In questi anni torbidi illuminati dalla sinistra luce di un caos senza fine, la realtà si addensa come una nuvola temporalesca. La sua ombra ci sovrasta, ci inquieta e preme sulla stampa e sugli altri mass media condizionandoli pesantemente. Infatti la famosa pressione mediatica che subiamo ogni giorno non nasce dal nulla: è la realtà, disordinata, vischiosa e tossica che invade le redazioni e, di conseguenza, le nostre case. C’è un particolare che va evidenziato: oggi la comunicazione sembra aver scelto il lato oscuro della vita che si riflette nella cronaca nera, anzi nerissima. Questo tipo di giornalismo è diventato invasivo, superando gli spazi dedicati alle altre informazioni. Dalla stampa alla tv, il male di vivere si riversa come un torrente vorticoso sulle nostre certezze. Questa irruenza dei “fatti criminosi” sta condizionando la nostra percezione della realtà.
Quando la nerissima invade

La “nera” invade i giornali di carta, la radio, la televisione e i social con una pioggia di omicidi, truffe, guerre, stupri, accoltellamenti nelle case e nelle strade, aggressioni e rapine di giorno e di notte ecc. ecc. Sembrerebbe che le diverse personificazioni del Male siano diventate gli snodi di una Rete che intrappola i nostri mezzi di comunicazione e di conseguenza le nostre menti. Da un punto di vista che potremmo dire filosofico, l’invadenza della cronaca nera sull’apparato comunicativo potrebbe essere definita come una ossessione per il lato oscuro della nostra società. Ma in realtà si tratta di una strategia di vendita del prodotto notizia, ovvero dell’uso della spettacolarizzazione degli eventi per aumentare le tirature e gli ascolti.
Scavare nella nerissima

Infatti, come possiamo verificare, i cronisti scavano nella triste materia del nostro mal essere, al punto che i loro articoli o servizi, diventano, di giorno in giorno le puntate di una commedia umana dai risvolti oscuri e, per questo, velati dal mistero: ingrediente sapientemente dosato. La bulimia con cui la comunicazione dei nostri giorni affonda nella poltiglia sanguinolenta del nostro quotidiano, è sicuramente un effetto della cultura dello spettacolo. Ma non può essere vista come fedele narrazione della verità del nostro mondo che è frutto di una complessità meravigliosa. Altri colori, oltre al nero, per fortuna ravvivano le cronache e le nostre giornate.
Una casa in campagna

Fino all’ultimo inverno della sua vita, mia madre ha riscaldato la sua vecchia e grande casa con una stufa a legna. Aveva la legnaia davanti alla casa, sul praticello che era stato orto e giardino. Sceglieva un certo tipo di legna, il larice, e pretendeva una certa pezzatura adatta alla stufa in cucina e allo scaldabagno.
Ancora più indietro nel tempo, quand’ero bambino e poi ragazzo, sui vetri della finestra della mia cameretta, il gelo infiorava le lastre, e le lenzuola gelide e umide erano intiepidite dalle braci dello scaldaletto.
Si viveva in paese, detto campagna, e pochi avevano il “termosifone” e il gabinetto in casa. Ancor prima, in molte case, l’unica fonte di calore era il focolare. Altri tempi…
La casa nel bosco

Oggi si parla tanto della Casa nel bosco, in provincia di Chieti, e della vita spartana scelta da una famiglia con tre figli in età scolare: una vecchia casa rurale che non ha certo il confort degli standard moderni, però ha il minimo livello di vivibilità. Quel tipo di vita non dovrebbe scandalizzare, perché molti l’hanno sperimentato in giovane età: allora era una condizione necessaria a cui non si poteva sfuggire.
Fermo restando che non si possono fare confronti tra i tempi della “civiltà contadina” e i nostri, allora non era l’inferno come oggi non è il paradiso: si trattava di una forma di esistenza semplificata che ai nostri giorni è irriconoscibile e può far paura. Ma, come dicono le cronache, oggi invece quel tipo di “civiltà” è diventato oggetto di libera scelta, spinto anche dal diffondersi di una nuova filosofia di vita fondata su un più stretto rapporto Uomo – Natura.
Molte lotte sociali e molta tecnologia ci consentono di misurare i passi della Storia: chi ha vissuto nelle ristrettezze dei tempi andati non ha nostalgia né rimpianti. Io ricordo con serenità quell’esperienza che mi spingeva nella vita futura tra stupore, rigore e tanto amore.
Il melograno

(poesia)
Incorniciata dall’uscio bianco
della casa rossa, mi hai regalato
uno dei tuoi sorrisi
così leggero come la tua voce
nel sogno. Eri tu, mamma
ma anche ragazza bionda.
Il tuo sguardo è rivolto
all’albero materno, il melograno,
i rami piegati sotto il peso
dell’abbondanza di frutti.
Tu l’albero io la melagrana.
Tu parlavi, ma il vento geloso
ti rubava le parole. Era il sogno
che finiva, era l’alba di ieri.
Anonimo 25

















































































Che bel sogno hai fatto, un vero momento ” vissuto” con amore. Invidiabile – spesso i sogni “abbozzano” una situazione e poi si perdono nel ” nulla” o al risveglio. Peccato, è così bello sognare e rivedere rivivere ricordare momenti passati.
A proposito della “commedia umana a puntate” – io trovo insopportabile questa insistenza di aggiornarci su ogni virgola, giornalmente, su “novità” di ricerche “scientifiche” che regolarmente non risultano in soluzioni convincenti, ma solo in ulteriori domande senza risposte. Quanto tempo, quanta fatica sprecata. Sto pensando ad esempio alle ricerche sul delitto di Garlasco, successo niente di meno che 18 anni fa … xché non lasciamo riposare in pace la povera Chiara ? Perché rinnovare continuamente il dolore dei suoi cari?
Non bastano le brutte notizie su tutte le guerre intorno a noi con innumerevoli vittime anonime, che inutilmente si stanno sacrificando per delle manie di potere non giustificabili? Incubi continui.
Con che spirito possono crescere le nuove generazioni ?
Caro Ivo,
l’abbondamza di cronaca nera potrebbe anche essere spiegata in un altro modo: è un modo semplice di spingere le persone a ragionare in modo conservatore, abbandonando ideali illuministi o socialisti sulla natura umana e sulla società. Quando senti sempre parlare di crimini è difficile frenare gli istinti retributivi, i desideri di punizione, e la prospettiva ‘law and order’ così cara alla destra.
Un abbraccio e auguri di buon natale,
Luca Surian
…”Infatti la famosa pressione mediatica che subiamo ogni giorno non nasce dal nulla: è la realtà, disordinata,…” Condivido in toto LA REALTA’ che vedi e ci riporti. E’ VERISSIMO! Ma la cosa assolutamente PIU’ GRAVE, che ci riportano i Media di qualsiasi genere, è la mancanza totale di analisi sul PERCHE’ succedono questi eventi tristi, luttuosi, infelici, senza anima! Nessuno, proprio nessuno si è posto il PERCHE’ di queste situazioni! Nessun accenno a capire, nessuna “volontà” (?) per risalire alle cause che potrebbero consentire di arrivare alla soluzione dei problemi, o almeno a ridurli ed imboccare la risalita delle soluzioni!!! SE NON CONOSCI LA CAUSA, NON PUOI ELIMINARE L’EFFETTO!!! E’ DIFFICILE CAPIRE QUESTO PRINCIPIO?