Il bellissimo film “Nouvelle Vague”, un gioiellino sotto tutti i punti di vista (ottima la scelta di girarlo in bianco e nero), è già in sala da una settimana e risulta a ragione come uno tra i lungometraggi più “gettonati”. Il regista statunitense Richard Linklater, sicuramente tra i migliori della sua nazione (basterebbe citare “Boyhood” del 2014 che si aggiudicò l’Orso d’argento a Berlino e anche la trilogia “Prima dell’alba”, “Before Sunset” e “Before Midnight”), non ha voluto girare un classico remake ispirato al famoso “A bout de souffle – Fino all’ultimo respiro” del grande Jean Luc Godard, ma bensì un film che ruotasse attorno alla preparazione di quel film targato 1959.
Nouvelle Vague e la sua nascita

All’epoca si trattava della prima opera di Godard che proveniva dal ruolo di critico cinematografico legato ai “Cahiers du cinema” e il regista Linklater ha voluto raccontare in maniera esemplare proprio com’è nato “A bout de souffle”, creando l’atmosfera vissuta all’interno e durante la lavorazione prendendo come attori nei rispettivi ruoli di Godard, Jean Paul Belmondo e Jean Seberg i “nuovi” Guillaume Marbeck, Aubry Dullin, Zoey Deutch, Adrien Rouyard nel ruolo di Francois Truffaut e Antoine Besson in quello di Claude Chabrol.
La poesia di Nouvelle Vague

Se vogliamo è un vero “omaggio”, dove non manca l’aspetto poetico visto attraverso la macchina da presa che man mano girava le scene importanti di questo film per certi aspetti rivoluzionario che diede il via ad una grande stagione cinematografica mai più ripetuta in Francia. In quell’anno ovvero il 1960, l’Italia rispondeva con “La dolce vita” di Federico Fellini (Truffaut aveva firmato “I quattrocento colpi” e Godard da lì decisa di oltrepassare la “barricata” diventando da critico cinematografico a regista). Di quel capolavoro ci fu qualche anno fa anche un remake con Richard Gere e Valerie Caprinsky. Però come detto sopra in questo caso non si tratta assolutamente della stessa cosa, ma l’esperimento ben riuscito di osannare la settima arte, così come volle all’epoca Godard e tutti gli adepti della corrente rivoluzionaria per l’appunto definita “Nouvelle Vague”.
Nouvelle Vague e le citazioni

Il regista Linklater. Durante la narrazione si possono cogliere diverse citazioni tratte non solo da altri grandi film ma anche da romanzi famosi. Gli attori (molto bravi) si muovono nella stessa direzione che è quella di far notare la profonda volontà di dare una svolta al vecchio cinema con la speranza e la certezza di portare una ventata di novità. Viene ricostruita alla perfezione, quasi maniacale, l’atmosfera che si respirava durante la lavorazione del film di Godard.
Nouvelle Vague e i fuoricampo

Tutto questo avvalendosi per l’appunto di giovani attori quasi sconosciuti, a parte la sublime Zoey Deutch nei panni di Jean Seberg. Gioca molto sulle scene fuoricampo per non entrare interamente su quello che era avvenuto effettivamente durante le riprese ed è molto bello anche l’aspetto che mette a fuoco la grande amicizia tra Godard e Truffaut, nonostante tra i due corresse una certa invidia reciproca. In fondo è una bella storia narrata con garbo e senza alcuna presunzione, un film che quando esci dalla sala provi una certa soddisfazione pensando che in giro ci sia ancora qualche buon regista dotato soprattutto di buone idee.
Regia : Richard Linklater. Cast: Guillaume Marbeck, Zooey Deutch, Aubry Dullin, Adrien Rouyard, Antoine Besson. Produzione: Francia. Anno: 2025. Genere: commedia/biografico. Durata: 1h45 minuti.
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