Grazie all’impegno di un medico veronese, appassionato cicloviaggiatore, Alberto Vaona, nel 2024 ha visto la luce l’edizione italiana di un libro che racconta una grande impresa: la prima traversata a pedali della Foresta Amazzonica, portata a termine nel 1978 da una donna coraggiosa e infaticabile, Louise Juliet Sutherland.
Ediciclo editore lo ha pubblicato a cura e con traduzione di Alberto Vaona stesso (Louise Juliet Sutherland, Il viaggio impossibile. La prima traversata a pedali della foresta amazzonica di un’avventurosa cinquantenne. A cura di Alberto Vaona, ediciclo editore s.r.l., 2024.), che attraverso queste pagine non solo ha voluto proporre ai lettori italiani questa straordinaria avventura, ma anche «assaporare in anticipo la meraviglia del percorso oltre che […] prevedere problemi tecnici e condizioni ambientali estreme e adattare di conseguenza aspettative e attrezzatura» (p. 6) in vista di rivivere la stessa impresa, nel 2023.
L’impresa di Juliet

Era l’alba del 12 maggio 1978 quando Louise Juliet Sutherland atterrò in Brasile, sola. Aveva con sé una bici Peugeot nuova di zecca di cui non sapeva neppure gonfiare le ruote, due borsette per il portapacchi e una scorta di latte condensato. Dopo poco avrebbe compiuto 52 anni ed era determinata ad attraversare in sella alla bici la foresta amazzonica lungo la “Transamazzonica”, inaugurata da poco. Alta un metro e mezzo, questa donna, avventurosa infermiera e filantropa neozelandese dai toni pacati e gentili, pesava 47 chili ed era una fuoriclasse assoluta.
L’unica in grado di compiere l’impresa impossibile, che tutti le sconsigliavano di intraprendere. Le avevano detto che in quel territorio non ci sarebbero state case d’appoggio, cibo o acqua potabile, solo isolamento totale per migliaia di chilometri. Inoltre non avrebbe avuto nessuna possibilità di comunicazione o di soccorso, avrebbe rischiato di incontrare animali feroci e tribù indigene sconosciute e pericolose. E poi: era una donna, e per giunta sola e in bicicletta! Ma questo dettaglio per lei, invece, era il suo punto di forza, perché «chi viaggia in bici non può essere una minaccia» in quanto, come scrive Didier Tronchet in Piccolo trattato di ciclosofia, Milano, Il saggiatore, 2001:«La simpatia che ispira la bicicletta deriva anche dal fatto che nessuna invasione è stata fatta in bicicletta.».
Juliet alla scoperta di un mondo nuovo

Armata di un machete di media grandezza e della sua fiducia nel prossimo, si metterà in sella per pedalare nel cuore della giungla. La sua esperienza, per quanto durissima e molto faticosa, irta di imprevisti, le insegnerà che la foresta amazzonica non è poi così disabitata come le raccontavano, e che le persone sono per lo più accoglienti e generose di aiuti, se serve.
«Ho sempre constatato», scrive Louise Juliet Sutherland, «che più la gente è “primitiva”, maggiore è la sua ospitalità. Trovo che sia di gran lunga la cosa migliore andare in un luogo straniero disposti ad accettare le persone alle loro condizioni e accettando il loro modo di vivere.». Comprende anche un altro aspetto importante: il fatto di essere sola, questa sua vulnerabilità, rappresentava invece la sua più grande protezione (p. 71).
In diversi momenti la realtà da affrontare fu veramente dura: «Con tutta questa pioggia, e le punture dei piuns [n.d.r. piccoli moscerini], e la pioggia, e la mia caviglia e la pioggia, e tutte quelle colline con i dolori terribili che mi vengono al petto quando devo salire, forse mi verrà un infarto. E poi questo fango. Ma come si fa ad andare in bicicletta nel fango? Tutti pensano che io sia pazza, e in questo momento sono d’accordo con loro», scrive in un momento di sconforto.
Un viaggio straordinario

Questo libro è il racconto di un viaggio straordinario, affrontato con caparbia determinazione da una donna coraggiosa che non si è lasciata mai intimorire da niente e da nessuno, un viaggio lento, nel corso del quale la Sutherland, come sottolineato da Vaona, «si gusta quelle povere cose che la gente le offre durante il percorso», sostando molto nelle tappe impreviste che il viaggio le regala. Un racconto dal quale emerge la descrizione di una foresta amazzonica di quasi 50 anni fa, come non la vedremo più per gli effetti dei cambiamenti climatici e della deforestazione.
Il libro su Juliet

Louise Juliet Sutherland (1926-1994) è stata un’infermiera, ciclista e filantropa neozelandese. Dopo aver viaggiato per 60.000 chilometri attraverso 54 paesi, tra cui Calais-Bombay e una Vancouver-Perù, nel 1978 è stata la prima persona a percorrere in stile ciclo-camping la BR230, Rodovia Transamazzonica.
L’autore

Alberto Vaona classe 1975, veronese, medico e ciclo-viaggiatore; ha viaggiato in bici in oltre 20 paesi e nel 2023 ha compiuto la terza ripetizione della traversata della Foresta Amazzonica lungo la Transamazzonica in bici in stile ciclo-camping sulle orme di Louise Juliet Sutherland.
Louise Juliet Sutherland, Il viaggio impossibile. La prima traversata a pedali della foresta amazzonica di un’avventurosa cinquantenne. A cura di Alberto Vaona, ediciclo editore s.r.l., 2024.







































































