L’area mediterranea non trova pace non solo nelle acque, ma anche nei territori dove vivono i vari popoli. Si pensi, ad esempio, alla Tunisia, paese poco distante dall’Italia, dove il capo dello Stato Kaïs Saïed ha destituito il capo del governo e sospeso le attività del Parlamento tunisino, applicando le norme costituzionali che gli conferiscono dei poteri in circostanze particolari.
Il presidente tunisino

L’atto del Presidente tunisino è stato accolto dalla popolazione, supportato dall’intervento dell’esercito. Le preoccupazioni del partito islamista Ennahda, movimento della rinascita, è il ritorno ad essere bandito e finire nella clandestinità e quindi ritornare ai tempi del regime dell’ex Presidente Ben Ali. Questo movimento è stato attore governativo negli ultimi anni è ritenuto non in grado di affrontare i problemi del Paese.
Il rischio avanzata islamica

Il punto cruciale non concerne il fermare l’avanzata islamista, ma quello di far comprendere alla popolazione che tale movimento cerca di usare altre vie per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica tunisina dai seri problemi su cui versa il Paese, in particolar modo quelle di carattere economico e sociale. Assenza di politiche, di programmi reali e visioni realistiche da parte di un partito annacquato nel tempo, hanno spinto direttamente il Presidente tunisino a porre un taglio da questa situazione di profonda crisi.
Caos tunisino vicino all’Italia

L’iniziativa di Saïed di sospendere gli altri poteri potrebbe innescare una situazione di stallo pericoloso che potrebbe portare l’intero paese verso la guerra civile. La Tunisia ha una costituzione, ma non un organo che vigili su di essa per risolvere le controversie tra i poteri dello Stato. Si potrebbe dire che è in atto un vero e proprio colpo di Stato che, pur prevedendo la possibilità di adottare dei provvedimenti dovuti al fine di proteggere le istituzioni dal pericolo di non poter più funzionare, ha congelato l’assemblea parlamentare che, in realtà, dovrebbe istituire una sessione continua per l’arco di tempo in cui vige lo stato d’eccezione.
Il rischio

È difficile per il momento prevedere cosa succederà nei prossimi mesi, ma se non si dovesse trovare una soluzione all’impasse in cui il Paese è caduto, allora si rischierebbe di finire nel vortice di una confusione generale, con le conseguenze che potrebbero portare la Tunisia verso il baratro.







































































