una frase che potrebbe riguardarci (pensando alla politica, per esempio). E’ di Simone Weil, e dice: “Il maggior pericolo non è tanto la tendenza della massa a comprimere la persona, ma la tendenza della persona a precipitarsi ad annegare nella massa”.
Insomma, bisogna fare attenzione: distanza zero e assorbimento totale non sono una prospettiva conveniente…
Virus … veneticus

È quello specifico, se ci pensate, che infetta la nostra Venezia millenaria: annidato negli ingranaggi amministrativi, tecnici e politici, li arrugginisce e così facendo ne rallenta il passo fino a provocarne la paralisi. Questo breve pensiero è il frutto di una lettura recente nelle cronache nazionali e locali, là dove si è parlato dell’impegno di Mario Draghi per garantire oggi e in futuro la sostenibilità della Perla del mondo. L’autorità e il prestigio internazionale del primo ministro sono una garanzia: ma riusciranno questi valori a disincagliare quel virus burocraticus dalle acque di Venezia? Citazione storica: “La burocrazia è il cancro d’Italia”, firmato Ernesto Rossi (1897-1967)
Il finestrino

(poesia)
Si specchia nella notte il viaggiatore
quasi in fuga programmata
sull’ultimo treno per Venezia.
Come un condominio su ruote
il convoglio scava là fuori nel buio
che si apre al suo fatale andare.
Il viaggio breve fa volare nell’altrove
l’immaginazione, trepidi Giona
nel ventre della balena tecnologica.
Il finestrino-oblò protegge e separa
mentre ruba suoni e paesaggi
e ci stampa solitari sul vetro nero.
(Anonimo veneto)































