Questa mattina alle ore 9, come sempre con partenza di fronte la villa Pisani di Stra, prenderà il via la quarantesima edizione della Venice Marathon, nata Maratona di Venezia nel lontano 18 maggio 1986. Quarant’anni in cui questa manifestazione è diventata anno dopo anno sempre più famosa e seguita da decine e decine di Paesi del mondo, al punto di arrivare dai novecento iscritti della prima edizione agli oltre diecimila di questa mattina, che arrivano a ventiquattromila contando gli altri quattordicimila iscritti tra la mezza maratona e la dieci chilometri.
Venice Marathon. Dal Brenta alla Laguna

Un percorso spettacolare che unisce la Riviera del Brenta a Venezia, in un binomio attraversato dall’acqua, quella del fiume Brenta e quella del Canal Grande, passando per i comuni di Fiesso d’Artico, Dolo, Mira e poi Malcontenta, Marghera, Mestre dove si entrerà tra le mura dell’M9 il museo del Novecento e poi il parco di San Giuliano, il ponte della Libertà, la zona portuale, le Zattere, la punta della Dogana, il passaggio sul ponte di barche che porterò ai Giardinetti Reali, piazza San Marco, la Riva degli Schiavoni e l’arrivo finale nei pressi dei Giardini della Biennale. I famosi 42,185 chilometri che la leggenda narrata da Plutarco dice che l’emerodromo (soldato specializzato in lunghe corse) Filippide o Fidippide corse dalla piana di Maratona fino ad Atene per annunciare la vittoria sui Persiani e per l’appunto il percorso era di circa 42 chilometri. Dopo l’annuncio l’eroico soldato morì privo di forze.
Il primo vincitore

I quarantadue chilometri veneziani nel corso degli anni hanno visto tanti protagonisti tagliare il traguardo vittoriosi e senza l’assillo di dover annunciare la vittoria di una battaglia, ma bensì il loro singolo trionfo. Il primo vincitore a Venezia, quando il traguardo era posto in campo Santi Apostoli, fu il trevigiano Salvatore Bettiol di Volpago del Montello, allora un giovane di belle speranze quasi agli esordi di quella che poi è diventata una carriera carica di soddisfazioni e medaglie. Bettiol vinse e addirittura l’anno successivo concesse il bis diventando di fatto il “Doge di Venezia”. Nel frattempo la gara aveva cambiato il percorso e la data di svolgimento. L’arrivo in campo della Salute e la data da maggio a ottobre.
La Venice Marathon di Pizzolato

Terza edizione nel 1988 anno delle Olimpiadi di Seul dove nella maratona la medaglia d’oro la vinse Gelindo Bordin. In gara c’era anche Orlando Pizzolato, due volte vincitore della maratona di New York. Purtroppo a Seul ebbe dei problemi fisici e chiuse soltanto al sedicesimo posto. Reduce da quella brutta gara decise d’iscriversi a sorpresa alla maratona di Venezia chiedendo agli organizzatori all’ultimo momento un pettorale. Voleva soltanto fare un test d’allenamento in vista di New York fissata a novembre. Non andò così, immerso in una nebbia fitta chilometro dopo chilometro si trovò in testa alla gara e decise di tirare fino alla fine. Si presentò in perfetta solitudine sotto lo striscione d’arrivo in campo della Salute e vinse tra lo stupore di tutta la gente assiepata ai bordi del tratto finale del percorso. Ovviamente con quella vittoria rinunciò a gareggiare a New York.
Cambiano i percorsi e i vincitori

La storia poi è andata avanti con le vittorie di Marco Milani e nel 1990 quinta edizione il successo di Gelindo Bordin che chiuse trionfalmente quell’annata dopo i successi di Boston e degli europei di Stoccarda. Nella sesta edizione del 1991 il percorso cambiò nuovamente e portando definitivamente l’arrivo nei pressi dei Giardini della Biennale. In quell’occasione vinse il finanziere trentino Carlo Terzer.
Venice Marathon e le vittorie straniere
Iniziano le vittorie straniere cominciate con il successo del portoghese Joaquim Pinheiro e il ritiro di Francesco Panetta che voleva proseguire la tradizione azzurra, ma fu tradito da un problema muscolare dopo il Ponte della Libertà . Nel 1993 trionfo per il brasiliano Arthur Castro e nel 1994 il primo degli innumerevoli successi africani con l’etiope Tena Negere. Nel 1995 torna a sorridere l’azzurro in laguna con la bella vittoria del bergamasco Danilo Goffi che s’impose in volata sull’altro italiano Giacomo Leone (quest’ultimo poi in seguito vinse a New York).
Poi nel 1997 la prima e unica vittoria della Spagna con Antonio Serrano. Da quell’anno e fino al 2017 salvo la parentesi del francese Lahssini (però di origine marocchina), sempre Africa sul gradino più alto del podio con l’alternanza Kenia e Etiopia. Come detto una breve parentesi per veder il ritorno alla vittoria da parte di un atleta azzurro , nel 2017 vinse Eyob Faniel (di origine eritrea), che sfruttando anche un errore del percorso dove si disorientarono i due atleti africani in testa alla corsa, si mise al comando della gara vincendo con il tempo di 2h12’16”.
Il dominio africano
Poi di nuovo e fino all’anno scorso dominio africano con l’ultimo successo ottenuto dall’etiope Deribe Robi che sarà in gara anche questa mattina a caccia del bis. Da ricordare che nel 2020 la gara non venne disputata per il COVID. Nello “score” relativo alle nazioni vincenti vediamo il Kenia a quota 16, l’Etiopia e l’Italia a 8, a 2 l’Uganda e poi una vittoria per Qatar, Francia, Spagna, Portogallo, Algeria, Brasile. In campo femminile l’Italia è al secondo posto con 13 vittorie alle spalle guarda caso del Kenia con 15, 7 per l’Etiopia e poi due la Francia e una l’Ungheria, Bielorussia, e Slovenia. Attendiamo l’esito di questa mattina che appare scontato, visto che di atleti italiani non si vede nemmeno l’ombra. Iliass Aouani (primatista italiano con 2h04’26”), Yeman Crippa, Eyob Faniel, Yohanes Chiapinelli, gareggeranno in altre maratone all’estero!










































































