Fritz Bauer, al quale Ronen Steinke ha dedicato la biografia dal titolo Fritz Bauer e il processo ad Auschwitz, pubblicato quest’anno da Ronzani editore con la traduzione di Giovanni Rosa, è una figura fondamentale della giustizia e della memoria storica europea. Un uomo che con grande coraggio, determinazione e una tenacia incrollabile ha dedicato tutta la sua vita al servizio della verità. Giovane giudice a Stoccarda, si batté per l’attuazione di una prassi penale nazionale, difese strenuamente la Repubblica di Weimar, la prima democrazia tedesca.
Ma fu soprattutto nella battaglia che portò avanti nei primi anni della Repubblica Federale che il suo impegno diventò sempre più radicale. Da procuratore generale portò il confronto con il regime nazista al centro del dibattito pubblico contemporaneo, imponendo alla Germania di fare i conti con il proprio passato. Fu lui a trascinare il suo paese a un confronto tanto doloroso e mortificante che ebbe il suo culmine nel processo di Francoforte tra il 1963 e il 1965, di cui fu il principale promotore.
Il senso di giustizia di Bauer

In un Paese ancora segnato dall’influenza del regime nazista, Bauer si fece strada tra resistenze politiche e personali per mettere in luce orrori e verità scomode: ebbe un ruolo fondamentale nella cattura di Adolf Eichmann, uno dei maggiori responsabili operativi della Shoah. Per la sua opera subì pressioni e ostilità, venne emarginato, perseguitato, costretto all’esilio. La sua vita fu una battaglia contro il conformismo e l’indifferenza; il senso di solitudine che lo amareggiava è ben riassunto dall’emblematica affermazione: «Quando esco dal mio ufficio ho l’impressione di entrare in un paese straniero, quasi nemico».
Il rapporto Ronen – Bauer

La vicenda biografica di Ronen dimostra quanto spazio possa esserci, anche nel diritto, per l’azione coraggiosa dell’individuo: perché, come scrive Andreas Vosskuhle, Presidente della Corte costituzionale federale, nella prefazione «ogni diritto è opera umana e responsabili della sua formulazione, applicazione e interpretazione sono persone in carne e ossa. Il diritto non esce mai di per sé: ha bisogno di individui che ne facciano la propria causa. In un’epoca in cui il confronto giuridico con il nazismo avveniva, al più in forma sporadica, Fritz Bauer ha dimostrato ciò che è possibile ottenere con gli strumenti della giustizia».
Ronen e l’eredità di Bauer lasciata attraverso la sua biografia

Attraverso una narrazione appassionante e ricca di dettagli inediti, che si legge come un giallo, Ronen Steinke ci racconta la storia di un uomo straordinario che scelse di non voltarsi dall’altra parte. Ronzani, attraverso la bella traduzione di Giovanni Rosa, ha consegnato finalmente al pubblico italiano questa straordinaria e documentatissima biografia di Fritz Bauer. Tradotta in cinque lingue, che ha ispirato il film Lo stato contro Bauer di Lars Kraumer, premiato al Toronto International Film Festival nel 2015.
Bauer lascia a tutti noi un monito che non dobbiamo mai dimenticare, cioè che uno dei compiti dei processi ai crimini contro l’umanità è un concetto molto semplice: «bisogna obbedire più a Dio che agli uomini. Si tratta, in fondo, del fondamento del diritto: sta a significare che al di sopra di ogni legge, al di sopra di ogni comando, esiste qualcosa che è incorruttibile: la chiara consapevolezza che ci sono cose che non si possono fare su questa terra. Primo perché proibite dai Dieci comandamenti; e poi, naturalmente, perché contrarie a ogni religione e a ogni morale.» (p. 145).
Una domanda cruciale

Leggendo questo libro, così attuale, non possono non tornare alla mente le parole di uno degli intervistati del film Naza, di Yuval Abraham e Rachel Szor, sulle quali dovremmo tutti riflettere: «Io sono andato in Polonia a visitare i campi di concentramento e continuo a credere che i nazisti fossero il male… Solo, mi domando, cosa sono io?». Come ebbe a dire infatti Bauer «è onorevole prendersi cura della giustizia anche all’interno del proprio Stato. Per questo il punto centrale di questi processi si può così riassumere: avreste potuto dire di no.» (p. 147). Ed è proprio di questo che, prima o poi, i responsabili del genocidio palestinese, a tutti i livelli, dovranno rispondere.
L’autore

Ronen Steinke (Erlangen, 1983) è giornalista, scrittore e giurista e collabora con la «Süddeutsche Zeitung», uno dei principali quotidiani tedeschi. La sua tesi di dottorato sui tribunali per i crimini di guerra dal 1945 a oggi, pubblicata nel 2011, è stata definita un “capolavoro” dalla «Frankfurter Allgemeine Zeitung». I suoi saggi e articoli riguardano temi di attualità, politica e diritti umani e civili e hanno suscitato intensi dibattiti politici. Dal 2023 è docente presso l’Università Goethe di Francoforte; è membro onorario della Thomas Mann House di Los Angeles.
Il traduttore

Giovanni Rosa, laureato in Slavistica e Romanistica alla Freie Universität di Berlino Ovest e in Lingue, Letterature e Culture Moderne Euroamericane presso l’Università di Padova, ha insegnato allo Sprachenzentrum dell’Università di Karlsruhe e all’Istituto Superiore per Traduttori e Interpreti di Vicenza. È traduttore dal tedesco e dal russo e vive in Germania.
Ronen Steinke, Fritz Bauer e il processo ad Auschwitz. Traduzione di Giovanni Rosa, Dueville (V), RonzaniEditore, 2026.










































































