Le grandi infrastrutture di trasporto non rappresentano soltanto la spina dorsale della logistica, ma costituiscono il vero motore che plasma il destino economico e la vocazione internazionale dei territori. È muovendo da questa premessa che si è tenuta oggi, all’Arsenale di Venezia, durante il Salone Nautico, la conferenza “Porti, interporti e corridoi. Venezia e l’Alto Adriatico come porta dei traffici verso l’Est”. L’evento, organizzato da Venice Sustainability Foundation (VSF) in collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale – Porti di Venezia e Chioggia, il Comune di Venezia e VE.LA Spa, e con il supporto di Eni e Alilaguna, ha riunito le principali realtà del settore dei trasporti, del sistema portuale e aeroportuale per tracciare le future rotte di sviluppo del Nord Est.
Villafranca (ISPI): la UE deve ripensare politiche industriali ed energetiche per rilanciare competitività e crescita”

“Viviamo in un mondo caratterizzato da ipervelocità e “disruption” – ha affermato Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca, ISPI -. L’ordine e le regole multilaterali sono in aperta crisi a causa del ritorno di una mera logica di potenza. Ne conseguono una crescente conflittualità tra i paesi, un generale senso di insicurezza (e la relativa corsa alle armi, anche nucleari) e una strumentalizzazione del commercio e della finanza per fini geopolitici. L’Europa appare conscia di queste sfide, ma non investe risorse sufficienti – soprattutto su IA e nuove tecnologie – e deve ripensare le proprie politiche industriali ed energetiche per rilanciare competitività e crescita.”
Il 69% delle aziende venete predilige il porto di Genova come prima scelta delle esportazioni

Le discussioni hanno posto la lente sul ruolo e sul potenziale strategico dei porti dell’Alto Adriatico – Ravenna, Trieste e Venezia, assieme a Koper e Rjeka – quale arco portuale più vicino al baricentro dell’Europa economica. Un potenziale, questo, ancora fortemente inespresso, testimoniato da un dato su tutti: il 69% delle aziende del Veneto predilige il porto di Genova come prima scelta per le esportazioni. Un’evidenza che si inserisce all’interno di una più ampia perdita di competitività dell’intero sistema nazionale rispetto alle altre nazioni europee, capaci di adeguare le proprie strutture al crescente gigantismo dei portacontainer. Tra il 2025 e il 2021, sul totale di 10,2 milioni TEU (Twenty-foot Equivalent Unit) di aumento netto movimentati, il 56% si è concentrato nei porti olandesi e belgi, mentre il 23% nei porti spagnoli: in questo quadro, i porti dell’Alto Adriatico – inclusi Koper e Rijeka, hanno costituito il 4,1%.
Valichi ferroviari italo-sloveni, pesano solo il 5,2 sul totale dei traffici commerciali tra i due paesi
A questi limiti di crescita si accompagna, inoltre, la debolezza nell’integrazione con il trasporto terrestre, rimasta indietro rispetto al graduale spostamento verso est del baricentro produttivo europeo. Nodo critico in tal senso è costituito dai valichi ferroviari italo-sloveni, che pesano appena il 5,2% sul totale dei traffici commerciali tra i due paesi: un vero e proprio collo di bottiglia che frena lo sviluppo dei transiti soprattutto in termini di efficienza e sostenibilità, e che emerge nella sua criticità al confronto con il dato analogo nei traffici italo-svizzeri (70,5%) e italo-austriaci (27,2%).
Porti dell’Alto Adriatico: vantaggi di costo del 7-10% rispetto a Genova e del 12-16% rispetto a Marsiglia

A fronte di queste carenze strutturali, tuttavia, il potenziale strategico dell’Alto Adriatico emerge anche alla luce degli eventi geopolitici in atto, che stanno stravolgendo le rotte consolidate sul Mediterraneo, a partire da quelle per Suez e che impongono di trovare delle alternative. Come osservato da Paolo Costa, Presidente del Comitato Scientifico di VSF, sui tre corridoi sostitutivi studiati per l’attraversamento del Levante mediorientale, il percorso più efficace passa per i porti dell’Alto Adriatico, con un vantaggio di costo del 7-10% rispetto a Genova e del 12-16% rispetto a Marsiglia.
La sfida costituire un sistema portuale unitario tra i cinque porti di Ravenna, Trieste e Venezia, assieme a Koper e Rjeka
La sfida costituire un sistema portuale unitario tra i cinque porti di Ravenna, Trieste e Venezia, assieme a Koper e Rjeka. Per liberare questo potenziale e restituire all’area la propria vocazione internazionale, le discussioni emerse durante il convegno hanno indicato nella costituzione di un sistema multiportuale unitario tra tutti i cinque scali la soluzione per portare i grandi carrier a risalire l’Adriatico. Un hub integrato con una propria governance da accompagnare a uno sviluppo dei porti quali hub energetici per le energie rinnovabili e per l’idrogeno verde, a partire da quello di Porto Marghera.
Brunetta (VSF): “scelta strategica per il futuro di Venezia e del Nordest, Alto Adriatico frontiera avanzata per l’est e il mondo

“Porti, interporti e corridoi non sono soltanto infrastrutture: sono una scelta strategica sul futuro di Venezia, del Nordest e dell’Italia nella nuova geografia economica europea – ha dichiarato Renato Brunetta, Presidente di Venice Sustainability Foundation -. Le crisi delle rotte globali, la trasformazione dei mercati verso Est, la sicurezza delle catene di approvvigionamento e la competitività delle imprese ci dicono che le infrastrutture non sono semplici opere al servizio dello sviluppo, ma strumenti essenziali di politica industriale, ambientale e proiezione internazionale. Venezia, che per secoli ha costruito la propria forza sulla capacità di connettere mare, terra e mercati, può tornare a essere un laboratorio europeo di questa visione. L’Alto Adriatico non è una periferia del Mediterraneo, ma una frontiera avanzata dell’Europa verso l’Est e verso il mondo.”
P.Costa (VSF): “necessario un salto di scala per aprire al traffico delle mega portacontainer nei porti dell’Alto Adriatico”

“Il Nord Est Italiano si trova oggi in un bivio che lo pone di fronte a un paradosso strutturale. Il suo arco portuale di riferimento, quello dell’Alto Adriatico, è il più vicino al baricentro dell’Europa economica, ma il suo ruolo è oggi relegato a una doppia condizione di marginalità che mina la prosperità produttiva del suo territorio: la difficoltà nel far risalire l’Adriatico alle meganavi e quella di attraversamento ferroviario del confine italo sloveno”, ha commentato Paolo Costa, Presidente del Comitato Scientifico di Venice Sustainability Foundation.
“La strada maestra per convincere i grandi carrier a risalire l’Adriatico con le mega portacontainer è creare la scala di attività integrando i cinque scali di Ravenna, Venezia e Trieste, Koper e Rijeka in un sistema unitario con una propria governance – con Venezia resa infrastruttura abilitante per il lato occidentale assieme a Ravenna – capace di rendere il Nord Est la porta non solo dell’Italia, ma dell’Europa tutta verso il mondo. Sul fronte ferroviario, invece, l’attraversamento efficiente del confine italo-sloveno ha bisogno solo di sei chilometri di ferrovia tra Trieste e Koper, con Trieste che arriva a Divaccia via Koper e Koper che arriva a Tarvisio via Trieste”.
Mantovanelli (adSP MAS): “Porti infrastrutture strategiche per la competitività delle filiere produttive”

“Il sistema logistico e portuale europeo sta attraversando una trasformazione profonda, segnata da instabilità geopolitiche, crisi climatiche, vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e rapidi cambiamenti negli equilibri internazionali – ha affermato Roberto Mantovanelli, Direttore Generale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale – Porti di Venezia e Chioggia -. In questo scenario i porti non possono essere più semplici luoghi di transito delle merci, ma infrastrutture strategiche chiamate a garantire continuità, resilienza e competitività ai territori e alle filiere produttive. Come Autorità di Sistema Portuale riteniamo essenziale agire su due direttrici: rafforzare le alleanze istituzionali e industriali e sviluppare la multimodalità del sistema logistico-portuale”
Porti di Venezia e Chioggia, nel 2025 1.442 imprese e un valore generato pari a 15 miliardi di euro

“Dobbiamo puntare quindi sulla collaborazione con i porti dell’Alto Adriatico valorizzandone le specificità, anche nell’ambito del NAPA, unitamente al dialogo con interporti, aeroporti e nodi logistici regionali – ha ripreso Mantovanelli -. Parallelamente stiamo investendo in infrastrutture, digitalizzazione e sostenibilità. I progetti europei condivisi con gli altri porti adriatici, gli interventi sull’accessibilità nautica, il potenziamento delle connessioni ferroviarie e stradali – per il quale sono previsti investimenti superiori a 62 milioni di euro entro il 2026 – lo sviluppo della piattaforma Montesyndial e le opportunità offerte dalla ZLS sono tutti elementi necessari per fare del Sistema portuale un hub multimodale al servizio del Veneto, del Nordest, del Paese e del Centro Europa.
I risultati dei traffici nel 2025 confermano che integrazione e polivalenza rappresentano oggi fattori decisivi di competitività. Venezia e Porto Marghera hanno dimostrato capacità di adattamento grazie a un sistema industriale, logistico e portuale unico nel panorama nazionale, con 1.442 imprese e un valore generato pari a 15 miliardi di euro. Su queste basi continueremo a lavorare con operatori, istituzioni e partner europei per rafforzare il ruolo strategico dell’Alto Adriatico”
Brugnaro (Sindaco di Venezia): “Venezia metropolitana e internazionale, è rotta aperta verso l’est e l’Europa”

“In questi anni abbiamo lavorato esattamente per rimettere Venezia dentro una dimensione metropolitana e internazionale – ha aggiunto Luigi Brugnaro, Sindaco del Comune di Venezia -.Lo abbiamo fatto con i fatti, non con le parole. La “forza dei fatti” è proprio questa: una città che non si è fermata, che ha risanato, investito, ricostruito fiducia, aperto cantieri, creato relazioni, difeso il lavoro e cercato nuovi spazi di sviluppo. Il corridoio del futuro non è solo ferroviario, portuale o autostradale. Venezia non è la fine di una rotta. Venezia è l’inizio di una relazione. Verso l’Est, verso l’Europa, verso il Mediterraneo, verso il futuro. E il mandato ricevuto dai cittadini è chiaro: non fermarla e farla crescere ancora.”
Venturini (sindaco eletto di Venezia): “Porto Marghera protagonista per la sicurezza energetica e industriale nazionale”

“La centralità del porto di Venezia, del Corridoio Mediterraneo e dei collegamenti che guardano verso l’India e l’Indo-Pacifico è fondamentale – ha sottolineato Simone Venturini, Sindaco eletto del Comune di Venezia -. Ripensare alle porte di accesso dell’Europa verso il mondo – e del mondo verso l’Europa – è una priorità strategica, e Venezia può giocare un ruolo da protagonista non solo grazie al suo mare, ma anche grazie ai luoghi e alle competenze che qui si stanno sviluppando.
Le nuove tecnologie, comprese quelle legate alla sicurezza delle infrastrutture sottomarine, possono e devono essere progettate e prodotte utilizzando le eccellenze su cui già sappiamo di poter contare: Fincantieri, Leonardo e un sistema industriale che rappresenta un valore strategico per l’Italia e per l’Europa. Da questo punto di vista Porto Marghera può giocare un ruolo da protagonista in fatto di sicurezza energetica e industriale nazionale. Venezia è pronta a fare la sua parte, con responsabilità e con la consapevolezza del ruolo che può e deve esercitare nel panorama internazionale.”
Guglielmi (ISMM): “La marina impegnata nella sicurezza marittima anche a sostegno della politica economica industriale del Paese”

“La concezione di maritime security si è adattata ed evoluta; anche dal punto di vista della sicurezza, è fondamentale collegare le operazioni dell’alto mare con quelle svolte nelle acque territoriali e nella fascia contigua, garantendo continuità fra sicurezza esterna e interna – ha concluso Domenico Guglielmi, Ammiraglio di Divisione, Comandante Istituto di Studi Militari Marittimi (ISMM) e Presidio militare di Venezia –. La Marina Militare è molto impegnata in tal senso, nel quadro della politica estera e di Difesa nazionale. Ne sono prova le diverse missioni svolte ormai da anni nel quadrante indopacifico, sia nazionali che sotto bandiera UE (Operazione Atalanta e Operazione Aspides), ove la funzione di sicurezza marittima si combina con le attività di cooperazione internazionale e il sostegno alla politica economica e industriale del Paese.”










































































