Il 28 settembre scorso ha spento 80 candeline! Decisamente un bel traguardo per un uomo che da giovane mai avrebbe creduto di andare a vivere tutta la vita in Sardegna, un’isola divenuta una vera e propria “famiglia” per lui. Giuseppe Tomasini è nato a Palazzolo sull’Oglio parte occidentale della provincia di Brescia, al confine con la provincia di Bergamo. Per la precisione nella fascia settentrionale chiamata alta pianura lombarda. All’inizio degli anni ‘60 una volta conseguita la licenza media, va a lavorare in una fabbrica di macchine tessili, era l’inizio del periodo del boom economico, della piccola e media impresa che diventerà poi una delle forze economiche trainanti del nostro Paese.

Il calcio gli piace…e tanto

Inizia a giocare vicino a casa nella Pro Palazzolo. A 18 anni resta sempre in zona e arriva nel capoluogo a Brescia. Al suo primo anno con la casacca delle “Rondinelle” nonostante una sola presenza in campionato contribuì alla promozione nella massima serie. Gioca da stopper che all’epoca dietro la maglia aveva il numero 5, in pratica quello che doveva marcare la prima punta. L’anno dopo si trasferisce nella punta dello Stivale, in Calabria a Reggio. Qui incontra uno degli allenatori tra i più innovativi e lungimiranti della storia del nostro calcio, il compianto Tommaso Maestrelli, che ne intuisce le doti tecniche e la capacità di impostare il gioco. Si torna a casa, nuovamente a Brescia dove debutta in serie A l’otto ottobre del 1967 contro il Bologna.
Giuseppe Tomasini e l’incontro con Riva che cambiò il suo destino

Nel frattempo Manlio Scopigno, che anni dopo diventerà suo allenatore, lo segnala all’Inter dell’allora presidente Angelo Moratti. Ma fatali furono quelle sabbiature a Grado. Estate 1967: siamo in una delle spiagge più gettonate del litorale adriatico, appunto Grado. Sotto la sabbia bollente per curarsi, conosce Gigi Riva. “Rombo di Tuono” come veniva chiamato il grande bomber di Leggiuno dalla penna sottile e graffiante di Gianni Brera, non è un gran chiacchierone, va subito al sodo: “Guarda che a Cagliari stiamo costruendo una bella squadra”. Tomasini in campo aveva già conosciuto Riva: “Uomo di una rettitudine unica. Lo marcai quando militavo nel Brescia era troppo forte quando tirava di solito centrava lo specchio della porta. All’epoca con mister Azeglio Vicini giocavo appunto in marcatura”.
Tomasini e Scopigno

La Sardegna, a parte le meravigliose spiagge, non era meta di gradimento da parte dei giocatori. Ha una brutta “nomea” per via dei sequestri di persona e di essere scollegata con il resto del Paese. Prima di arrivare a giocare a Cagliari, perfino due campioni come Riva e Ricky Albertosi storsero il naso. Anzi, Abertosi alla notizia, si incavolò non poco. Poi però tutti si innamorarono dell’isola. Torniamo al tecnico-filosofo Scopigno, che Tomasini lo piazzò come libero. Non vecchio stampo solo in grado di spazzare il pallone fuori dall’area ma con compiti di impostazione. Nell’estate del 1968 Tomasini arriva nel capoluogo sardo e ci rimarrà per nove anni. Dalla Sardegna non si muoverà più e spiegheremo il perché.
Tomasini e una gran bella squadra

Quella squadra è forte, nel campionato 1968/69 si piazzerà seconda a quattro punti dalla Fiorentina campione d’Italia per la seconda volta. Il consiglio di Riva di venire a Cagliari aveva evidentemente un suo fondamento. L’anno dopo infatti il tricolore arriva a Cagliari. Viene spezzato il dominio incontrastato sull’asse Torino-Milano. Cambia la geografia del tricolore. Non sappiamo ancora in quanti oltre mezzo secolo fa avrebbero scommesso sulla forza della squadra sarda. Lo stesso “Tomas” come lo chiamava Scopigno in ricordo di un intellettuale russo oggi dà una spiegazione a quella vittoria: “La forza di quella squadra era l’amicizia, c’erano fuoriclasse e bravi giocatori. Abbiamo subito 11 gol in 30 partite non so se rendo. Noi ci siamo inseriti con le squadre forti, però se non ci fosse stato Riva non avremo vinto. Segnava sempre. L’anno prima non ci credevamo ed arrivammo secondi, l’anno dopo ci abbiamo creduto. Eravamo un gruppo affiatato. Vivevamo in sette in foresteria”.
Tomasini si innamora del Cagliari
“Tomas” in quella stagione giocherà 17 incontri e con due reti diede un buon contributo alla conquista del tricolore. Un infortunio lo terrà fuori dai campi per quasi tutto il girone di ritorno. E non solo. Quell’infortunio gli chiuse la porta della nazionale azzurra che, sempre nel 1970, avrebbe partecipato ai campionati del mondo ospitati in Messico. Il Ct dell’epoca Ferruccio Valcareggi aveva puntato su quel ragazzo, un mix tra forza, polmoni e intelligenza.
Tomasini e quel Mondiale sfiorato
Ancora oggi però l’ex difensore riesce a vedere in questa fase della vita, non proprio fortunata, il cosiddetto bicchiere mezzo pieno: “Se fossi andato in Messico il Cagliari forse mi avrebbe venduto, poiché cercava soldi. Ed invece sono rimasto qui ed è stata la mia fortuna. La Sardegna è una terra unica”. E lo motiva: “Sardegna? Terra meravigliosa il sardo ti lascia in pace non ti chiede mai niente. Il sardo ha rispetto di tutti. Camminavo per strada dopo le sconfitte e nessuno ti rompeva. Il tifoso sardo non viene allo stadio per fischiarti piuttosto se ne sta a casa”.
In tanti restano in Sardegna
E non è rimasto solo: “In sei di quella squadra sono rimasti in Sardegna, Brugnera, Nenè, Martiradonna, Riva e Greatti”. Non si può dimenticare una figura come Scopigno per la conquista di quello storico scudetto: “Scopigno? Parlava poco ma solo a guardarti ti fulminava. Parlava sempre sotto metafora, ti dava alcune spiegazioni prima della partita e basta, non c’erano lavagne. Si capiva benissimo. Era una squadra con il sorriso, 6-7 vestivano la casacca azzurra”.
Tomasini e il ricordo di Riva
Una squadra di fumatori?: Ride, ndr! “Quasi tutti fumavano 3-4 sigarette al giorno. Forse Riva fumava più di tutti”. Non è un caso se a fine carriera “Tomas” dopo aver assunto il ruolo di vice allenatore, Riva lo volle allenatore delle squadre Primavera e De Martino. Ma lui preferì aprire un distributore di benzina con vendita di tabacchi e bar gestiti per oltre trent’anni”. Ancora oggi non riesce a capacitarsi della morte di Riva: “Tutte le settimane andavo a trovarlo. “Dai Gigi usciamo a fare due passi..” con lui parlavi volentieri. A proposito sono qui dal 1968 ma se parlano in sardo non capisco na mazza”.
Allo stadio ci va ancora, un suo amico lo passa a prendere

Ammira l’allenatore attuale del Cagliari Fabio Pisacane e lo definisce “una scommessa vinta, aveva giocato quasi con tutti ed è stato bravo a farsi rispettare. Bravo ad imporsi. Noi giocavamo con più tranquillità e forse più classe, oggi tutta velocità”. Pochi giorni fa è scomparso un altro campione del nostro calcio, Sandro Mazzola. Tomasini lo ricorda così: “. Sandrino un grande giocatore in campo e fuori. Cordiale con tutti. Lo picchiavi e ti diceva “Dai …”. In campo era un vero signore, corretto. Parliamo di un fuoriclasse che non aveva boria. Ce ne fossero ancora oggi campioni così”.












































































