Cosa resterà al Nordest e al Belpaese delle Olimpiadi Milano-Cortina? Il tormentone è iniziato già prima dell’inizio dei Giochi e si snoderà per molti mesi fra dibattiti e polemiche. Intanto nel campo del sociale rimane e si sviluppa un progetto che sta avendo ricadute positive sotto molti aspetti.
Il progetto “Olimpiadi in Carcere” grazie a Seconda Chance

Si chiama “Olimpiadi in carcere” ed è stato ideato dalla giornalista veneziana Giovanna Pastega per l’associazione Seconda Chance che da anni si occupa in tutta Italia di formazione e reinserimento lavorativo dei detenuti. L’iniziativa partita dal Veneto coinvolge il Coni, le Federazioni canottaggio, canoa e kajak, la Fondazione Cortina e ovviamente l’Amministrazione Penitenziaria (Dap) con due testimonial d’eccezione, grandi atleti e scopritori di talenti. L’oro olimpico di K2 ad Atlanta ’96, Daniele Scarpa, e l’arciera paralimpica Sandra Truccolo (oro ad Atlanta e a Sydney) hanno aderito con entusiasmo al progetto portando negli Istituti penitenziari del Veneto un pezzo di storia a Cinque Cerchi e le loro esperienze.
Il commento di Giovanna Pastega

Tutto è partito a fine gennaio dalla Casa circondariale di Belluno (proprio la provincia che sta ospitando i Giochi) e sono già passati anche in quella di Treviso, ma toccheranno molte altre carceri con i racconti delle vicende sportive e personali attraverso due documentari realizzati da Giovanna Pastega. “Lo scopo – spiega la giornalista – è creare una seconda possibilità (Seconda Chance è appunto il nome) per i detenuti meritevoli avvicinandoli alle storie di impegno, fatica, lavoro e determinazione dei nostri due atleti azzurri che hanno affrontato le difficili sfide della vita e dello sport, riuscendo a superare mille difficoltà”.
Come fare entrare i valori olimpici nelle carceri
“E’ un modo per far conoscere i veri valori olimpici e contribuire al reinserimento di persone, uomini e donne, che hanno sbagliato, stanno pagando e vogliono tornare in libertà con la base per un futuro. Il nostro Progetto è una sorta di Sesto Cerchio simbolico che si aggiunge ai Cinque cerchi canonici delle Olimpiadi”.
Gli incontri in carcere per costruire il “Sesto Cerchio”

Durante gli incontri nelle carceri oltre ai racconti delle imprese sportive è stato possibile far conoscere ai detenuti le basi della canoa grazie anche ai simulatori di voga (Concept2 Rowerg Indor) utilizzati dai campioni del remo e che saranno donati anche agli agenti penitenziari. Il Progetto prevede poi corsi pratici di voga con lezioni tenute da sportivi locali oltre a laboratori dedicati all’alimentazione e alla prevenzione. L’iniziativa verrà illustrata lunedì 9 marzo a Cortina alle 15.30 nello spazio di Casa Veneto-Casa delle Regole. E’ poi prevista la realizzazione degli incontri con i detenuti del Due Palazzi di Padova e del carcere di Vicenza, ma interessate sono anche le strutture di Venezia e Rovigo.
I due testimonial: Scarpa e Truccolo

Sono entrambi ori olimpici, sono veneziani (in verità Daniele è di Treporti e ci tiene a rimarcarlo) e coetanei: Sandra compirà 62 anni in settembre, lui li ha fatti il 3 gennaio scorso. Si sono conosciuti ad Atlanta ’96: “Per lei era la prima Olimpiade – ricorda il canoista – per me l’ultima. Rientrato a Venezia andai ad accoglierla con un mazzo di rose in aeroporto, su consiglio di mia madre. Poi l’ho rivista alla Regata Storica e l’ho presa in braccio per farla scendere dal gondolone. Siamo diventati amici e ho conosciuto la sua storia. Quando pochi mesi dopo fui radiato dal Coni per la mia battaglia contro il doping e tutti mi evitavano, la sua vicinanza mi ha tenuto a galla. E nel 2007 ci siamo sposati”.

Sandra Truccolo è un’atleta disabile costretta in carrozzina dal 1988 quando appena 24enne rimase coinvolta in un gravissimo incidente stradale. Dopo la lunga convalescenza ha trovato nel tiro con l’arco la sua dimensione sportiva arrivando ad alti livelli meritandosi la convocazione per Atlanta dove vinse un argento e un oro, bissato poi a Sydney nel 2000 e completato dall’altro argento di Atene 2004 (quando era già 40enne). Nel palmares ha anche due titoli mondiali e un europeo.
A Cortina andrete mentre sono in corso le Paralimpiadi: lei ha mai provato a cimentarsi nelle discipline degli sport invernali?
“Vivendo al Cavallino è un po’ difficile per me, ma mi incuriosiva il curling e l’ho provato, ma poi per allenarmi avrei dovuto andare fino a Padova o salire nel Bellunese e diventava difficile far quadrare i vari impegni. Ma il curling mi appassiona e lo seguo con interesse”.
La “seconda chanche” della vita per lei è arrivata anche grazie allo sport: è anche per questo che ha aderito al progetto?
“Sì, per offrire un’altra possibilità a queste persone: lo sport è fondamentale nella vita perché riesce a trasmettere valori quali la responsabilità, il rispetto delle regole, il fair play, insegna ad accettare la sconfitta, ti porta ad all’acquisire capacità e avere fiducia in se stessi. Io credo poi che insegni anche a rifiutare la violenza e sia un mezzo di inclusione sociale”
Trova riscontro nelle persone che ha incontrato nelle carceri?

“Sì certo, in moltissimi casi mi hanno addirittura sorpresa, non mi aspettavo tale sensibilità e partecipazione ai racconti delle nostre esperienze. L’amica Pastega ci ha permesso di sentire l’importanza delle nostre testimonianze calandoci in una realtà nuova e densa di emozioni.”
Il racconto di Daniele Scarpa sulle Olimpiadi in carcere
Il marito Daniele Scarpa ascolta, annuisce e le fa eco: “Quando entro in carcere io tolgo l’orologio, sono lì per loro, sento quelle persone partecipi e coinvolte in quello che vedono e che ascoltano. Io sono uno molto diretto e concreto, lo dice la mia storia ma anche la mia infanzia; andavo alle elementari col cavallo e alle superiori ero l’unico che arrivava al Nautico di Sant’Elena in canoa da Treporti, col freddo e con la nebbia. Poi la canoa mi ha fatto crescere, ma anche attraversare periodi difficili da cui son sempre uscito. Vado nelle carceri proprio per aiutare anche loro a superare le difficoltà».
Come è arrivato da ragazzino alla canoa?

«Mi ha portato a pagaiare il treportino Savino Cimarosto, già allora 80enne, ultimo rimasto del famoso equipaggio che andò alle Olimpiadi di Helsinki del 1952, tutti della Bucintoro. A Treporti impari prima a vogare che a nuotare, io mi allenavo di nascosto dai genitori, nel canale Saccagnana, e Savino seguiva con la macchina sul bordo. Quando avevo 12 anni, mi portarono a Roma in treno per una gara: ho vinto con una canoa prestata dalla Marina Militare».
A soli 20 anni la sua prima delle quattro Olimpiadi
«Dai primi Giochi non tornai con medaglie, ma mi qualificai per tre finali. In California mi chiedevano se ero parente di Carlo Scarpa, io non sapevo nemmeno chi fosse, per loro era il genio dell’architettura. Mi allenavo tanto ma non nel modo giusto, essere in forma non basta, nella vita ci vuole un colpo di fortuna e per Seul 1988 è arrivata la telefonata giusta. Anche prima di Barcellona mi sono scontrato con la Federazione e sono stato ingiustamente squalificato per un anno. Stavo per appendere la pagaia al chiodo, quando mi è stato proposto di continuare nel K2 con Antonio Rossi e ad Atlanta abbiamo vinto l’oro sui 500 metri poi l’argento con Beniamino Bonomi nei 1000, abbiamo fatto gare da paura».
E questa esperienza nelle carceri per aiutare i detenuti a rivivere?

“Davvero una bella iniziativa che ho accettato con entusiasmo e sono onorato di portare avanti anche con la mia associazione Canoa Republic. E chissà forse anche perchè in carcere potevo finirci pure io dopo la mia battaglia contro il doping… “. E qui chiude sorridendo di gusto.
Il Progetto di Seconda Chance

L’associazione Seconda Chance, che opera in questo progetto appunto con Canoa Republic e con il Csi (Centro Sportivo Italiano), è una realtà nata nel luglio 2022 e operativa in tutta Italia. Ma particolarmente attiva in Veneto, Piemonte, Lazio, Liguria, Emilia, Toscana, Sardegna e Sicilia. Collega le attività formative degli istituti penitenziari con il mondo del lavoro quindi con aziende, cooperative e imprenditori. La missione principale è affiancare e supportare le imprese disponibili ad assumere i detenuti. Sono ovviamente quelli che le varie direzioni penitenziarie segnalano come idonei alle diverse attività. Si svolgono colloqui di selezione e poi si seguono le varie fasi di inserimento.
Seconda Chance, non solo Olimpiadi in Carcere

In soli 3 anni sono state oltre 750 le offerte di lavoro attivate da Seconda Chance in tutta Italia grazie alla fiducia di una ventina di grandi aziende e di grandi enti. L’Istituto Superiore di Sanità, la Fabbrica di san Pietro in Vaticano. Per finire con associazioni di categoria come Ance, Costruttori Edili, Fipe Confcommercio. Poi Biennale e Albergatori di Venezia. Moltissimi infine sono i progetti formativi mirati ai settori economico-produttivi. Importanti protocolli di intesa sono stati siglati proprio in Veneto con enti pubblici e privati. Come appunto la Biennale, ma anche la Fondazione Musei Civici e l’Associazione Esercenti Pubblici. Ma molti altri soggetti saranno coinvolti nell’iniziativa che presto sarà estesa ad altre regioni italiane.








































































