Un merito assoluto dei libri è quello di fissare il ricordo anche per le prossime generazioni. I libri non scompaiono, la memoria a volte sì. Questo è il merito di Manola Garbin, scrittrice per caso, attiva nel settore della moda. Ha scritto il libro “Un eroe dimenticato – Raoul Masin Crovato”. Documenti di famiglia e testimonianze della figlia Luciana Crovato Boccardi, scomparsa quasi novantenne, quattro anni fa a Venezia.
Chi era Luciana Crovato Boccardi

Luciana è stata una grande giornalista di moda per il Gazzettino, organizzatrice di sfilate, e animatrice della Biennale della Moda, eventi di grande successo internazionale. Prima di morire, Luciana Boccardi, ha consegnato all’amica e collega, Manola Garbin, 55 anni, tutti i documenti e le testimonianze storiche di suo papà, con una promessa: scrivi tu la vita avventurosa di mio papà Raoul Crovato. Staffetta partigiana, torturato e finito in carcere perché anti-fascista. Era nato nel 1896 a Bologna, morì ad appena 55 anni, nel 1952 a Venezia.
Una vita da romanzo è dir poco

Figlio di Gianni Masin Crovato, un famoso tenore di fine ‘800, una specie di Pavarotti dell’epoca. Richiesto dai maggiori teatri lirici, da Parigi a Mosca, senza escludere la Scala di Milano, per concludere alla Fenice di Venezia. Raoul, musicista appena 17enne, è assunto nella prestigiosa Banda Municipale. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, nel 1915, si arruola come Ardito. Una selezione militare molto dura per l’epoca. Si trattava di combattere in prima linea e aprire i varchi contro i nemici. Suo fratello Romeo, due anni più vecchio, con problemi di vista, non doveva partire per il fronte. Trova uno stratagemma, e va a combattere sul Carso. Morirà nella battaglia di Podgora, sul fiume Isonzo, a 21 anni. Romeo era nazionalista convinto, mentre Raoul, aveva simpatie socialiste. Due fratelli, due diversi destini.
Il giovane Crovato all’impresa di Fiume
Nel 1919, Raoul che suona a meraviglia sax, clarinetto e pianoforte, e ama il jazz arrivato dall’America, ne combina una di grossa. Conosce Gabriele D’Annunzio, il Vate, che lascia la Casa Rossa sul Canal Grande, dove convive con Eleonora Duse, per organizzare l’impresa di Fiume. La pace di Versailles, per colpa dei francesi, che non vogliono dare totale soddisfazione all’Italia, ma tifano per il regno di Croazia, (che guarda caso porta la stessa bandiera bianca, rossa e blu), disattende gli accordi presi con il governo di Roma, e stabilisce che Fiume sarà un territorio libero e indipendente (ma ci vivevano 60% di italiani, 30% sloveni, 10% croati…). Mentre la Dalmazia, tutta ex Serenissima, andrà al regno croato. D’Annunzio lancia la spedizione fiumana. Chi organizza “il furto” di 25 camion dell’esercito? Il giovane sergente Raoul Crovato. Il Vate lo ricorderà in un celebre encomio, che inizia con “cara Fiamma nera…”. Ma fiamma nera Raoul non era. Mentre il giovane Mussolini passerà, come reduce di guerra, da socialista interventista a fascista, Raoul è un social-comunista convinto. E tale resterà.
Nel 1920 ci sono le occupazioni delle fabbriche

Gli operai scioperano a Torino, Milano, e anche all’Arsenale di Venezia. Nel 1921 ci sono gravi scontri in Campo S.Margherita, in pieno centro, tra fascisti e social-comunisti. Cominciano i guai seri per Raoul, che verrà segnalato dalla polizia. Non iscriversi, obbligatorio per lavorare, al PNF, partito nazionale fascista, era un reato. Raoul, spirito libero, trova lavoro all’estero come musicista nelle navi da crociera. Ma un giorno, sbarcato a Trieste, gli ritirano passaporto e permessi.
Crovato torna a Venezia


Torna a Venezia, dove si sposa nel 1931. Suo suocero è il proprietario del Cinema Imperiale in Campo San Polo. Lui suona il pianoforte, perché allora, il cinema muto, richiedeva l’assistenza musicale. Nel 1932 nasce sua figlia Luciana. Raoul aveva già subito violenze e arresti da parte dei fascisti. Nel 1936 il fatto più doloroso della sua vita. Durante una proiezione al Cinema Imperiale, prende fuoco la pellicola. Ci sono bambini che rischiano di morire. Raoul si butta in mezzo all’incendio, rimane cieco e con mano sinistra mezzo amputata. Passerà 9 mesi in ospedale tra la vita e la morte. Sua figlia Luciana, viene portata a Santa Maria di Sala, in mezzo alla campagna, dove resterà tre anni, ignara di tutto e un po’ infelice, ma già coraggiosa. Quando rivedrà suo padre quasi non lo riconosce, cammina con il bastone e porta dei grandi occhiali neri per nascondere il viso tumefatto e la mancanza degli occhi.
Raoul non molla l’impegno politico, durante la Resistenza diventa staffetta partigiana

Gira in città, in pieno coprifuoco, di notte, per portare messaggi ai clandestini anti-fascisti. Quando la polizia lo ferma, dice di essersi perso perché cieco. Nel 1944, deve avvisare di notte il partigiano Mario Ronfini, un industriale trevigiano, che si era rifugiato, clandestino, a Venezia. L’Ovra, la polizia segreta fascista, lo aveva rintracciato, per ucciderlo. Nella corsa con il bastone, cade nel vicino canale, e viene salvato da un bambino di 8 anni, Luigi Ferrigno, oggi novantenne e famoso fotografo fondatore del Circolo La Gondola. Il suo patrigno, che conviveva con sua mamma, era Mario Ronfini…
Ecco la storia, documentata con fotografie e documenti da Manola Garbin. Un libro commovente pubblicato da Supernova Editore. Un libro da leggere nelle scuole.
I veri eroi non possono essere dimenticati.







































































