Lo scorso Martedì è stato approvato il nuovo disegno di legge di delegazione europea dal Consiglio dei Ministri italiano, ma c’è stata una grande assente: la Direttiva UE 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici, entrata in vigore il 28 maggio 2024. Vero che il nostro Paese ha tempo fino al 29 maggio del prossimo anno per recepire la direttiva, ma suona un po’ singolare che, nella riunione dello scorso martedì 22 luglio, il Consiglio dei Ministri abbia approvato, e con procedura d’urgenza, il Disegno di Legge di delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione Europea – Legge di delegazione europea 2025: tutti, tranne quella.
La direttiva assente

Dico che suona un po’ strano questo fatto, perché le linee guida attuative della Commissione europea ci sono già, composte da un regolamento delegato, un regolamento di esecuzione e 13 documenti di orientamento su temi specifici che, ricordo, il 30 giugno scorso la Commissione europea ha presentato con il fine di aiutare gli Stati membri nell’attuazione di tale controversa Direttiva.
La scelta di non inserire l’EPBD IV nella legge di delegazione può essere letta come un segnale di discontinuità rispetto agli impegni formalmente assunti dal Governo nell’atto di indirizzo 2024–2026 del Ministero dell’Ambiente.
Manca il vantaggio economico

“In Italia c’è un numero di fabbricati colossale, oltre 30 milioni, con oltre 20 milioni di edifici oltre la classe D. Ci deve essere un vantaggio anche economico, non un onere, bisogna creare le condizioni di appetibilità”, ha detto recentemente il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in un colloquio con la Confedilizia, sottolineando che “bisogna tenere conto del Paese. È facile in Lussemburgo, non può essere lo stesso in tutti i Paesi. È interesse nostro raggiungere l’obiettivo ma anche creare le condizioni migliori per decarbonizzare.
Significa far valere di più l’immobile. Se è efficiente mi costerà meno l’energia. Ma per arrivarci non deve esserci un onere insopportabile per la famiglia italiana”. Effettivamente, c’è un nodo sui finanziamenti per applicare la direttiva e, nonostante il recepimento delle direttive Ue 2024/1735 sulle tecnologie “net zero”, 2024/1799 sull’economia circolare e la transizione verde, 2024/1244 sui dati ambientali delle installazioni industriali, 2024/2847, 2025/37 e 2025/38 sulla cybersecurity, non è ancora stata recepita la direttiva 2024/1275 Epbd ,cosiddetta delle “Case green”.
La mancata ricezione della direttiva può produrre un grave danno

I contenuti del Ddl di delegazione europea 2025, approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 luglio scorso e non ancora trasmesso in Parlamento, ha suscitato forti critiche da parte di molte associazioni interessate (Arse, Coordinamento Free, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente e Wwf, tra le altre) e il commento, pressoché unanime, è stato: “Il Governo va ancora una volta contro le ragioni dell’ambiente e dell’innovazione varando un provvedimento che non contiene il recepimento della direttiva Epbd”.
Secondo le associazioni, si tratta di una brutta notizia che rischia di generare nuovi ritardi e che rallenta la transizione energetica, la preservazione dell’ambiente, la lotta alla crisi climatica e, ultimo ma non per ultimo, riduce il potenziale risparmio sulle bollette e l’aspettativa di miglioramento della qualità della vita dei cittadini.
Nel frattempo, a Giugno la Commissione europea ha pubblicato alcuni documenti proprio per supportare l’implementazione della Direttiva, mentre il Centro studi della Fondazione Geometri ha calcolato che, in Italia, si è raggiunta una riduzione dei consumi energetici degli edifici residenziali pari al 9,1% appena, rispetto al 16% richiesto entro il 2030.
La situazione come dovrebbe essere in base alla direttiva

Le associazioni, invece, segnalano che l’Italia deve intervenire complessivamente su oltre 9,7 milioni di edifici oggi in classe E, F o G; cioè, oltre il 75% del patrimonio edilizio residenziale, che una volta riqualificato poterebbe a una riduzione delle emissioni di CO2 per oltre 14 milioni di tonnellate.
Ma ci sono anche altre due scadenze da non dimenticare: il primo piano attuativo previsto entro Dicembre di quest’anno e la versione finale entro Maggio del 2026; una volta di più, siamo a rischio procedura di infrazione.
Tanto per avere un’idea precisa di come sia messo il nostro Paese nei confronti delle sanzioni dell’UE, mi permetto di rendere noto che, attualmente, ci sono 66 procedure d’infrazione contro l’Italia, di cui 12 riguardano il mancato recepimento delle direttive comunitarie e 54 per violazioni del diritto europeo. Chiosa finale: il nostro Paese, dal 2012 a oggi, ha pagato complessivamente 1,205 miliardi di Euro a seguito di queste condanne. Dire che è indispensabile agire con tempestività e responsabilità, recependo le direttive e adeguando l’ordinamento nazionale ai regolamenti comunitari è, quantomeno, pleonastico!
La direttiva case green nel vademecum Confabitare

Contenuti e prospettive della direttiva 2024/1275 Epbd sono stati analizzati anche da Confabitare nel vademecum “La transizione energetica e la sicurezza dell’abitare”, elaborato con la collaborazione del Comune di Bologna e pubblicato il 22 luglio.
L’associazione ricorda che: “il testo misura i suoi obiettivi a partire dal 2020, comprendendo quindi per il nostro Paese gli effetti positivi nel calcolo della riduzione dei consumi ottenuta con il Superbonus 110%”.
L’avviso di Confabitare

Il tema da seguire è però quello delle risorse a sostegno dei progetti da implementare. “Serviranno anche capitali privati, senza perdere di vista l’interesse pubblico, e sarà molto importante definire le modalità di incentivazione economica degli interventi, in termini di crediti fiscali, mutui a tasso agevolato, prezziari che evitino rincari artificiosi, ecc. . .”, si legge nel vademecum (e non si può non essere d’accordo!).
Uno dei problemi sottolineati nel documento è che sul reperimento delle risorse economiche necessarie la direttiva nulla dice di concreto, se non prevedere che l’introduzione di norme minime di prestazione energetica dovrebbe essere accompagnata da un quadro favorevole per le famiglie vulnerabili, quali assistenza tecnica e misure finanziarie, comunque rimanendo fuori dai vincoli sugli aiuti di Stato.
“Viene quindi lasciato ampio margine alla discrezionalità dei singoli Paesi”, avverte Confabitare, “considerando che nel Parlamento di Strasburgo tutti i partiti italiani che compongono l’attuale Governo hanno votato contro, diventa molto difficile prevedere cosa conterrà la Legge italiana di recepimento della direttiva.
Sarà necessaria un’azione di forte sensibilizzazione a tutto campo: dalle imprese ai professionisti del settore, dalle organizzazioni a tutela dell’ambiente ai cittadini tutti.







































































