Che cosa possiamo imparare dai Rinascimenti del passato per comprendere le trasformazioni del presente? E quali strumenti servono per costruire una società capace di coniugare innovazione, cultura e responsabilità? Sono queste le domande che hanno guidato la terza edizione del Festival dei Rinascimenti, svoltasi il 9 e 10 ottobre all’Istituto San Zeno di Verona. Due mattinate di incontri e approfondimenti che hanno messo in dialogo storia, società, educazione e tecnologia, proponendo una riflessione sul rapporto tra memoria e futuro. Ideato e curato da Ferdinando Azzariti, il Festival ha articolato il proprio percorso attorno a due temi complementari: Il Rinascimento visto dalla parte delle donne e Interconnessi digitali: verso un nuovo Rinascimento cognitivo.
Le donne, protagoniste della storia e della democrazia

La prima giornata ha riportato al centro dell’attenzione il contributo delle donne alla costruzione della società europea e italiana, attraverso prospettive storiche e civili.
Leonardo Brancaccio ha approfondito la lezione di tre figure fondamentali della Repubblica italiana – Tina Anselmi, Nilde Iotti e Lina Merlin – con un intervento dedicato al rapporto tra Costituzione e democrazia. Tre percorsi diversi, accomunati dal contributo alla vita pubblica e alla conquista di nuovi spazi di partecipazione femminile.
David Salomoni, autore di Leonesse. Le Guerriere del Rinascimento, ha portato l’attenzione sulle donne che hanno attraversato e segnato la storia del Rinascimento, contribuendo a mettere in discussione una narrazione storica troppo spesso concentrata sulle sole figure maschili.
Maria Paola Zanoboni, con l’intervento Donne al lavoro nell’Italia e nell’Europa nei secoli XIII-XV, ha affrontato il tema del lavoro femminile in una prospettiva storica, offrendo l’occasione per riflettere sulla presenza delle donne nei sistemi economici e sociali del passato.
Il filo conduttore della mattinata è stato il riconoscimento del ruolo delle donne come soggetti attivi della storia: non figure marginali, ma protagoniste di processi economici, culturali e politici che continuano a interrogare il presente.
Giovani e tecnologia: la sfida di un nuovo Rinascimento cognitivo

La seconda giornata ha spostato lo sguardo sulle trasformazioni contemporanee, affrontando una questione decisiva: come stanno cambiando le nuove generazioni in un mondo caratterizzato dalla connessione permanente, dalla diffusione degli algoritmi e dall’intelligenza artificiale?
Il contributo di Elena Marta, dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo, ha aperto il confronto sulla condizione giovanile in Italia, a partire dal Rapporto Giovani 2026. Il quadro proposto ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà che attraversano le nuove generazioni: precarietà lavorativa, incertezza sul futuro, isolamento, disuguaglianze e difficoltà nel riconoscimento del proprio ruolo nella società.
Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato il concetto di mattering: la percezione di essere importanti per gli altri e di poter contribuire concretamente alla comunità in cui si vive. Sentirsi riconosciuti, poter incidere sulle decisioni e vedere valorizzato il proprio impegno rappresentano elementi importanti per il benessere e per la capacità di guardare al futuro con fiducia.
Marco D’Este ha affrontato il tema della nomofobia, ovvero il disagio legato alla possibilità di non poter utilizzare il proprio smartphone, interrogandosi sull’iperconnessione come nuova condizione umana. Nicolò Cappelletti, docente IUSVE, ha approfondito i rischi della dipendenza digitale e le implicazioni del rapporto sempre più stretto tra persone e sistemi tecnologici.
Il confronto è proseguito con Matteo Adamoli, docente IUSVE, che ha analizzato l’apprendimento al tempo degli algoritmi da una prospettiva mediaeducativa, e con Mariano Diotto, anch’egli docente IUSVE, che ha posto l’accento sulle competenze necessarie per affrontare il futuro: pensiero critico, creatività e capacità interdisciplinare.
La sessione è stata condotta da Arduino Salatin, docente IUSVE.
Non basta essere connessi: occorre imparare a comprendere

Dai contributi della seconda giornata emerge una questione centrale per il sistema educativo, le imprese e le istituzioni: la trasformazione digitale non può essere valutata soltanto in termini di strumenti disponibili e velocità di accesso alle informazioni.
La capacità di distinguere, interpretare, valutare e utilizzare consapevolmente le informazioni diventa altrettanto importante della tecnologia stessa. In questo scenario, il pensiero critico e la creatività non sono competenze accessorie, ma risorse essenziali per orientarsi nella complessità.
La riflessione sulla condizione giovanile aggiunge un ulteriore elemento: per costruire il futuro non sono sufficienti competenze tecniche. Servono anche relazioni significative, fiducia, opportunità concrete e contesti capaci di riconoscere il contributo delle nuove generazioni.
È proprio in questo incontro tra cultura, educazione e innovazione che prende forma l’idea di un nuovo Rinascimento cognitivo: non un ritorno nostalgico al passato, ma la ricerca di un equilibrio tra possibilità tecnologiche, capacità umane e responsabilità sociale.
Il Rinascimento come metodo per leggere il cambiamento

Le due giornate veronesi hanno proposto un percorso che collega epoche e questioni apparentemente distanti. Da una parte, le donne che hanno contribuito a trasformare la storia, l’economia e la democrazia; dall’altra, i giovani che devono trovare il proprio spazio in una società digitale in rapida evoluzione.
In entrambi i casi, il tema di fondo è il riconoscimento del potenziale umano e la possibilità di tradurlo in partecipazione, conoscenza e cambiamento.
Il Festival dei Rinascimenti si conferma così uno spazio di confronto tra cultura e contemporaneità, nel quale la storia diventa uno strumento per interpretare le trasformazioni sociali e immaginare nuove prospettive.
La domanda da cui ripartire è semplice, ma decisiva: quali condizioni dobbiamo creare oggi affinché le persone possano esprimere pienamente le proprie capacità e contribuire al futuro della comunità?
È da questa domanda che può cominciare un nuovo Rinascimento.











































































