Si apre il sipario e Fiorella Mannoia fa alzare in piedi tutto il pubblico dalle sedie intonando Dolcenera nel suo tour nazionale Fiorella canta Fabrizio e Ivano – Anime Salve. E’ andato in scena così, dimostrando subito di essere qualcosa di diverso dal solito revival nostalgico per collezionisti di vinili. La riproposizione dell’eredità di Fabrizio De André e Ivano Fossati – a trent’anni esatti dall’uscita del loro capolavoro congiunto Anime Salve (1996) – si è presa la scena come una vera e propria terapia di gruppo contro il torpore emotivo dei nostri tempi.
Fiorella e il “suo” modo di reggere il palco

In una platea stracolma e sold out la poetica di Faber ha funzionato come un libretto d’istruzioni per leggere il presente. Sul piano musicale, lo show poggia sulla direzione di Carlo Di Francesco, alla guida di un ensemble di 17 musicisti. Gli arrangiamenti scelgono la via della sottrazione: niente modernizzazioni forzate a caccia di like, ma una struttura sonora che accompagna le parole per potenziarne l’impatto narrativo.
Il viaggio di Fiorella Mannoia

Un viaggio potente e intenso in cui l’artista, con la sua inconfondibile sensibilità interpretativa, attraversa i brani più celebri e amati di Fabrizio De André e Ivano Fossati, figure fondamentali del suo percorso artistico, in occasione dei trent’anni di Anime Salve, album pietra miliare e ultimo testamento creativo di Faber, realizzato insieme a Fossati. Lo racconta lei stessa dialogando con il pubblico. «Fabrizio e Ivano sono state due figure fondamentali per me, sia nella carriera artistica sia nella mia vita privata. La ricorrenza dei trent’anni di un album unico e irripetibile è stata l’occasione perfetta per rendere loro omaggio: un disco in cui due mari si incontrano senza mai sovrastarsi. Le parole dirette di Fabrizio e la visione da musicista di Ivano si sono intrecciate e fuse in un equilibrio perfetto, conservando la traccia inconfondibile della mano di ciascuno».
La scaletta del concerto, la cronaca di oggi nelle canzoni di ieri
Canzoni scritte decenni fa sembrano la rassegna stampa di stamattina, ancora in grado di scogliere nodi complessi come lo Stato di diritto, i conflitti e i flussi migratori senza filtri ideologici. Don Raffaè (Le Nuvole, 1990) perde così qualsiasi originaria leggerezza ironica. Di Francesco la trasforma in una cupa marcia funebre che fotografa il collasso dei diritti nelle carceri e nelle periferie, raccontando cosa succede quando lo Stato abdica e lascia spazio alla criminalità organizzata come perverso surrogato di welfare.
Subito dopo, lo sterminio dei nativi americani in Fiume Sand Creek esce dai libri di storia e si connette direttamente all’attualità geopolitica, risuonando come un atto d’accusa contro i massacri contemporanei, con un pensiero inevitabile alle devastazioni nella Striscia di Gaza. Il pezzo morde sulla costante storica dell’impunità dei generali rispetto al prezzo pagato dai civili.
Il legame tra Fiorella e Ivano letta tra le parole di Mio fratello che guardi il mondo, la risposta musicale al dramma dei migranti
E dove la retorica istituzionale riduce la disperazione delle rotte migratorie a fredda statistica da talk show, la scaletta cala l’asso di Fossati: Mio fratello che guardi il mondo. Un brano che azzera gli slogan politici e impone il riconoscimento della dignità dell’altro.
Fiorella e i “diversi” tanto cari a Faber e Ivano
Fiorella non dimentica gli “ultimi” o i “diversi”. Diversi perchè compiono gesta di cui lasceranno tracce indelebili, come nel coraggio/follia di Lindbergh o nel meraviglioso viaggio senza finale di Panama o ancora di più, guardando il mondo attraverso gli occhi de L’uomo con i capelli da ragazzo. O solo perchè si porta l’amore sopra ogni cosa….
Fiorella Mannoia e Smisurata preghiera. Un appello ai potenti del mondo

“Penso che l’arte abbia senso solo se non è accondiscendente, perché deve stimolare un pensiero critico, una riflessione, qualunque sia il linguaggio utilizzato, dalla musica alla pittura o al cinema. Io ho sempre scelto canzoni partendo dai testi, perché sono loro a dare significato alla musica. Davanti ad un mondo orientato in una direzione che non condivido, penso che andare ostinatamente controcorrente sia un gesto rivoluzionario e politico. Rispetto a chi non ama io indossi una spilletta pro Palestina e prenda posizioni, sì: mi sento fieramente disobbediente. Quando eseguo Anime salve faccio fatica a non emozionarmi. Pure cantare in Khorakhané il coraggio di un’etnia malvista, come quella Rom, è emozionante”.
Tra solitudine digitale e impegno civile, il ruolo sociale dell’artista
Il concerto investe anche la dimensione psicologica dell’individuo moderno, costantemente esposto alla gogna mediatica. Pezzi monumentali come Princesa e Khorakhané funzionano oggi come veri e propri strumenti di ecologia mentale contro il vizio del giudizio immediato tipico dei social network.
Princesa, che trent’anni fa raccontava la transizione di genere di Fernandinha in un’Italia impreparata, oggi suona come un invito alla sospensione del verdetto sommario dei tribunali digitali. In questo senso, anche l’elogio della solitudine che apre Anime salve cambia significato: non è l’isolamento alienante dello smartphone, ma una scelta consapevole di riflessione per non perdere la propria etica.
Mannoia, cantanti e impegni
La postura militante di Fiorella Mannoia riapre però un vecchio dibattito sul ruolo dell’artista. Quel suo dichiararsi “fieramente disobbediente” – portando la spilletta della Palestina e parlando apertamente della situazione a Gaza – contrasta parecchio con il diffuso disimpegno della scena musicale contemporanea. Ma senza perdere di vista la riflessione sulla guerra con la figura di Piero. Insieme anche le sofferenze di Marinella, di Amore che viene, amore che vai, Lunaspina o Mariposa.
Senza per questo perdere la gioia di cantare portando sul palco canzoni come Il Pescatore o la Mia Banda suona il rock. Non solo un viaggio tra note, pentagrammi, musica, ma un viaggio nella storia e nell’animo umano. Che vive, soffre, gioisce. Insomma tutto ciò che ci rende “umani”. E, come dice Fossati, “non fermateci”!
Fiorella e Quello che le donne non dicono, un appello ai padri contro il femminicidio
Un esempio di questa visione si vede anche nel finale dello show, dove Quello che le donne non dicono cambia pelle. Mannoia lancia un appello diretto ai padri, chiedendo uno sforzo educativo per insegnare ai figli maschi il valore del consenso e il significato di un “no”. Il pezzo non è più una celebrazione sentimentale da karaoke e diventa un testo di sensibilizzazione contro la violenza patriarcale e il femminicidio, dove la disponibilità non è più un “sì” ma un “forse”.

E se c’è chi accusa le nuove generazioni di superficialità, la scena urban nata a Genova racconta un’altra storia. Il fenomeno della “Nuova Scuola Genovese” dimostra che tra il cantautorato storico e la contemporaneità c’è un filo sottile ma resistente, fatto di attitudine anticonformista. Come ricordava Gino Paoli, i ragazzi degli anni Sessanta (De André, Tenco, Lauzi) rifiutarono la poetica standardizzata del tempo per cantare la realtà nuda dei vicoli. Quella stessa urgenza la trovi oggi nelle rime di rapper come Tedua, Izi, Disme e Bresh, cresciuti ascoltando De André e assorbendo lo spirito della strada.
Fiorella e un concerto che è anche un insegnamento

«Le canzoni di De André e Fossati parlano di emarginazione, diritti, guerre e libertà. Ha l’impressione che oggi quei testi siano addirittura più attuali di quando sono stati scritti? Sono molte le canzoni che consiglierei di ascoltare, soprattutto ai giovani che potrebbero e dovrebbero scoprire la grandezza di questi due artisti. A partire proprio da questo album che racchiude temi sorprendentemente attuali e parole che oggi suonano quasi rivoluzionarie. Canzoni simili non si scrivono più, perché è cambiata la musica. Spero di poter incuriosire e magari stimolare un pensiero riportando le loro voci nel presente. Ogni volta che canto le loro canzoni scopro un significato nuovo, una sfumatura che non avevo colto e mi sorprende quanto siano ancora attuali. Alla fine del concerto sulle note di Anime Salve ricordo che se esistono ancora persone capaci di emozionarsi, provare empatia e commuoversi per canzoni come queste, allora sì: siamo Anime Salve».
Fiorella in direzione ostinata e contraria

Tirando le somme, questo viaggio dentro Anime Salve conferma che l’opera di De André non è materiale da museo. La sua grandezza non è mai stata quella di regalare risposte facili, ma quella di obbligarci a esercitare il dubbio e a rifiutare le leggi del branco. Perché mettersi in cammino “in direzione ostinata e contraria” non dà la certezza di vincere, ma di certo ci fa restare umani. O, almeno, questo auspichiamo per tutti. Un viaggio tra tre grandi protagonisti della musica italiana. Un viaggio che non si conclude con l’ultima canzone. Perchè tu sei lì, seduto sulla tua poltrona e pensi a quando al cinema resteresti ancora seduto per vedere di nuovo il film. Ecco, così è stato al Geox quando la Mannoia ha cantato Faber e Ivano Fossati e regalato magie musicali. Saresti rimasto ancora seduto aspettando che lo spettacolo e la sua magia ti avvolgessero ancora.














































































