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Presidente Meloni usi il buonsenso e compri un cappello

di Roberto Tumbarello
Novembre 20, 2022
in Editoriale
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Presidente Meloni usi il buonsenso e compri un cappello
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Non ha torto il nostro ministro degli Esteri quando definisce esagerata la reazione della Francia alle esultanze dell’Italia che si era furbescamente liberata della Ocean Viking con 234 migranti e mollata alla Francia. In realtà, a millantare una vittoria era solo Salvini, quasi sempre inopportuno perché alla ricerca dei voti perduti. Ma da capo della diplomazia Tajani dovrebbe sapere che non conviene mancare di rispetto ai paesi amici soprattutto quando vengono incontro all’Italia. Macron si è sentito preso in giro, oltre che accusato di debolezza dalla destra francese. Se ha reagito in modo apparentemente esagerato è perché gli avevamo pure creato problemi interni.  Bene ha fatto Mattarella a chiamare Macron per riconciliarsi. Con la polemica non si risolvono i problemi. Non si fa così. Tanto più che è stata una sconfitta per il governo dei porti chiusi essere costretti a fare scendere tutti i profughi e rispettare le leggi dell’Unione Europea, mentre la presidente Meloni continuava a lamentarsi che non tutti avevano diritto di sbarcare in Italia perché non provenivano da territori in guerra né erano fragili di salute come l’équipe sanitaria certificava. In risposta i medici affermavano, giustamente risentiti, di non fare politica e ubbidire solo al giuramento di Ippocrate che impone di curare chiunque ne abbia bisogno. Sulle tre navi di soccorso anche chi sembrava sano fisicamente, durante la traversata e il naufragio aveva subito danni psicologici anche gravi e non era più in condizione di rimanere a bordo.

Salvini cerca tutti i modi di recuperare i voti persi e andati al presidente Meloni

Tutti i governi italiani, in cui partecipa la Lega si rifiutano di accettare la legge della navigazione, che, come in qualsiasi società civile, prevede il soccorso di chiunque sia in difficoltà. Infatti, l’UE impone che le prime azioni debbano essere il salvataggio e l’assistenza. Poi, i migranti possono essere eventualmente rispediti nei rispettivi paesi d’origine, ma dopo averli curati e rifocillati. Non si possono respingere come Salvini vorrebbe e crede di poter fare. Infatti, ha esultato alla partenza della nave per Tolone come se fosse stato un successo e non una cortese concessione da parte della Francia, visto che a Trapani erano sbarcati tutti gli ospiti delle altre tre navi soccorso.

Come mettere in difficoltà il premier

Ogni occasione è buona per cercare di recuperare qualche voto dei tanti perduti negli ultimi mesi a beneficio dei Fratelli d’Italia. Ma così si rischia di mettere in difficoltà la premier e in pericolo la durata del governo. Oltre tutto, l’intera maggioranza perde prestigio continuando a essere divisi su qualsiasi problema. Giorgia Meloni, dal canto suo, non ha intenzione di fare marcia indietro, infatti, durante la conferenza stampa, anziché cercare di attenuare l’attrito col nostro alleato più importante si è giustificata con la stampa italiana, cioè con i suoi elettori. Anziché con la Francia dovrebbe prendersela con la Lega. Chi ha auspicato la discontinuità al potere e votato per l’avvento della destra aveva avvertito la premier che all’opposizione sono bravi tutti, mentre governare è più complicato.

Per l’Italia i migranti sembrano un problema essendo il nostro un paese di approdo perché il più vicino all’Africa. Ma siamo solo di passaggio e per niente ambito

Infatti, pochissimi ci rimangono. È difficile trovare lavoro e accoglienza, essendo diventati, nonostante la nostra ortodossia cattolica, da un po’ di tempo razzisti. La maggior parte è diretta più a Nord, in Germania, Finlandia e Svezia, dove le possibilità di lavoro sono maggiori e l’accoglienza migliore perché considerano l’emigrazione una risorsa. Nonostante il benessere, la libertà e l’assistenza sanitaria di cui tutti godono, il nostro è il paese che ospita il minor numero di migranti. Ma, per motivi elettorali, ne facciamo un dramma. Non si esulta neppure quando si raggiunge un successo, per non offendere chi lo ha subìto. Figuriamoci se si è dovuto ingoiare un rospo, dovendo accogliere tutti i migranti sbarcati dalle tre navi delle ONG. Anche la Le Pen si è indignata e ha accusato Macron di debolezza. È vero che è nostra amica e sovranista come noi, ma prima di tutto è francese e fa la sua politica.

Presidente Meloni, con la Francia ci si doveva comportare meglio

Adesso Macron cercherà di convincere altri paesi dell’Unione Europea a boicottare l’Italia. Molti non aspettano altro, convinti che l’Italia goda, senza merito, di privilegi in seno all’UE e ci complicheranno la vita. Macron, che ha sospeso la propria partecipazione al Meccanismo volontario di solidarietà, in base al quale avrebbe dovuto accogliere 3500 rifugiati arrivati in Italia, sostiene che siamo stati disumani. Non avendo mantenuto gli impegni ci saranno conseguenze gravi sulle relazioni bilaterali ed europee. Salvini, per bocca del Ministro Piantedosi, che non ha alcuna autorevolezza, essendo un funzionario, respinge le accuse, credendo di avere, così, risolto il problema. Intanto Macron rafforza la vigilanza alle frontiere con l’Italia.

Tajani

L’unico intervento saggio è di Tajani, che, accetta il rimprovero considerandolo, però, sproporzionato. Invece, Berlusconi si discosta dai due alleati dicendo addirittura che lui avrebbe fatto sbarcare tutti i migranti. Se fosse dipeso da lui, non ci sarebbe stato alcun contenzioso né malinteso con Macron e neppure con l’Europa. Ogni giorno c’è una bega perché sono troppe le contraddizioni nella comunicazione. È, quindi, opportuno che la Meloni personalmente o attraverso un suo portavoce sia la sola a commentare le azioni del governo e quelle dei singoli ministeri. In questa maggioranza, invece, ognuno crede di avere il diritto di dire la sua per far credere agli elettori che anche lui comanda.

Il presidente Meloni

La premier dovrebbe essere più prudente nelle conferenze stampa. Anziché da capo del governo continua a parlare da leader di partito. Non ha ancora capito che non serve più a niente – ormai che ha raggiunto il suo obiettivo – se non a compromettere la tenuta della maggioranza. È stato forse un errore rifiutare a Salvini il Viminale, se poi ci mette un funzionario che era stato suo dipendente, ora costretto a dire e fare ciò che lui gli suggerisce. Tanto valeva metterci lui stesso. Almeno avrebbe assunto le responsabilità delle sue azioni.

Presidente Meloni mi permetta

Perché Urso insiste sulla trivellazione dell’Adriatico per ricavare gas prezioso, mentre Zaia, un leghista più autorevole e con più seguito di Salvini, è contrario e ne spiega gli inconvenienti? Non si possono consultare gli alleati prima di aprire bocca? Sindacati e Confindustria – quindi l’intero settore produttivo del paese – sono contrari alla Flat Tax, che favorisce solo le partite iva, che già evadono abbondantemente il fisco. Perché farla per forza essendo solo un cavallo di battaglia della Lega e non un provvedimento utile al paese né al popolo, come l’aumento del contante? I cittadini onesti non sono d’accordo, perché è un provvedimento in favore dei disonesti. Perché consentirlo, essendo, oltre tutto, la campagna elettorale ormai conclusa? I voti degli evasori fiscali o di chi ricicla soldi sporchi non servono più. Lei conosce qualcuno che alla Garbatella o altrove esce con cinquemila euro in tasca o nella borsetta per fare la spesa? Alle prossime elezioni di primavera, per le regionali, non teme che il suo partito, dove ci sono perlopiù persone perbene, possa regredire?

Le cito un esempio

Esulta anche l’insegnante di un liceo romano – e non si comporta da educatore – che non ha rispetto per un ragazzo non a proprio agio nel corpo femminile in cui la natura lo ha condannato. È una creatura che soffre e che si dovrebbe aiutare a superare il disagio. Invece lo chiama signorina e vuole che sui compiti metta il suo nome al femminile. Mentre lui, secondo il nuovo regolamento scolastico, ha diritto di essere considerato un uomo, come infatti risulta sui registri scolastici. Il professore si permette di minacciarlo con questo governo quelli come te non se la passeranno bene. Prima che questa vergogna finisse sui giornali, il preside lo ha esonerato.

Presidente Meloni intervenga

Ma forse lei dovrebbe intervenire per sconfessare quella minaccia che è un’onta per la sua maggioranza. A denunciare la scandalosa circostanza sono stati i compagni che, talmente disgustati dal comportamento dell’insegnante, una mattina anziché entrare in classe, si sono riuniti nella palestra del liceo e scritto un documento di protesta contro l’insegnante e il suo indegno comportamento. Quasi tutti coloro che l’hanno votata condannano l’insensibilità e il bieco razzismo di quell’uomo e auspicano anche il biasimo del Ministro dell’Istruzione e del Merito. Questa è una tipica e penosa vicenda di teppismo al vertice che bisogna stroncare subito perché non si riproduca. Siamo in regime di libertà, quindi ognuno prende le decisioni che crede più opportune.

Lei non è solo la prima inter pares e meno ancora la beneficiaria del successo elettorale, ma la garante della maggioranza

Quindi, dovrebbe chiedere maggiore disciplina a chi fa parte o simpatizza con la coalizione, che, invece, è litigiosa come il resto della popolazione. Alludo all’ambizione della Moratti di diventare presidente della Lombardia candidandosi, a dispetto della maggioranza che sosterrà il governatore uscente, nella lista del Gatto e la Volpe, che si comportano come se fossero di destra ma non fanno ancora parte della coalizione. Furono loro a dare a La Russa, che ha falsamente ringraziato l’opposizione, i voti che Berlusconi gli aveva negato per essere eletto alla presidenza del Senato alla prima votazione. L’uomo politico può essere mediocre, incapace e incompetente – come, in effetti, succede da qualche anno – e persino ladro, ma non bugiardo. La Russa sapeva benissimo che per avere rifiutato un ministero alla beniamina del capo, Forza Italia non lo avrebbe votato. Quindi, chiese i voti che gli mancavano a Calenda e Renzi che non sanno come fare per contare qualcosa col loro partito di transfughi e voltagabbana, che chissà chi gli ha finanziato con lo scopo di disturbo. Ma nessuno gliene chiede conto.

Il caso Lombardia

Ecco perché lei, Presidente Meloni, dovrebbe intervenire repentinamente quando accadono episodi di intemperanza. Soprattutto a livello della vedova, che non è un’ambiziosa qualsiasi, disposta a qualsiasi compromesso pur di emergere. È una signora che appartiene all’alta società milanese e anche un po’ arrogante perché danarosa, che ha ricoperto ruoli di primo piano nella politica del paese. È stata sindaco di Milano, presidente della Rai e ministro dell’Istruzione. In quell’occasione nominò alla presidenza del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) un creazionista, cioè chi attribuisce l’origine del mondo a Dio. Quindi, Adamo ed Eva, il Paradiso terrestre e altre cose così. Fino a qualche giorno fa era assessore alla Sanità e vice presidente della regione.

Ma non le basta e vuole salire di grado, come il suo censo e il livello sociale pretendono. Letta non è l’umico sprovveduto del PD, di cui purtroppo rimarrà alla guida fino al Congresso. Pare che ci sia un gruppo di dissociati – tra cui Zanda e Pinotti – che vorrebbero sostenere la candidatura della Moratti per fare un dispetto alla destra. La vedova, non allegra ma furba, conta proprio su questo, Pur essendo di destra, ora si candidata nel partito di chi ha rotto l’alleanza col PD per disgregare la coalizione progressista, che, se unita, avrebbe limitato i danni della sconfitta.

Molti – soprattutto dalle parti del Corriere – si chiedono come mai il PD non approfitti dell’occasione Moratti per togliere una buona volta la supremazia della destra in Lombardia

La ragione è semplice e anche stranamente intelligente. Se Letta rinsavisse e si mettesse d’accordo con Conte, potrebbe essere il candidato comune del PD o del M5S a essere eletto governatore. Infatti, se i due leader non trovano un’intesa dovrebbero cambiare mestiere. E poi, sostenere Azione, dopo la rottura dell’accordo proprio alla chiusura delle liste elettorali sarebbe da idioti. Dimenticano tutti – o, peggio, non se ne sono accorti – che Calenda si candidò all’elezione al Campidoglio per togliere voti a Gualtieri. Non è bastato eleggere Casini e Lorenzin, anche loro di destra, nelle file del PD, lasciando a terra parlamentari fedeli e più meritevoli. Però c’è chi, come Rosy Bindi, intima Se il PD sostiene la candidatura della Moratti, straccerò la tessera.

Presidente, attenta a Forza Italia

Tutti questi incarichi la vedova non li ha ricoperti perché appartiene alla Milano da bere né per meriti, ma per grazia di Berlusconi, come chiunque aderisca a Forza Italia. Ma se ha l’ambizione di salire di grado, come mai non ne parla col padrone e ovviamente con la premier che è la coordinatrice della coalizione? È necessario chiarire se la sfida alla destra è un’ambizione autonoma o approvata dal vertice del suo partito. Se il progetto si realizzasse sarebbe uno smacco senza precedenti per Fratelli d’Italia. Se c’entrasse Berlusconi sarebbe ancora peggio.

Quella volta di Veronica Lario

Sarebbero gli ultimi colpi di coda di un uomo che, pur rendendosi conto di essere nelle vicinanze del terminal si ostina a non ritirarsi, non avendo altri interessi, se non gli affari e la politica. Né il godimento dei nipoti, né la lettura e neppure altri hobby. Solo il potere lo attrae. Quando era presidente del Milan e ancora sposato con Veronica Lario, la moglie gli rimproverò di trovare il tempo per andare al battesimo dei figli dei suoi giocatori, ma non a quelli dei propri figli. Per di più non si può pretendere che abbia l’equilibrio necessario per rendersi conto del danno che può provocare alla coalizione e al paese. Dovettero intervenire Marina e Pier Silvio perché ricucisse lo strappo che i giudizi sulla giovane premier, scritti a beneficio dei fotografi, avevano creato.

Presidente Meloni accetti un consiglio

Per evitare catastrofi, sto cercando di farle capire, Onorevole Presidente Meloni, che non deve giustificarsi con gli elettori, né rintuzzare il risentimento della Francia e neppure accusare la sinistra ormai groggy, ma vigilare perché i comportamenti dei suoi alleati siano leali. Lei sembra non accorgersene o ne sottovaluta il pericolo. Crede di dovere confermare il proprio potere piacendo sempre più agli elettori, che ormai l‘hanno votata. Adesso non deve deluderli, realizzando ciò che promise in campagna elettorale. Prima di tutto la coesione tra alleati e la pacificazione nazionale. Invece, sembra non dare peso che in Lombardia volano gli stracci come in casa Totti. Se Letta dovesse rinsavire – ma non si preoccupi, non accadrà perché i mediocri non si ravvedono mai degli errori, ci sono affezionati e li ripetono – perdereste la Lombardia. Sarebbe un danno notevole per la destra, per la credibilità che svanisce e vi accomuna alla sinistra che trova qualsiasi occasione per litigare con familiari e alleati. Quindi, le conviene vigilare assieme a Berlusconi e affrettarsi pure a mettere una toppa allo strappo con la Francia e con l’Europa. Ricorda, presidente, quando rimproverava la sinistra di andare a Bruxelles col cappello in mano? Ora è il suo turno, dovrà andarci lei. Si compri un cappello.

Tags: berlusconibindiCalendacappellocasiniFranciagualtierilorenzinmacronmelonipresidentetajaniunione europeaveronica lario
Roberto Tumbarello

Roberto Tumbarello

Giornalista, laureato in Giurisprudenza. Per tanti anni portavoce in Italia del Consiglio d’Europa, è esperto in Comunicazione e Diritti umani.

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